RICORDARE PER NON DIMENTICARE

Settimana della Memoria (25-31 gennaio)

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Dov’era Dio? Uscendo dal campo di sterminio nazista di Dachau mi è esplosa in cuore questa domanda, banale forse, retorica può darsi, molto comune sicuramente.

Ma Dio dov’era? Ho continuato a chiedermi dinnanzi a quelle “vestigia” in cui si sono consumati i peggiori crimini contro uomini, donne e bambini. Mi son ricordata che in quel momento avanzavo a me stessa il medesimo interrogativo che Elie Wiesel fece risuonare sulle bocche degli spettatori dell’impiccagione di un bambino (nel suo bellissimo libro La Notte) e le parole annotate da Etty Hillesun, la giovane ebrea addetta allo smistamento dei prigionieri verso il forno crematorio (“L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini”).

Quando, nel percorrere il cammino della Storia si ci imbatte in accadimenti nei quali l’umanità snatura se stessa, degenerando in espressioni di chiara matrice ma di indefinibile genus, allora è legittimo chiedersi se esista un dio che possa tollerare, se quel dio è il Dio padre misericordioso ovvero un dio astorico che abbia abdicato la propria misericordia in nome dell’odio, della violenza, della discriminazione.

Non voglio provocare riflessioni teologiche ma penso che nel momento in cui un uomo si chiede dov’è dio allora quell’uomo scopre il senso e i limiti della propria esistenza, della propria fragilità. Nell’autenticità dell’accezione: fragile (da frangere) designa l’attitudine al cedimento e, dunque, sia la vulnerabilità dinnanzi a qualcosa di più resistente sia, la capacità di cadere in fallo, la duttilità ad essere travolti nell’errore, nella deriva ideologica, nelle insidie opposte dall’oscurantismo, latore di potenza urlata tesa a mascherare l’impotenza naturale, al senso di umanità.

Un dio non si trova nella mercificazione di simboli, in altari traboccanti di orpelli, nella celebrazione di parole. Dio è nell’amore verso l’altro da sé, senza discriminazioni di genere e razza. Non sono necessarie altre specificazioni perché lo si trovi.

A pochi giorni dal Giorno della Memoria, la giornata del 27 gennaio voluta dalla Risoluzione 60/7 dell’Assemblea dell’ONU del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria per commemorare le vittime dell’ Olocausto, condivido questo mio pensiero.

Ritengo che voler cercare Dio nelle terre di martirio rappresenti il modo migliore perché gli uomini, assumendo consapevolezza della propria fragilità nella Storia, non dimentichino di trasmettere alle generazioni a venire le migliori espressioni della propria umanità ricordando anche quelle della propria disumanità.

15 milioni di vittime dell’Olocausto di cui sei milioni ebrei non debbono essere dimenticati.

Penso, in accordo con le parole di Etty Hillesum, che oggi che negazionismo e revisionismo avanzano a gamba tesa (una ricerca Eurispes dello scorso ottobre denuncia che solamente in Italia in circa 15 anni la percentuale di chi non crede all’orrore della Shoah è passata dal 2,7% al 15,6% con un 16% che sostiene che la persecuzione sistematica degli ebrei "non ha fatto cosi’ tanti morti") bisogna assumere un impegno maggiore nel ricordare gli orrori dell’Olocausto nella consapevolezza che solamente le cose che si dimenticano possono ritornare.

Imparare per non dimenticare

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Come è meraviglioso che non vi sia nessun bisogno di aspettare un singolo attimo prima di iniziare a migliorare il mondo. A. Frank

Non è mai troppo presto per far conoscere la storia ai bambini. Gli strumenti ci sono e l’attuale situazione imposta alle famiglie e agli insegnanti dalla Pandemia sono valorizzabili per avviare un percorso formativo che non si esaurisca nella somministrazione di un approccio solamente topico (limitato al giorno del 27 gennaio). L’offerta di strumenti è vastissima.Riporto di seguito una rassegna di libri, fumetti, film.

Tutti sicuramente ricchi di contenuti educativi che offrono spunti di riflessione per conoscere e comprendere.

Tra i fumetti suggerisco Maus di Art Spiegelman, un artista svedese naturalizzato americano. Spiegelman racconta la storia di suo papà sopravvissuto ai lager. È un libro per i più grandi tra di voi, in cui i protagonisti sono rappresentati da animali: gli ebrei sono disegnati come topi (perché per i nazisti erano esseri inferiori), i nazisti sono gatti, i francesi rane, i polacchi maiali e gli americani cani. Animali al posto degli uomini per far comprendere come la discriminazione non renda più umani ma, al contrario, disumanizzi le vittime.

Ne La stella di Esther, di Eric Heuvel, Ruud Van der Rol e Lies Schippers sempre in chiave fumettistica una nonnaracconta alla nipotina e a un’amica di quando lasciò la Germania per l’Olanda, costretta a nascondersi per non finire deportata, con la famiglia, nei campi di concentramento.

Propongo alcuni libri, selezionati per fasce d’età.

Da 6 anni

Lia Levi; Emanuela Orciari, La portinaia Apollonia, 2006, Orecchio Acerbo

Gabriele Clima, Storia di Vera, 2010, San Paolo Edizioni

Da 10 anni

Lia Levi, Che cos’è l’antisemitismo?, 2006, Piemme

Sarah Kaminski, M. Teresa Milano, Il grande libro della Shoah. Ogni bambino ha un nome..., 2009, Sonda

Uri Orlev, L’ isola in via degli uccelli, 2009, Salani

Uri Orlev, Gioco di sabbia, 2013, Salani

Da 11 anni

Uri Orlev, Corri ragazzo, corri, 2002, Salani

Lia Levi, Il segreto della casa sul cortile, 2009, Mondadori

John Boyne; G. De Conno, Il bambino con il pigiama a righe, 2009, Rizzoli (anche in versione cinematografica)

Da 12 anni

Mirjam Pressler, Un libro per Hanna, 2014, Il castoro
Uri Orlev, Soldatini di piombo, 2010, BUR

Per i più grandi

Anna Frank, Diario, 2009, Einaudi (anche in versione cinematografica)

“Ciak” per la Memoria

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Per non dimenticare perché non vedere un buon film?

Per tutta la settimana dal 25 al 31 gennaio una collezione dedicata è disponibile on demand e in streaming su NOW TV.

Prima tv di LEZIONI DI PERSIANO mercoledì 27 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema diretto da Vadim Perelman (candidato all’Oscar® per La casa di sabbia e nebbia) e presentato all’ultimo Festival di Berlino

SCHINDLER’S LIST, il capolavoro di Steven Spielberg premiato con 7 Oscar®,

LA VITA E’ BELLA, vincitore di tre Premi Oscar e magistralmente interpretato da Roberto Benigni

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI con Geoffrey Rush ed Emily Watson;

RESISTANCE, la storia vera del giovane Marcel Marceau,

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE, film tratto dal best-seller di John Boyne

LA TREGUA, l’adattamento del romanzo di Primo Levi che vede Francesco Rosi alla regia e John Turturro protagonista

IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI, il capolavoro di Vittorio De Sica, Oscar® per il miglior film straniero e Orso d’Oro a Berlino

Notevole anche la rassegna dei film documento https://www.ciakmagazine.it/sky-ecco-la-programmazione-dedicata-per-la-giornata-della-memoria/

I luoghi della Memoria

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E non dimentichiamo che tanti sono i luoghi della memoria anche nel nostro Paese. Non solo Milano, nella cui stazione al Binario 21 si trova il convoglio sul quale transitarono fra il 1943 e il 1945 migliaia di ebrei, tra i quali Liliana Segre ma anche Fossoli nel comune di Carpi (Modena), luogo di raccolta per gli ebrei provenienti dal territorio e la Risiera di San Sabba in Trieste, utilizzata come campo di detenzione di polizia nonché per il transito e l’eliminazione di un gran numero di detenuti, in prevalenza prigionieri politici o ebrei, da cui passarono anche le sorelle Bucci nel loro viaggio verso Auschwitz.

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E ancora: il campo di internamento di Ferramonti, nel comune di Tarsia in provincia di Cosenza, è stato il principale (in termini di consistenza numerica) tra i numerosi luoghi di internamento per ebrei, apolidi (persone senza più cittadinanza), stranieri nemici e slavi aperto dal regime fascista tra il giugno e il settembre 1940, all’indomani dell’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

Nelle Marche ricordo a chi non lo conosce il campo di internamento di Urbisaglia che venne allestito, tra il giugno 1940 e l’ottobre 1943, nella villa Giustiniani Bandini presso l’Abbadia di Chiaravalle di Fiastra e il campo di prigionia di Servigliano (nella Prima Guerra Mondiale) che diventò campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale.

Antonella Giordano

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