RILEGGENDO POESIA – MARIA GRAZIA CALANDRONE

Tutta la vita…

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cms_24123/poesia.jpgCi occupiamo oggi di un’autrice di cui avremmo dovuto già occuparci da tempo: Maria Grazia Calandrone. Infatti La scimmia randagia, libro edito da Crocetti nel 2003, campeggiò a lungo nelle inserzioni pubblicitarie della rivista POESIA (scelta opportuna e obbligata, dal momento che l’editore della silloge era lo stesso della rivista).

Lo stesso accadde per Il bene morale, libro del 2018. Leggiamo ciò che scrisse Flavio Almerighi su Maria Grazia Calandrone e il suo La scimmia randagia (https://www.freeforumzone.com/mobile/d/8476488/La-Scimmia-Randagia-di-Maria-Grazia-Calandrone-Crocetti-Editore/discussione.aspx). Non ha avuto fretta di pubblicare, la quarantenne (all’epoca, NdA) Maria Grazia Calandrone, ma ha voluto pubblicare bene. Questo sembra suggerire la veste, la mole, la cura di questo volume nel quale Maria Grazia tenta un’impresa di alto contenuto tematico, ossia quella di raccontare l’uomo, il suo essere nel tempo e nel mondo, a partire da prima della nascita (come simbolo, dunque). L’uomo-essere, un pensiero, un tema che le cresce dentro come il frutto della maternità, con la maternità. Non so cosa ne pensi l’autrice di questa mia impressione, ma a me sembra che questa esperienza, che poi è fondamentale e dolcemente sconvolgente per ogni donna, sia il quadro entro il quale ella ha ricostruito, a volte in modo onirico e a volte con accenti più realistici, l’intera epica umana a partire dal femminile, con lo sguardo del femminile, rivendicando con forza i valori del femminile. Con una fertilità poetica che a volte sembra quasi febbrile, Maria Grazia è riuscita a dare una base poetica seria e concreta alla visione femminile del mondo, costruendo un orizzonte (anche di antropologia e non solo di poesia) che di fatto costituisce un "altro" modo di vedere la vita. Non sto dicendo che Maria Grazia Calandrone sia l’unica donna che ha fatto questo: sarebbe ingiusto verso migliaia di brave intellettuali e poete. Voglio soltanto dire che per la sua limpidezza, per la sua precisione, la sua essenzialità, e anche il suo valore che a mio avviso è indiscutibile, questo libro può essere considerato un importante riferimento, un orizzonte forte del "diversamente da" la cultura maschile. E lo fa senza contrasti, senza polemiche, senza mai far trasparire questa intenzione (che potrebbe anche essere inconscia o neppure voluta: non è qui l’intenzione dell’autrice). Il risultato viene raggiunto, e io lo registro come tale, perché l’autrice ha saputo esprimere il suo orizzonte senza cadere nei trabocchetti, nelle fuorvianze, nei ripensamenti e dunque scrivendo una poesia "se stessa", genuina, assolutamente al di fuori da una "letterarietà" che ne avrebbe costituito il fallimento (la letterarietà è, infatti, volenti o nolenti dominata dalle categorie del maschile, da quell’orizzonte di cultura e di senso). Almerighi informava i lettori di aver letto con interesse una recensione del compianto Gian Mario Lucini, consigliamo pertanto la lettura integrale della sua riflessione. Ecco alcune notizie biografiche di Maria Grazia Calandrone

(l’autrice ha un sito personale, dunque chi meglio di lei? https://www.mariagraziacalandrone.it/bio/)

cms_24123/Maria_Grazia_Calandrone.jpgMaria Grazia Calandrone (Milano, 1964) vive a Roma. Poetessa, scrittrice, giornalista, drammaturga, artista visiva, insegnante, autrice e conduttrice Rai, scrive per «Corriere della Sera» e «7»; dal 2010 pubblica poeti esordienti sul mensile internazionale «Poesia» e divulga poesia a RaiRadio3, in programmi come «Alfabetiere Poesia», «Poesia in technicolor» e «Da poeta a poeta», antologia sonora di poesia contemporanea e «Esercizi di poesia», innovativa scuola di poesia aperta agli ascoltatori; codirige la collana «i domani» di Aragno Editore, è nel Comitato di redazione di «Poesia», Crocetti Editore e giurata dei premi Pagliarani e Musicultura; è regista del ciclo di interviste «I volontari», un documentario sull’accoglienza ai migranti, e del videoreportage su Sarajevo «Viaggio in una guerra non finita», entrambi pubblicati da «Corriere TV». Tiene laboratori gratuiti nella scuola pubblica, in carceri e DSM e presta servizio volontario nella scuola di lettura per ragazzi «Piccoli Maestri». Il sito è ampio e ben costruito, e – con tutta evidenza – frequentemente aggiornato: vale la pena visitarlo per rendersi conto di quante siano le pubblicazioni, le collaborazioni, le traduzioni, i contributi critici, le interviste e, perché no?, le foto, dal momento che non ne intravediamo di brutte. I suoi esordi, nel ’94, partono dalla silloge Illustrazioni, premio Montale per l’inedito. Nel 1998 ottiene la pubblicazione-premio (Premio Nazionale Nuove Scrittrici) di Pietra di paragone, volume dedicato alla figura del padre Giacomo Calandrone, combattente volontario nella guerra civile di Spagna e deputato comunista, nonché autore di saggi storici e politici. L’autrice, in effetti “alterna lo sguardo collettivo a quello privato, mantenendo in entrambi i casi il desiderio etico di pronunciarsi a nome di un corale umano” (Valerio Magrelli). Nel 2021 M. G. Calandrone pubblica il romanzo Splendi come vita (Ponte alle Grazie), lettera d’amore alla madre adottiva, semifinalista al Premio Strega 2021. Arriva – con questo – un po’ di notorietà in più, sebbene nomi come quello di Maria Grazia (e di altre, e di altri!) dovrebbero essere un po’ più conosciuti almeno da chi si occupa di poesia, di narrativa, di cultura (per alcuni assessori alla cultura sarebbe necessaria una riflessione a parte, ma tant’è!). La notorietà, quella vera, quella di massa (che non serve a niente se non quale puro dato di cronaca) arriva con la narrativa, non con la poesia. Rassegnatevi, rassegniamoci!

Tutta la vita…

Tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

Giardino della gioia (Mondadori, 2019)

Raffaele Floris

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