RECAP PARIGI FASHION WEEK

Collezioni pret-a-porter spring-summer 2024

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Con la fashion week parigina si è concluso il fashion month dedicato alla presentazione delle collezioni di pret-a-porter per la primavera-estate 2024. Come sempre hanno sfilato le maison più importanti della moda francese, ma anche la maison Valentino, che torna a sfilare a Parigi dopo la sua parentesi meneghina, le italiane Miu Miu, Giambattista Valli e Schiapparelli, ma anche maison inglesi come Victoria Beckham, Alexander McQueen e Stella McCartney, maison giapponesi come Issey Miyake e Comme des Garçons. Le sfilate di questa fashion week parigina ci lasciano in eredità le frange, le trasparenze, i tailleur destrutturati, i blazer oversize con spalle strutturate, le gambe scoperte ed in particolare gli shorts, ma che in realtà sembrano mutande, i pattern floreali, il make up minimal, i capelli raccolti, gli outfit minimal-chic dal sapore french style, ma anche il “finto trasandato” che costa un occhio della testa. A fare da contraltare a questo minimal french-style abbiamo la vita bassa, i loghi che spuntano su mutande ed infradito, l’infradito che diventa un must have per la prossima estate con buona pace del buon gusto.

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La designer Maria Grazia Chiuri continua la sua lotta femminista allestendo una location parlante che attraverso i led lancia messaggi come: “I’m not only a wife, mother, daughter. I am a woman”. La donna Dior non accetta più compromessi, da qui l’uso, quasi esclusivo, del black and white per affermare l’empowerment femminile in modo deciso e formale. I pochi colori non hanno una radice cromatica candy, ma “evidenziatore” per affermare il proprio status. Nella collezione di Dior c’è molta affermazione femminile, ma anche qualcosa di esoterico quale il mondo delle streghe rivisitato attraverso pizzi, maniche strappate, abiti velati, pattern che prendono ispirazione dalle ragnatele e dalle erbe usate dalle fattucchiere, un beauty look con labbra dark e capelli raccolti in rigidi chignon. Le donne vengono raccontate, anche come streghe, ma in una versione ironica ha tenuto a puntualizzare la designer, donne che indossano una versione ibrida di ballerine-gladiatore rifinite da perle, gonne in pizzo, giacche di pelle, camicie e top che cadono dolcemente da una spalla.

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Saint Laurent continua a sfilare ai piedi della Tour Eiffel dove è stato allestito un labirinto fatto di lastre di marmo identico a quello presente in tutte le boutique della maison sparse nel mondo. Il suo lavoro creativo continua nel solco del mood androgino anche per la prossima primavera-estate, il designer Anthony Vaccarrello ci presenta una collezione improntata sull’urban-chic, sul glamour portabile, ispirandosi a donne pioniere in campi che, prima di loro, erano esclusivamente appannaggio degli uomini come la Amelia Earhart, pioniera nel campo dell’aviazione. Il capo must have per la prossima primavera-estate è la jumpsuit, un capo del workwear e dell’aviazione che diventa glam-chic grazie agli accessori, ma è tutto il mondo dell’aviazione ad essere fonte d’ispirazione per il designer come la giacca d’aviatore. La collezione è popolata anche da sahariane, pencil skirt, camicie, pantaloni cargo, una collezione ripulita da ogni decorazione o vezzo, dove il punto di forza è il tailoring. La palette colori è dominata da nuance neutre, che ricordano le dune di sabbia, dove il giallo, il viola e il rosso acquistano una radice cromatica smorzata.

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La collezione di Givenchy sembra un melting pot di suggestioni di altre maison come le maxi spalle di Saint Laurent, gli abiti floreali di Luisa Baeccaria, taggli e linee che ricordano il nuovo Gucci. L’unico elemento distintivo, che eviterei, sono i gambaletti velati che fanno bella mostra di sé dalle gonne. La maison Givenchy è apparsa appannata e a corto di creatività, ma in questo frangente non sarebbe stato meglio fare come molte altre maison hanno fatto nella stessa situazione: aprire l’archivio storico e riportare in passerella il lascito del suo fondatore Hubert de Givenchy. Se ispirazione dev’essere almeno che sia rivolta su sé stessi e sulla propria storia.

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I cinquantaquattro outfit che hanno calcato la passerella della maison Balmain sono stati un tripudio di fiori in 3D, fiori di cristalli, paillettes, decorazioni spettacolari con un alto tasso di colore. Il designer Olivier Rosteing ci porta in un mondo fiabesco popolato da fate che indossano fiori meravigliosi, pattern floreali e a pois, camicie in popeline di cotone che lasciano scoperta la spalla con maxi fiore, gonne a corolla, plissé leggiadri, décolleté fatte di fiori di cristallo e mini dress con lavorazioni che ci ricordano quanta bellezza ci sia nella natura e come sappia rinascere ad ogni stagione. La palette colori è allegra e dove la monotonia non è contemplata quando a parlare sono l’arancio, il rosa, il rosso, l’azzurro, il verde e il giallo nella loro radice cromatica più vibrante.

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Con Hermes si ritorna alla realtà, all’essenziale, ad una radice cromatica smorzata. La location ci invita ad un picnic, anche se chic, che ad un fashion show. I codici distintivi della maison più esclusiva ci sono tutti: tailoring, pelle, mood minimal-chic, linee pulite, tagli essenziali, una palette colori che sussurra più che gridare, ma ciò non basta a far passare una collezione che non spacca, né per i capi, né per gli accessori.

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Il designer Demna Gavsalia ha affermato che c’è gente che non vuol più sentir parlare della maison Balenciaga e di lui, che, un giorno a Parigi, in un ristorante delle persone non avessero voluto sedersi accanto a lui e a suo marito per il loro modo inquietante di vestirsi. Dopo vari ripensamenti ha deciso che la cosa più giusta e coerente da fare fosse portare in passerella quello che significa per lui fashion: capi oversize, scarpe appuntite, sia per lei che per lui, shopper della spesa che diventano luxury bag, felpe, capi smembrati, scarpe che diventano pochette, occhiali da sole taglienti, pantaloni cargo, strascichi che sembrano smembrati. Al suo fianco ha voluto le persone che ama di più tra cui la madre che ha aperto la sfilata e il marito che l’ha chiusa indossando un abito da sposa. La collezione sembra urlare: questo sono io, questa è la mia moda, prendere o lasciare…io lascio e voi?

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La collezione più bella vista in questa fashion week porta la firma di Pier Paolo Piccioli per la maison Valentino. Lo stesso designer aveva promesso che sarebbe stata la sfilata più “nuda” della maison e così è stato. La silhouette è esaltata da tagli cut out che lasciano scoperti lembi di pelle, ma che diventano tagli scultorei creando veri e propri gioielli, ricami che sono artigianato al massimo livello. Una collezione che ha lavorato per sottrazione, anche cromatica, ma che lascia, nell’occhio di chi guarda, l’eccellenza, il glamour, il timeless, il perfetto bilancio tra linee e proporzioni. Pier Paolo Piccioli ha riaffermato di essere il designer più bravo del fashion system nazionale ed internazionale.

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La maison Louis Vuitton viaggia tra un mix and match di tessuti, pattern, colori, dove il tailoring e lo steet style convivono, anche se non in perfetta sintonia. D’altronde, Il designer Nicolas Ghesquiere non ha mai nascosto il suo amore per la moda declinata nelle sue epoche e nei suoi stili più diversi ed in questa collezione si viaggia su più binari, anche se non perfettamente comodi e a proprio agio.

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La maison Chanel continua a strizzare l’occhio alle clienti, se pur facoltose, più giovani portando in passerella denim, gonne a vita bassa, leggerissimi long dress, shorts, abiti lingerie, scollature abissali, una cascata di collanine che prendono il posto delle iconiche perle e sottili infradito con logo ai piedi. La domanda viene spontanea:” cosa avrebbe detto mademoiselle Coco di queste donne che al posto delle iconiche slingback bicolor indossano l’infradito?”.

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A chiudere la fashion week parigina è stata la maison Miu Miu e le mutande logate che le invitate eccellenti hanno indossato e che hanno fatto parlare e sparlare gli addetti ai lavori. La giovane donna a cui pensa la designer Miuccia Prada indossa sì le mutande, ma anche le gonne midi dal mood bon ton di una volta. Anche in questa collezione la vita continua ad essere bassa e se non ci si sente a proprio agio indossando solo un paio di mutande logate basta farle spuntare dalla gonna per restare fedeli al sentire di Miuccia. Se la mutanda logata avrà lo stesso successo della canotta bianca con logo della scorsa stagione sarà solo il tempo a dircelo. La palette colori è neutra, ma prende luce grazie all’oro da somministrarsi anche in total look. Anche sulla passerella di Miu Miu sale l’infradito, ma fortunatamente anche il mocassino bicolor che ha raccolto grandi entusiasmi e che vedremo ai piedi di influencer e trendsetter di mezzo mondo.

T. Velvet

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