RILEGGENDO POESIA – IOLANDA INSANA

Dio incatenato

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cms_20609/0.jpgA LEZIONE DA JOLANDA INSANA è un articolo comparso sul n. 9/1988. Jolanda Insana era all’epoca redattrice dello stesso mensile; in quell’occasione così si raccontava: “Inorridita davanti a stragi e contumelie, agnellaggine e menzogna, prendo dalla vita e i suoi concimi, e rincalzo le radici con terriccio e foglie, di tanto in tanto abbeverando per non annacquare vino e verità, poiché alla poesia non c’è rimedio e chi ce l’ha se la gratta come rogna, affacciato sui calanchi a strapiombo di vita e morte, follia e ragione.” “Trapasso lo specchio e mi spacco la mano per cogliere la parola che si muove a campo di grano e dà i brividi e arriccia, la taglio e la espongo a mazzi e a covoni per flussi disperati, non senza sgomento e indignazione.”

Vi proponiamo qualche nota biografica preferendo citare il bel lavoro proposto da https://www.universome.eu/2020/03/03/jolanda-insana-la-poetessa-che-aveva-voglia-di-sciarriarsi/ anziché il più paludato ancorché serissimo https://www.italian-poetry.org/jolanda-insana/

(i redattori in quell’occasione non sono andati al di là di quanto proposto da Wikipedia, ed è francamente un po’ poco per Jolanda Insana; un altro blog meritevole di considerazione è https://poesia.blog.rainews.it/2019/09/la-parola-tagliente-di-jolanda-insana/, a cura di Luigia Sorrentino).

cms_20609/1-0.jpgNata a Messina nel 1937, Jolanda si trasferì con la famiglia a Monforte San Giorgio nel 1941 per sfuggire alle macerie in cui riversava la città dello Stretto a causa dei bombardamenti della guerra, tema che ritroviamo nelle sue opere. Sin dalla giovane età, la poetessa ha mostrato uno spiccato interesse per il corpo della parola, attraverso la scoperta di vocaboli meno utilizzati e la ricerca di parole nuove. Questa passione l’ha condotta a intraprendere gli studi in filologia classica, continuati anche la dopo la laurea conseguita nel 1960 presso l’Università di Messina, con una tesi su un testo in dialetto dorico. Nel 1968 si è trasferita a Roma, città nella quale morì nel 2016, dove ha insegnato lettere alle scuole superiori.

Oltre all’insegnamento e alla poesia, Jolanda si è dedicata anche alla traduzione di autori classici, sia greci che latini, e alla prosa. Il linguaggio poetico di Jolanda è un intarsio di elementi di ogni genere: le forme arcaiche si mischiano con quelle popolari della filastrocca e della litania; il tono solenne dell’epigramma e dell’oratoria è accompagnato dallo sberleffo o addirittura anche dall’offesa verbale.

cms_20609/2.jpgLa poetessa gioca con la parola, attraverso la deformazione aggettivi e verbi e l’utilizzo di figure retoriche, assonanze e allitterazioni, per mettere in risalto la musicalità, poiché affermava che «le parole sono prima di tutto suono». Ogni tempo vive la sua morte, ma il poeta ha il compito di scuotere la collettività, di suscitare emozioni in chi ascolta. Il tema della “sciarra” e la sensibilità politica sono temi centrali della sua collezione di esordio (Sciarra amara, pubblicata all’età di 40 anni) . In questo caso, la sciarra non ha un significato negativo: anzi, è vista come una forza sia umana che naturale, in grado di contrapporsi all’immobilità della morte. La lite inscenata tra la vita e la morte è perpetua e “nessun compare ci metterà la parola per farla tacere”. La vita è in continua lotta non solo con la morte ma con tutto ciò che sa di morte, come la malattia fisica e l’ancora più permeante malattia del potere. La “sciarra” inscenata da Jolanda è dunque un atto di resistenza, una continua rivoluzione contro la macchina che perpetua il male, le ingiustizie e le diseguaglianze.Nel 2007 Garzanti ha pubblicato Tutte le poesie, dopo sono uscite le sillogi Satura di cartuscelle, Frammenti di un oratorio per il centenario del terremoto di Messina, Turbativa d’Incanto, Cronologia delle lesioni (postuma, 2017). Una produzione vasta e rigorosissima per una poetessa entrata a far parte dei “classici” del ‘900. E tuttavia contemporanea. Attuale come non mai.

dio incatenato
svela il tuo segreto
qual è l’accusa
qual è la colpa vera

ho liberato i mortali
da tutti i mali

e com’è che non riesci a liberarti dai ceppi
e schiodarti dalla roccia?
schiodarti dalla croce
dio inchiodato

Raffaele Floris

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