RILEGGENDO POESIA – ROBERTO CARIFI

Lo sai, amore…

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cms_21282/1.jpgRoberto Carifi compariva con alcuni inediti nel N. 3/anno II di Poesia. Lo avremmo conosciuto meglio qualche tempo dopo: sulla stessa rivista condusse a lungo la rubrica Per competenza.

Si trattò di una precisa scelta editoriale, in parte – riteniamo – per incontrare le esigenze del lettore (quasi sempre un poeta, o aspirante tale), in parte per rispondere in modo competente, appunto, alle numerosissime richieste di lettura critica, sia. (L’io poetante è molto spesso anche un io narcisistico, perennemente assetato di se stesso e qualche volta persino disinteressato al circostante). Lavoro analogo troviamo oggi sulle pagine di Repubblica, dove a condurre la rubrica è Maurizio Cucchi.

Roberto Carifi (Pistoia, 1948) condusse Per competenza fino al suo “incidente”, come lui stesso l’ha recentemente definito: nel 2004 un ictus lo ha costretto a concludere questo percorso.

cms_21282/2.jpgIl sito https://www.italian-poetry.org/roberto-carifi/ dà conto con accuratezza della sua bibliografia: Infanzia (Società di Poesia, 1984), L’obbedienza (Crocetti, 1986), Occidente (Crocetti, 1990), Amore e destino (Crocetti, 1993), Poesie (I Quaderni del Battello Ebbro, 1993), Casa nell’ombra (Almanacco Mondadori, 1993), Il Figlio (Jaka Book, 1985), Amore d’autunno (Guanda, 1998), Europa (Jaka Book, 1999), La domanda di Masao (Jaca Book, 2003), Frammenti per una madre (Le Lettere, 2007), Nel ferro dei balocchi 1983-2000 (Crocetti, 2008), Madre (Le Lettere, 2014), Il Segreto (Le Lettere, 2015). Tra i saggi: Il gesto di Callicle (Società di Poesia, 1982), Il segreto e il dono (EGEA, 1994), Le parole del pensiero (Le Lettere, 1995), Il male e la luce (I Quaderni del Battello Ebbro, 1997), L’essere e l’abbandono (Il Ramo d’Oro, 1997), Nomi del Novecento (Le Lettere, 2000), Nome di donna (Raffaelli, 2010), Tibet (Le Lettere, 2011), Compassione (Le Lettere, 2012). È inoltre autore di racconti (…). È un elenco un po’ lungo (per fortuna della poesia!): il lettore ci perdonerà, ma crediamo che Roberto Carifi se lo meriti, per quanto ha dato e per quanto ancora continuerà a dare alla letteratura, alla critica, alla ricerca, alla traduzione. Profondamente influenzato da Rilke e da Trakl, è stato a lungo attratto dalla filosofia francese e tedesca, per poi approdare – in tempi più recenti – al buddismo. Studioso di psicanalisi, ha frequentato le lezioni di Lacan. Ha affermato: “nasco filosofo con una grande tensione verso la poesia. Una tensione, la mia, che si è poi sviluppata fino a rendermi filosofo, ma soprattutto poeta. La filosofia arriva fino ad un certo punto, da quel punto in poi c’è la poesia. La poesia parla del cielo, delle foreste degli uomini, fa un salto verso la verità. Abbandona il linguaggio su cui, bene o male, la filosofia regge e sceglie un linguaggio presentativo, il linguaggio della presenza.” Temi centrali della sua poetica sono le figure della madre, dell’angelo e dell’infanzia perduta («Caduta angeli d’infanzia» è il titolo di una sua raccolta), è la ternità da cui si dipana una poesia fortemente accentuata sul piano anti sperimentale con corto circuiti semantici, intensificazioni linguistiche e scorciatoie di una lessicalità che puntava alla nuda dizione memoriale (https://lombradelleparole.wordpress.com/2019/02/16/roberto-carifi-poesie).

Nell’ultimo Carifi c’è una ri-costruzione problematica della memoria, di una identità personale e collettiva dinanzi alla spersonalizzazione della storia recente o, se preferite, della cronaca: è una crisi sistemica, dove la politica assume sempre più spesso risvolti comici. “Ciò che rimane lo fondano i poeti.”

Lo sai, amore, che mi congedo in fretta,
che tocco terra con troppa leggerezza,
che ho un destino nelle tasche vuote
e un angelo spoglio che di sera
mi piange livido sul petto.
E passo sotto le mura di novembre
con un messaggio da portare
non so né a chi né dove,
scritto a singhiozzi come una preghiera,
e vo quasi fratello nella notte
guardando ombre sorvegliate,
certi lumini accesi
e l’occhio spento di anime perdute.

Raffaele Floris

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