RIDIAMOCI SOPRA.

AUTOCRITICA CONSOLATORIA.(prima parte)

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Le mie gaffe sono da guinness dei primati. Essendo ironico ed irriverente nei confronti di tutti non capisco per quale motivo non dovrei ridere di me stesso. L’autoironia è “forse” l’unico mio lato positivo. A pensarci bene, forse, toglierei il “ forse “. Se tralasciassimo momentaneamente tutte le problematiche che la politica, l’economia e la vita stessa ci riserva quotidianamente, sicuramente, riusciremmo a sorridere. Se non trovaste il coraggio di ammettere le vostre, consolatevi con quelle degli altri. Leggete e fatene tesoro, cercando oltretutto di non commettere i miei stessi errori. L’uso dei proverbi e delle frasi fatte andrebbero gestite con molta cautela. Io, al contrario, sono riuscito a farne un “uso improprio” e con la gente sbagliata. Tutto ebbe inizio a poco più di vent’anni...

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- Dovevo assolutamente affrontare un esame universitario per poter ottenere il rinvio al servizio militare. Assolutamente impreparato e con una faccia di tolla mi presentai agli esami senza essere preparato, sperando in un miracolo Divino. La docente, obesa, anzi “cicciona” sudava come una fontanella. Alla fine dell’esame di procedura civile, esordì dicendomi :...”al massimo, e facendo uno sforzo incredibile, potrei darle un diciotto ,sarà contento spero...” Risposi balbettando: ...grazie prof ... “è tutto grasso che cola!”

Libretto sbarrato!

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- Ero venuto a conoscenza che un mio parente ricco e benestante voleva vedermi. Era stato sistemato in una casa di riposo dai suoi figli. Non l’aveva presa bene,si sentiva abbandonato. Decisi di andare a fargli visita. Comperai dei cioccolatini, sapendolo goloso, mi accomodai ai piedi del suo letto e lo tempestai di domande certo che con me si sarebbe sfogato. Non mi dette alcuna risposta, anzi non proferì parola. Pensai che quantunque fosse arrabbiato, per amore paterno e per dignità umana, non volesse affrontare l’argomento. Si chiuse in un mutismo assoluto. Volli consolarlo dicendogli: “...capisco zio, a volte, il silenzio è d’oro!Una infermiera di passaggio mi comunicò che il poveraccio, avendo subito un ictus cerebrale, non aveva più l’uso della parola.

Figuraccia indescrivibile!

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- Ad un Monsignore, insegnante di musica al quale avrei dovuto fare una intervista, dopo una sua esibizione organistica, pensando di fargli un complimento, senza riflettere molto, dissi:..Eminenza, complimenti, ottima interpretazione la sua, durante l’esibizione sembrava posseduto dal diavolo, per Dio!

Accompagnato all’uscita in malo modo!

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- Durante un programma televisivo da me condotto, aspettavamo in trasmissione un famosissimo giocatore del Milan che si vociferava avesse tendenze omosessuali. Era il 1978. La sua ex lo aveva diffamato tramite stampa, forse per vendicarsi dell’abbandono. I cronisti lo avevano soprannominato “l’abatino”. Non vedendolo arrivare, il direttore di scena, mi porse un bigliettino dove mi si comunicava che lo stesso, durante l’allenamento, aveva subito una contrattura all’inguine ed era stato ricoverato. Mi precipitai a darne comunicazione ufficiale, ma per dimostrare “sicurezza e professionalità” lessi l’annuncio sollevando lo sguardo dallo scritto e sintetizzai:...”purtroppo il nostro amico Gianni , questa sera, non sarà tra noi, a causa di un piccolo incidente. Suo malgrado, questo pomeriggio, ha subito un brutto strappo “vaginale...”

Il direttore dell’antenna venne denunciato e l’editore decise il mio “ licenziamento in tronco!”

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- Ad un mio impresario, poliomielitico dall’infanzia, che mi raccontava di essere stato truffato dal suo socio storico per una cifra piuttosto rilevante, pur di consolarlo, battendogli una mano sulla spalla dissi:...”Coraggio, come dice il proverbio? ...Chi va con lo zoppo impara a zoppicare!”

Mi annullò tutte le date, mi cancellò dalla sua scuderia e mi tolse anche il saluto!

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- Da giornalista, a Roma, mi venne affidato l’incarico di intervistare in ospedale una giovane donna che aveva partorito due bambini siamesi che avevano l’anca ed il fegato in comune. La signora fu gentilissima. Rispose a tutte le mie domande e mi permise persino di fotografarla. Prima di accomiatarmi, pensando di farle coraggio esordì:...”Comunque stia tranquilla...tutto si aggiusterà... come dice il proverbio:...l’unione fa la forzaFulminato con lo sguardo del marito e pregato di togliermi di torno con diffida a pubblicare l’intervista.

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Capisco che farete fatica a credermi, ma giuro, sono tutte situazioni realmente accadute. E non finisce mica qui. Se errare è umano perseverare è il mio forte.

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