RILEGGENDO POESIA – SANDRO SINIGAGLIA

Algida era la sizza novembrina

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cms_24873/poesia.jpgDa rileggere, meritoria rubrica della rivista POESIA, nel marzo 1998 (n. 115) presentava Sandro Sinigaglia, Le scabrose strade della poesia.

L’articolo era curato da Roberto Rossi Precerutti, uno dei massimi studiosi di Sinigaglia.“Espressionistico-lombarda (pensiamo a un versante Dossi-Gadda) con forti suggestioni ricavate dalla lettura degli amati francesci è la matrice di ricerca di Sinigaglia. Il suo strenuo plurilinguismo, sostanziato da un fecondo bagno di classicità, induce da un lato i mirabili effetti di straniamento, di carnascialesco e provocatorio rovesciamento della realtà; dall’altro esalta il tema dell’Eros, la cui ossessività è impulso a cogliere – pur nella gioiosa investigazione del tangibile, del visibile – il senso della nostra fragilità, dell’irripetibile esserci, qui e ora, di là da ogni rassicurante certezza metafisica.” Siamo consapevoli che un saggio breve come quello di Rossi Precerutti non possa essere “tagliato”. Tuttavia la citazione è doverosa, sia come punto di partenza per presentare la figura e l’opera di Sandro Sinigaglia, sia per un adeguato rimando cui indirizzare i nostri lettori più puntigliosi e appassionati.

cms_24873/sinigaglia.jpgChi era dunque Sandro Sinigaglia? Un poeta-partigiano. Nato nel 1921 a Oleggio Castello, in provincia di Novara, compie gli studi ginnasiali ad Arona e liceali a Novara. Nel 1935 la famiglia si trasferisce ad Arona. Cinque anni dopo si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano, ma lo scoppio della guerra lo costringe a interrompere gli studi. Antifascista, negli anni 1943-44 partecipa alla guerra di liberazione dell’Ossola militando nelle Brigate Matteotti.

Nel 1944 ripara in Svizzera dopo aver messo in salvo dai fascisti la biblioteca di Gianfranco Contini — conosciuto l’anno prima — presso il Collegio dei Padri Rosminiani, di fronte a casa sua, a Domodossola. Nel 1947 si laurea in Estetica con Antonio Banfi su Italo Svevo, quindi entra nell’industria di gemme sintetiche per orologi diretta dal padre Luigi assumendo la direzione di uno degli stabilimenti, a Premosello. Nel 1954, con la mediazione di Contini, pubblica nella «Biblioteca di Paragone», diretta da Roberto Longhi e Anna Banti, la sua prima raccolta, Il flauto e la bricolla, che passa completamente inosservata. Insegna italiano e latino al Liceo scientifico del Collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola fino al 1960. Nel 1968, con l’introduzione degli orologi al quarzo, l’azienda subisce un tracollo e Sinigaglia si trasferisce con la famiglia a Milano, dove trova un impiego prima nella redazione della De Agostini, poi, nel 1974, alla casa editrice Ricciardi di Raffaele Mattioli, in cui lavora intensamente alla collana dei «Classici italiani», nonché al Folengo e al Pascoli curati rispettivamente da Carlo Cordiè e Maurizio Perugi. Nel 1979 si dimette per stabilirsi definitivamente ad Arona, dove muore il 12 settembre 1990. Persona fine e appartata, estranea alla mondanità della letteratura, distillatore delle più forti sensazioni della vita ma con un insuperabile pessimismo di fondo, coltivò scarse ma profonde amicizie e vastissime letture, soprattutto in ambito latino, italiano e francese antichi e moderni (Parigi era spesso meta di sue escursioni esplorative), con un forte gusto per gli scarti espressionistici della lingua. Per tutto ciò esercitò assai più la poesia che la prosa, con un crescendo di ricerche lessicali ed espressionistiche, fino agli exploits estremi del poemetto Virgiliana e degli altri componimenti dell’ultima raccolta.

(Da https://novara.letteratura.it/scrittori-novaresi/sandro-sinigaglia/).

Ha pubblicato: Il flauto e la bricolla, Firenze, Biblioteca di Paragone, 1954; La camena gurganlina, introduzione di M. Corti, Torino, Einaudi, 1979; Versi dispersi e fugaci, Milano, Scheiwiller, 1990; poi tutte, con poche altre disperse e un’ulteriore silloge inedita (Il Regesto della rosa e altre vanterie) in Poesie, a cura di P. Italia, introduzione di S. Longhi, con bibliografia delle opere e della critica, Milano, Garzanti, 1997. In prosa: Breve anàmnesi, a cura di R. R. Precerutti, Torino, L’Arzanà, 1991. Ecco quindi che torna, in Breve anamnesi, pubblicato postumo, il nome di Roberto Rossi Precerutti. Non sappiamo dire – sinceramente – se l’arte e la poesia in particolare abbiano altri doveri fuorché quello dell’onestà e della memoria: ringraziamo Rossi Precerutti per aver contribuito a farci conoscere meglio Sinigaglia (e per continuare a farlo!). E dubitiamo fortemente che il Novecento sia davvero finito: morto; sepolto! Perché, in Sandro Sinigaglia e in numerosissimi altri autori e autrici, ci sembra più vivo che mai.

Algida era la sizza

Algida era la sizza novembrina
- già sui fronti epiroti e nelle sirti
cadevan falciati i primi fratelli -
sotto il piede tenace l’arenosa ripa.
Avevo in tasca la cartolina
anch’io del bramasangue
da dio percosso nella trebison

l’ora

quella d’un mezzo coprifuoco.
E tu aliasti dietro uno steccato
frangivento in quell’over-coat
d’incerato come una suora.
Caldo fu il nicchio il più caldo
che mai colsi: onde m’acclaran gli anni
che più in sommo ch’amore
risplenda cortesia.

Rompeva
il mare alla spiaggia non un fosforo
per ovunque si vedeva. Sola
in cielo e stupenda la luna romea.

Raffaele Floris

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