RICORDO DI UNA PRIMAVERA LONTANA

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cms_19876/0.jpgL’ Inverno se ne va con tutto il fumo della stufa a legna che ha impregnato l’aula della scolaresca, ma anche con la scomparsa della tremenda ferula, per fortuna. Volano le rondini nella cornice della finestra, mentre qualcuno sonnecchia, qualcuno gioca coi pastelli, qualcun altro accarezza amorevolmente le trecce delle bambine. Il maestro rompe improvvisamente il silenzio: “Tu, vieni, qua”, intima puntando il dito. Avvicinatomi alla cattedra lo vedo tendere verso di me dei fogli mentre mi dice “ Impara bene questo!” Vengo scelto da lui come attore per una recita e giorni dopo mi presento al teatrino di San Marco per fare la prima prova.

Con ritardo entro nella sala illuminata soltanto dove c’è il palco da cui odo provenire delle voci: “Giulietta, arriva Romeo!” e un piccolo coro di bambini che canta: d’ int’o vico scassacocchi, fanno sempe cani e gatti, a famiglia mia Monticchi e a famiglia Cappelletti”. ‘Giulietta, mia cara Giulietta, a cala a’ scaletta c’a voglj saglì…’- ‘IJ t’ dongo nu vasillo, piccirillo tu o daje a mmè …’ -.

Il turbinio di emozioni sorto dentro di me già da quando sono entrato si fa sempre più vorticoso nel mio procedere verso il palco dove mi attende Delia, la protagonista, che io amo senza che nessuno lo sappia. Io e Delia ci frequentiamo, e nessuno lo sa, agli angoli delle vie ci soffermiamo e nessuno ci vede, giochiamo sotto i letti e nessuno sospetta, ma ora ?

Eccomi finalmente sul palco, trepidante. E il regista da l’ avvio alla prova. La gioia immensa di ritrovarmi al fianco di Delia e il terrore di essere scoperto nei miei sentimenti mi fanno tremare le gambe e….la voce per il rinsecchirsi della gola. Alle mie prime battute odo la voce dei grandi “Non va, non va ! “, bisogna provare con un altro e così vengo immediatamente scartato come attore, ahimè!.

Alcuni mesi dopo eccomi tra gli spettatori alla prima rappresentazione per il pubblico di “Giulietta e Romeo” in napoletano. E chi è Romeo?- Emanuele… !!! , quel mio compagno di classe che mai avrei potuto immaginare potesse prendere il mio posto accanto a Delia.

Quando inizia lo spettacolo per loro tutto va bene, ricevono applausi, gridolini di divertimento, sorrisi e risate da tutti, sì da tutti, tranne però, da uno solo, che è imbambolato a guardare nel vuoto in direzione del palco mentre nessuno si accorge del grande teatro di gelosia che si svolge dentro di lui.

50 anni dopo eccomi qui col mio ricordare sorridendo e ad immaginare di partire con la mia macchina del tempo in compagnia di tutti i bravi curiosi che desiderano accompagnarmi ad intervistare quel bambino che è ancora lì nel vero teatro della mente, ad ascoltare Delia ed Emanuele che ripetono:”io te dongo nu vasillo, piccirillo tu o daje a me!”

Nunzio Lucarelli

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