RILEGGENDO POESIA – CORRADO GOVONI

Lamento su mio figlio morto

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cms_21424/1.jpgNella rubrica I libri di POESIA troviamo Corrado Govoni e la sua Armonia in grigio et in silenzio (n. 25/anno III, 1989), articolo firmato da Mario Santagostini. “C’è un Govoni crepuscolare, futurista, neorealista ecc. Poi il critico può andare alla ricerca dei debiti che il poeta mantiene verso altri autori: D’Annunzio, Rodenbach, Verlaine, Lucini, Pascoli.

Eppure Corrado Govoni è poeta profondamente originale.” Silvio Raffo ha affermato che “fu tra i primi a pubblicare un volume di versi decisamente crepuscolare, nel 1903 (Armonia in grigio et in silenzio, appunto), ma che poi sarà notevolmente attratto da suggestioni avanguardistico-futuristiche” (da Muse del disincanto, Castelvecchi-Lit ed. srl). Prima di introdurre ai lettori la figura di Corrado Govoni, ci preme sottolineare il debito di riconoscenza che gli autori, gli appassionati di poesia, gli studenti dovrebbero confessare a Silvio Raffo per questa Antologia critica sulla poesia italiana del Novecento.

cms_21424/2.jpgCorrado Govoni (1884-1965), poeta, scrittore, autore di teatro, nasce a Tàmara (FE) da una famiglia rurale ma benestante e, non compiendo studi regolari, inizia a lavorare nell’azienda familiare. Il libro di cui si parla nell’articolo del nostro mensile fu pubblicato quando il poeta aveva solo diciannove anni. Successivamente trasferitosi a Milano, capitale dell’avanguardia, strinse rapporti con Filippo Tommaso Marinetti e aderì con entusiasmo al movimento. Eppure egli stesso, successivamente, definì quell’adesione “un gioco”, tornando a una poetica “del reale”, ispirata alla natura, alla vita e ai sensi. “C’è una sorprendente intenzione a identificarsi con il mondo esterno, una volontà rara nella nostra poesia di registrare il reale e di straniarlo poeticamente, intenzione che sembra derivare da un originario senso di scissione tra l’io e la realtà” (M. Santagostini). Tornato a Ferrara dopo la Grande Guerra, fu costretto a vendere tutte le proprietà di famiglia (nel frattempo si era sposato: avrebbe avuto tre figli). Nel 1919 si trasferisce a Roma e, dopo l’avvento del Fascismo al potere, ottiene un impiego al Ministero della Cultura Popolare. Fu anche vicedirettore della SIAE. Grato al Fascismo per l’opportunità di lavoro scrisse un poemetto in lode a Mussolini. Molti anni dopo, nel 1944, il figlio Aladino, che faceva parte di Bandiera Rossa, la famosa brigata partigiana, fu fucilato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. Nacque quindi Aladino (1946): un Govoni diverso, sconvolto dalla tragedia, che esprime il suo dolore con toni accorati ma duri. Nel secondo dopoguerra le sue condizioni economiche furono ancor più precarie: dovette accettare un impiego come protocollista, in un ministero della capitale, dirigendo comunque una rivista quale Il sestante letterario.

cms_21424/3.jpgNon possiamo, in questo breve spazio, citare tutte le sue opere in poesia e in prosa: l’elenco è sterminato; suggeriamo, per chi volesse approfondire il sito

https://www.italian-poetry.org/corrado-govoni/. Al di là del percorso letterario che, come abbiamo visto, ha riguardato quasi sessant’anni della sua vita, quanto le sue vicende personali avranno influito sulla sua poetica? Non possiamo saperlo. Ma possiamo affermare che le liriche dedicate al figlio, e ai martiri delle Ardeatine, sono pagine formidabili, autentiche, stranite.

I

La prima volta che venni alla Fossa,
fu un mattino di maggio tutto spighe
e usignuoli ubriachi. L’atrio fresco
era solo piantato dei fioretti
con cui fanno i bambini i lor giardini
tra le case dei poveri, in ginocchio.
In alto sulla frana, tra i ritratti
palpitava la lucciola di un lume
davanti al cuore dell’addolorata.
Possibile, pensai, che se mio figlio
fosse a un passo da me, lì, assassinato,
non mi darebbe il sangue un mortal tuffo?
Che non mi scorrerebbero da sé
le lagrime, accecandomi? Pregai.
Chiamai per nome la mia creatura.
Mi rispose il silenzio. ”Non è qui!”
Fuori, che festa di turchino sole!
Che fascia di papaveri tremava
al vento, indifferentemente gaia,
sulla tua fronte , o gran Fossa Carnaia!

Raffaele Floris

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