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Miroslava Hajek, storica dell’arte

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L’Atelier Nettuno, il mio studio d’Arte. Ho già raccontato la sua storia e presto la riprenderò arricchita di particolari importanti.

Una delle due mie piccole casette qui in campagna dove vivo, non era ancora diventata Atelier Nettuno quando ospitò, nel 2013 (esattamente il 6 e 7 settembre), Miroslava Hajek: sì proprio lei, storica e critico d’arte, lei che ha lavorato per ben 30 anni con Bruno Munari, il genio definito il Leonardo da Vinci del ventesimo secolo. Nelle mani di Miroslava Hajek Munari ha lasciato tutte le sue opere storiche, consapevole, anzi testimone che lei l’arte la ama davvero e le rivolge lo sguardo con animo ed occhi così puri che più di così non si può.

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Maria e Miroslava Hajek qui a Nettuno

Tutti conosciamo Miroslava Hajek ma io vorrei sapere qualcosa in più di lei... Nei colloqui precedenti al suo arrivo, le avevo parlato della casetta dove l’avrei ospitata paragonandola ad una piccola stanzetta d’albergo, fornita di tutto il necessario, ma certamente modesta...ero in imbarazzo e glielo dissi. La sua risposta fu che pur di andare a vedere le opere di un artista che riteneva interessante, lo avrebbe raggiunto anche in un camping... io invece, per sapere qualcosa in più di lei, come ho giàm detto, vorrei raggiungerla non a Novara dove vive, ma addirittura a Praga e rimanere qualche giorno con lei per ascoltarla mentre parla di sé e dell’Arte!

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Miroslava Hajek

https://it.wikipedia.org/wiki/Miroslava_Hajek

Miroslava Hajek si è laureata presso la Scuola di Arti Applicate a Brno, negli anni 1965-1969 ha studiato storia dell’arte presso l’Università di Masaryk (ex UJEP) a Brno (prof. V. Richter, A. Kutal, J. Patocka, O. Sus).

A Brno faceva parte di una associazione di artisti che si erano chiamati autoironicamente “la Boeme di Brno”. Ne facevano parte per esempio Arnost Goldflam e Pavel Reznicek. Organizzavano diversi recital, improvvisavano performance e spettacoli teatrali in pubblico. Collaborarono anche con un gruppo di Milan Knizak Aktual.[1]

Quando, nel 1968 carri armati sovietici entrarono nella capitale cecoslovacca e prima che Jan Palach decidesse di immolare la sua vita suicidandosi,nel gennaio del 1969, insieme ad Arnost Goldflam e altri amici,in una situazione che non offriva speranza, fondarono una associazione fittizia “Moribondi” (società dei malati terminali) e stamparono numerose tessere, numerate, con foto e questa ironica istruzione: "si prega di non restituire alla vita il titolare di questa tessera”.

Purtroppo nel giugno 1969 un collega di Università di Miroslava, Vladimir Valek morì suicida. La Polizia trovò la tessera in possesso di un altro membro della Associazione di cui anche Vladimir faceva parte...nel 1969, Miroslava si trovava in Italia perchè invitata da Bruno Munari ad una manifestazione che aveva organizzato a Pejo e mentre risiedeva qui grazie ad una borsa di studio, fu condannata in contumacia come “istigatrice di suicidi per protesta”

A casa in Cecoslovacchia ritornò soltanto nel 1989, quando fu riabilitata.

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Grazie a Miroslava Hajek ho potuto esporre , nel 2015, a Milano, presso la Casa museo Spazio Tadini e sua è la presentazione al catalogo della mostra! Amici artisti e non, ogni volta che leggo le sue parole penso che davvero non ho altro da desiderare per la mia Arte, ha già avuto il massimo! Per questo oggi sono qui, a ringraziarla ancora una volta. Voglio, parlandovi di lei, invitarvi a sperare: anche in questo bistrattato mondo dell’arte c’è chi davvero la ama e quando si tratta di donne la capacità di amare è indiscutibile.

Questa la presentazione Di Miroslava Hajek al catalogo della mostra

CASALANGUIDA: UNA GEOMETRIA DI COLORI

Se esaminiamo 2000 anni della nostra storia non possiamo negare che soltanto da circa cent’anni possiamo individuare artiste donne che hanno influenzato la storia dell’arte in un modo significativo. Anche se nel loro percorso lavorativo dovevano ancora affrontare moltiinutili ostacoli e pregiudizi. Quindi ci sono ancora molte artiste donne da scoprire e questo dovrebbe essere un motivo di riflessione

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Punto di partenza

Una di queste è l’artista italiana Maria Casalanguida che ha lavorato pressoché ignorata dal sistema dell’arte ufficiale, benché i suoi dipinti contribuiscano significativamente alle problematiche proposte dalla pittura astratto-geometrica

I suoi dipinti invitano gli occhi dello spettatore a penetrare all’interno della loro superficie, attirati ed affascinati da uno spazio costruito dal ritmo essenziale di campi colorati che creano illusioni di movimento e profonditàinsospettabili.

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Nova Spes

Questa specie di magnetismo distingue le sue opere dalle diverse pitture dell’astrazione geometrica più razionale e controllata. L’interazione ed il possibile coinvolgimento emotivo del fruitore sono degli strumenti usati dall’artista per poter raggiungere l’obiettivo di visualizzare una realtà che va oltre la capacità della percezione sensoriale umana. Questa azione implica uno scivolamento delle forme dipinte oltre la loro oggettività tangibile in uno spazio virtuale dell’universo, le sembianze del quale sono riprodotte in strutture geometriche, rompendo la bidimensionalità della tela .

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Modulazione costante

Allo stesso tempo la funzione dinamica multidimensionale , impostata dai motivi geometrici della sua solida disposizione compositiva, costituisce l’alfabeto necessario per decifrare un preciso messaggio dell’artista . Se da una parte l’opera di Maria Casalanguida appare proiettata verso il futuro collegandosi alle esperienze della grafica digitale, dall’altra risveglia antiche reminiscenze che richiamano alla memoria esempi di pavimenti musivi , con geometrie raggiate particolarmente complesse dell’epoca romana o le decorazioni sui muri delle chiese medioevali.

Questa sua capacità di connettere e rievocare nella sua arte essenze sia del passato che del futuro ci fa capire che non esiste niente di indispensabile e, poiché media la conoscenza dell’universo tramite l’esperienza sensoriale, ogni volta sposta il mistero oltre la soglia di cognizione.

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Quadrivio

L’artista ricerca nel suo lavoro un’anima geometrica coerente , capace di modellare un ampliamento della rilevanza mentale e di rendere esplicita la nozione di pensiero visivo come struttura pluridimensionale . Cerca di tradurre l’accadimento in forme a-logiche e a-finalistiche , rifuggendo dalla violenza di punti di vista assoluti rispetto alla disposizione dell’evento dell’umano e alle costitutive relazioni che lo caratterizzano.

Potremmo enunciare, che nella sua ricerca estetica affiora una nuova configurazione dello spazio spirituale profano e della sua materia colorata, plurale ed in continuo sviluppo.

Maria Casalanguida

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