RILEGGENDO POESIA – CHIARA DE LUCA

Elegante si china…

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cms_27850/poesia.jpgChiara De Luca (Ferrara, 1975) appariva sulla rivista mensile di Crocetti nel luglio/agosto del 2004 (n. 185) nella rubrica Inediti, con Per custodire l’amore.

Le notizie biografiche apparse allora sono – per quanto ovvio – da integrare, trattandosi di una (ancor) giovane autrice contemporanea. Ci affidiamo al link https://frequenzepoetiche.altervista.org/de-luca-biografia/. Chiara De Luca è poeta, fotografa, videomaker, traduce da inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e olandese. Ha studiato Lingue e Letterature straniere all’Università di Pisa, ha frequentato la Scuola europea di traduzione letteraria di Magda Olivetti a Firenze e il master in traduzione letteraria per l’editoria dell’Università di Bologna, dove ha conseguito un dottorato in Letterature europee. Ha insegnato Lingua e Cultura italiana all’Università di Parma e alla Johns Hopkins University di Bologna e ha lavorato come insegnante e consulente per il “Goethe Institut” di Parma, la “Inlingua” di Bologna e altre scuole di lingue e italiano per stranieri. Ha tradotto una sessantina di raccolte poetiche di autori contemporanei di lingua inglese, francese, tedesca, spagnola e portoghese e diversi altri autori per siti e riviste letterarie. Ha curato l’antologia di giovane poesia contemporanea. Nella borsa del viandante (Fara, 2009) e pubblicato A margine dei versi. Appunti di poesia contemporanea (2015), raccolta di saggi, articoli e recensioni su un centinaio di poeti contemporanei italiani e stranieri, già pubblicati in precedenza su rivista, in volume o in antologia. Ha pubblicato con Fara i romanzi La Collezionista (2005) e La mina (stra)vagante (2006), i poemetti. La notte salva (2008) e Il soffio del silenzio (2009) e la silloge Il mondo capovolto (2012). Ha pubblicato le raccolte poetiche. Per custodire l’amore (2004); In parole scarne (2005); La corolla del ricordo (2009, 2010); The Corolla of Memory (2010); Animali prima del diluvio. Poesie 2006-2010 (2010); A mia madre (2015); Alfabeto dell’invisibile (2015); Confinando l’inverno (2017); Il mondo è nato (2017); Grani del buio (2017). Ha pubblicato l’antologia bilingue La somma di ogni ritorno/The Sum od Each Return, con la traduzione di Gray Sutherland e l’antologia bilingue La ronde du rêve, con la traduzione di Jean-Claude Tardif e Elisabetta Visconti-Barbier.

Come saggista e traduttrice ha collaborato con numerose riviste, e-zine e siti internet, ha scritto articoli, recensioni e saggi accademici.

cms_27850/chiara.jpgEcco quanto ha affermato in un’intervista su

https://www.poesiadelnostrotempo.it/intervista-a-chiara-de-luca/.

Può raccontarci brevemente la storia di Edizioni Kolibris? Quali sono, a Suo giudizio, le peculiarità che la differenziano dalle altre case editrici? “Edizioni Kolibris è nata nell’ottobre del 2008, quando vivevo a Bologna e ha pubblicato i primi volumini agli inizi del 2009. Dopo il dottorato avevo fatto diversi lavori, dall’assistenza agli stranieriinvalidi all’insegnamento dell’italiano a , dall’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro alla segretaria di redazione per una rivista di architettura, dalla segretaria per una associazione artistica al fattorino fino ad approdare dietro allo sportello dell’InformaGiovani della mediateca di San Lazzaro, dove non essendoci grande affluenza di giovani in cerca di lavoro, ho cominciato a informare me, che tra un lavoro precario e l’altro giovane non ero più. In quegli anni di contratti fantasma, a progetto e occasionali, ho acquisito molte delle competenze pratiche, burocratiche e amministrative necessarie all’apertura di un’impresa (e dell’incubo della partita iva) per diventare l’ossimoro di un ‘commerciante’ di poesia. Tutto questo mi ha permesso di uscire dal limbo dell’università, che non ti fornisce alcuna competenza utile ad affrontare la situazione – drammatica – del mondo del lavoro in Italia. Sono partita da zero, in una stanza di due metri per tre alla periferia di Bologna. […] (Qui) non esiste una tendenza editoriale rigida, normata e predefinita, né una precisa idea di canone da imporre o propagare. La nostra proposta è votata all’eterogeneità. Il criterio di selezione si basa su un’attenta valutazione del valore letterario e della valenza comunicativa dell’opera, quella che nasce dalla ricerca linguistica individuale e dalla peculiarità dello stile, a prescindere dai gusti del direttore editoriale (leggo tutto personalmente, ma non pubblico solo quello che risuona nelle mie corde). Le scelte nascono dal dialogo e dal confronto tra persone con orientamenti e visioni letterarie anche molto diverse e a volte contrastanti. […] L’interesse per la poesia è sempre avido e vivo e credo che morirà con l’essere umano, del quale la poesia rappresenta la più naturale forma espressiva. Molti poeti non sono in grado di avvertire la musicalità della parola e di percepire a orecchio il ritmo del discorso poetico, che è come voler scrivere senza sapere l’alfabeto. Credo inoltre che i poeti dovrebbero cercare di essere meno autoreferenziali e abbandonare l’attitudine snobistica nei confronti del lettore, provando ad avvicinarsi a lui. Parlo di atteggiamento e apertura, non di linguaggio e di stile. La lingua della poesia deve restare quella che è: canto alto.” L’intervista completa è disponibile al link sopracitato. Ne consigliamo la lettura integrale, soprattutto a quanti puntano molto sui “corsi e/o seminari di scrittura poetica”. Chiara De Luca dice chiaro e tondo, invece, che si dovrebbero incentivare seminari e corsi di lettura, “per far capire agli aspiranti poeti quanto sia cruciale confrontarsi con molteplici e variegate esperienze altre dalla propria, prima di prendere una penna in mano.” E anche presa la penna – ci verrebbe da aggiungere – non è affatto obbligatorio scrivere poesie.

Elegante si china come un giunco,
nebbia la sfiora di una veste da sposa,

i capelli le si schiudono a raggiera,
sparsi vibrano del brivido dell’onda

si giungono e ancora la corrente li separa:

si specchia capovolta finché non la spaventa
un colpo di vento che di colpo la disperde

sulla superficie come una malerba.

È una donna il salice che piange
la fine di tutte le storie, stanca del giorno

ebbra d’autunno implora la notte
di baciarle via la luce dal volto.

Raffaele Floris

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