RISCALDAMENTO GLOBALE...QUANTO SIAMO VICINI AI 1,5 GRADI CELSIUS?

Le rilevazioni di Copernicus Climate Change Service

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Il tema del riscaldamento globale è ormai da qualche decennio l’ambito in cui confluiscono i report periodici di denuncia dello stato di progressivo mutamento ambientale elaborati dagli studiosi che animosamente fanno appello alle istituzioni e alle coscienze, alle prime per l’adozione delle urgenti misure di deterrenza del fenomeno, alle seconde perché si adoperino per mettere in atto stili di vita ecocompatibili e di rispetto per il pianeta.

Lo stato in cui versano le terre e i mari è sotto gli occhi di tutti e, analogamente, è da tutti percepibile il ormai generalizzato e costante aumento delle temperature che supporta a giusto titolo la ormai diffusa affermazione che non esistono più le mezze stagioni, amate dal folto pubblico degli intolleranti al caldo e, specularmente, degli intolleranti al freddo.

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1,5° Celsius le ragioni del limite obiettivo

Cerchiamo di rispondere alla domanda presente nel titolo cominciando con il precisare che il limite numerico 1,5 gradi Celsius è il limite obiettivo stabilito nell’Accordo di Parigi, ossia nel documento firmato il 12 dicembre 2015 nella città da cui prende il nome ed entrato in vigore il 4 novembre 2016. L’Accordo oggetto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC) è stato voluto dai rappresentanti degli Stati per ridurre progressivamente le emissioni globali di gas serra facendo leva su principi condivisi.

cms_22033/5.jpegIn forza dell’Accordo – che rappresenta, come è evidente, una pietra miliare nel processo multilaterale sul cambiamento climatico - gli Stati firmatari hanno assunto l’impegno di limitare al di sotto dei 2 ° Celsius il riscaldamento medio globale (delle temperature combinate dell’aria superficiale e della superficie del mare) rispetto al periodo preindustriale (ossia il riscaldamento registrato nel decennio 2006-2015 stimato a 0,87 ° C.

Oltre a convenire di puntare a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5 ° Celsius con l’Accordo i responsabili degli Stati sottoscrittori mirano a raggiungere entro il 2030 le soluzioni a zero emissioni di carbonio competitive in settori che rappresentano oltre il 70% delle emissioni globali.

Le ragioni del limite obiettivo sono non solo di stretto interesse ambientale ma anche di grande importanza etica.

Rischi del cambiamento climatico per i sistemi naturali stanno fondamentalmente nella compromissione degli ecosistemi terrestri e delle zone umide: ne sono conseguenza in alcune aree siccità estrema, deficit di precipitazioni e rischi associati alla disponibilità di acqua (ad esempio, stress idrico) e in altre, invece, le inondazioni devastanti. La compromissione impatta irreversibilmente, come è comprensibile, anche sulla salute umana, con conseguenze negative per la morbilità e la mortalità legate al calore e per la mortalità correlata all’ozono se le emissioni necessarie per la formazione di ozono rimangono elevate .

Non sono sottacibili le considerazioni etiche, e in particolare il principio di equità: gli impatti del riscaldamento fino e oltre 1,5 ° C, e alcuni potenziali impatti delle azioni di mitigazione richieste per limitare il riscaldamento a 1,5 ° C, cadono sproporzionatamente sui poveri e vulnerabili.

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Come intervenire nel medio periodo

Le conseguenze negative del surriscaldamento richiedono che gli impegni comportamentali assunti non restino rimessi a petizioni di principio, sebbene giuridicamente vincolanti, ma siano oggetto di un impegno concreto e fattivo che necessariamente comporti un monitoraggio continuo perché le dimensioni della riduzione dei gas serra rimangano all’interno del range di tollerabilità al di sotto dell’1,5° Celsius, e ciò, come si è detto, in un’ottica geofisica, ambientale-ecologica, tecnologica, economica, socio-culturale e istituzionale.

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Copernicus Climate Change Service (C3S *)

E’ proprio nel contesto del monitoraggio che opera il Copernicus Climate Change Service (C3S ), il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea attraverso l’osservazione satellitare della Terra e dati in situ (non spaziali).

Il programma, coordinato e gestito dalla Commissione europea in collaborazione con gli Stati membri, l’Agenzia spaziale europea (ESA), l’Organizzazione europea per l’esercizio dei satelliti meteorologici (EUMETSAT), il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (CEPMMT), le agenzie dell’UE e Mercator Océan raccoglie ed elabora enormi quantità di dati globali provenienti da satelliti e da sistemi di misurazione terrestri, aerei e marittimi per fornire informazioni che aiutino i prestatori di servizi, le autorità pubbliche e altre organizzazioni internazionali a migliorare la qualità della vita dei cittadini europei.

I servizi di informazione vengono tradotti in un’applicazione gratuita - il ’Monitoraggio dell’andamento della temperatura globale’ - che chiunque può utilizzare per vedere l’attuale tasso di riscaldamento globale ed esplorare quanto tempo potremmo raggiungere il limite del 1,5° C se il riscaldamento continua al ritmo di oggi.

Aggiornata su base mensile, l’applicazione fornisce una versione quasi in tempo reale attraverso un grafico comprensibile da parte di chiunque senza necessità del possesso di particolari competenze.

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Quanto siamo vicini ai 1,5° Celsius?

Torniamo alla domanda presente nel titolo. Ad essa hanno in questi giorni risposto gli esperti che, sulla base dei dati del Copernicus affermano che è probabile che il limite di 1,5 ° C venga raggiunto tra il 2030 e l’inizio del 2050, a meno che non venga intrapresa un’azione concertata per ridurre le emissioni di gas serra.

Antonella Giordano

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