RILEGGENDO POESIA – MARIA LUISA SPAZIANI

E lui mi aspetterà nell’ipertempo

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cms_22972/1.jpgRileggendo il n. 43 di POESIA, uscito nel settembre 1991 (anno IV), non possiamo non far riferimento agli Inediti di Maria Luisa Spaziani: Alibi e sogni. È inoltre possibile che molti dei nostri lettori conoscano la figura e le opere della Spaziani, e il suo ruolo nel ‘900, niente affatto da comprimaria.

La nostra intenzione è quella di far conoscere e divulgare (nonostante i nostri modestissimi mezzi) la parola poetica, cercando di raggiungere il maggior numero di lettori possibile. Non sappiamo se questa intenzione si realizzerà: saranno gli stessi lettori testimoni, giudici e giuria. Leggiamo da: https://www.elle.com/it/magazine/storie-di-donne/a27476986/maria-luisa-spaziani-poesie/.

È lei la Volpe dei Madrigali privati di Eugenio Montale, che aveva soprannominato Orso. Sembra una favola di Esopo ma è la storia dell’amorosa amicizia di due grandi poeti del 900 italiano.

cms_22972/Maria_Luisa_Spaziani.jpgNasce a Torino nel 1922 da una famiglia benestante. Il padre ha un’azienda che produce macchine per l’industria dolciaria e le consente di dedicarsi agli studi. Ha solo 19 anni quando fonda e dirige una piccola rivista letteraria, Il Girasole, che in breve diventa più ambiziosa, si rinomina Il Dado e ospita nomi come Sandro Penna e Umberto Saba, Vasco Pratolini e Leonardo Sinisgalli. E, a sorpresa, anche un capitolo del romanzo Le onde che Virginia Woolf le manda prima di morire con la dedica autografa “alla piccola direttrice”. Si laurea in Lingue all’università di Torino con una tesi su Proust e la letteratura francese diventa uno dei suoi orizzonti prediletti, sia nel vissuto che nell’immaginario poetico, a partire dal primo soggiorno parigino nel 1953 finanziato da una borsa di studio. A scrivere poesia ha già iniziato e nel gennaio del 1949, a 25 anni, ha conosciuto anche Montale. Il poeta è a Torino per una conferenza al teatro Carignano e dopo l’incontro si ferma a salutare gli intellettuali torinesi. Maria Luisa si presenta e lo invita a pranzo a casa sua il giorno dopo. La madre di lei commenta l’invito con “menomale che Proust è già morto” e Montale risponde scherzosamente con “mi dispiace non essermi reso ancora defunto”. È l’inizio di una lunghissima amicizia e di un amore mai compiuto. Quando Maria Luisa si trasferisce a Milano, dove il poeta lavora al Corriere della Sera, la loro frequentazione diventa assidua anche se sono legati entrambi ad altre persone. Il legame resta saldo anche quando Maria Luisa si trasferisce a Roma. Lo testimoniano le 360 lettere di Montale e i ricordi della poetessa nel volume Montale e la Volpe. A unirli sono l’amore per la poesia, le letture comuni ma anche la passione per il canto. E un canto sembrano le poesie di Maria Luisa i cui versi sono sempre molto musicali e optano per parole precise, quotidiane, senza artifici retorici. La prima raccolta è intitolata Le acque del Sabato ed esce per Mondadori nel 1954 nella prestigiosa collana Lo Specchio. La giovane poetessa aveva inviato le sue liriche all’editore che non solo le aveva accettate ma aveva aggiunto al primo nucleo anche le nuove poesie composte durante il soggiorno a Parigi. La carriera poetica sembra promettente ma due anni dopo, al ritorno da un viaggio premio negli Stati Uniti, Maria Luisa deve trovarsi un impiego a causa del tracollo finanziario del padre. Lo trova in un collegio torinese come insegnante di francese. È un periodo felice. La raccolta Luna lombarda del 1959, poi confluita in Utilità della memoria del 1966, lo testimonia. Lo confermano anche le nozze con Elémire Zolla del 1958. Ma già nel 1960 il matrimonio si scioglie.

cms_22972/2_1630119545.jpgChiamata a insegnare all’università di Messina, Maria Luisa per quasi 30 anni viaggia da pendolare tra Roma e la Sicilia per insegnare prima Lingua e letteratura tedesca, poi il più amato francese. Il paesaggio del Sud entra nella sua poesia. Negli Anni 70 pubblica volumi di critica letteraria e traduce dall’inglese, dal tedesco ma soprattutto dal francese, da Marguerite Yourcenar a Andé Gide, da Jean Racine a Gustave Flaubert. Nel corso dei suoi viaggi conosce Jean-Paul Sartre, T.S. Eliot, Ezra Pound. Nel 1970 esce anche la raccolta L’occhio del ciclone ispirata alla Sicilia che, con la città di Parigi e i paesaggi liguri e dell’astigiano dove ha vissuto da sfollata, compone la geografia personale della poetessa. La sua poesia, iniziata con forme quasi epigrammatiche, diventa via via più diaristica e discorsiva con Transito con catene del 1977 e Geometria del disordine del 1981, che vince il Premio Viareggio. È quasi narrativa anche La traversata dell’oasi, una raccolta di poesie d’amore che racconta le esperienze sentimentali di una vita. Ma è soprattutto l’Epifania dell’alfabeto a ripercorrere tutti i temi fondamentali della sua poesia, quasi come un reportage in versi: la memoria (tema presente sin dal primo incontro con Proust) ma anche il mare, la madre, l’amore, la poesia stessa. Nel 1978 fonda insieme a Mario Luzi e Giorgio Caproni il Movimento Poesia che alla morte di Montale diventa Centro Internazionale Eugenio Montale e Premio Montal

Negli anni 80 scrive e conduce alcuni programmi per Radio Rai e si dedica all’attività giornalistica, al teatro, ai racconti. Nel 1990, nell’intento di rinnovare la narrazione popolare in versi, scrive un poema in ottave dedicato a Giovanna d’Arco, un personaggio che sin dall’infanzia l’aveva colpita profondamente: “Per me Giovanna d’Arco è semplicemente la poesia; è la donna come dovrebbe essere dopo ogni femminismo riuscito, e cioè una creatura che abbia le stesse potenzialità di un uomo ma che agisce autonomamente, secondo il suo personale destino, secondo i suoi gusti, le sue scelte, in stretta simbiosi con l’universo maschile.” Per tre volte, nel 1990, nel 1992 e nel 1997, viene candidata al premio Nobel per la letteratura e nel 2012 Mondadori le dedica un Meridiano che riunisce la sua opera poetica. Due anni dopo la poetessa si spegne a Roma. Siamo consapevoli di aver ecceduto lo spazio usualmente concessoci: era tuttavia francamente impossibile concentrare novant’anni di vita in poche parole anguste. E ci chiediamo: gli italiani e l’Italia sono consapevoli di aver avuto donne così? Non spetterebbe anche alle Istituzioni ricordarcelo? Il 2022 sarà il centenario della nascita. Staremo a vedere.

E lui mi aspetterà nell’ipertempo

E lui mi aspetterà nell’ipertempo,
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell’arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un altro raggio,
aria diversa glieli tradurrà.

Raffaele Floris

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