REBENIZA - L’OMBRA DEL MAESTRO SU AMAZON PRIME VIDEO

Intervista in esclusiva, per l’International Web Post, al regista Leonardo Bonetti

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Leonardo Bonetti è autore ecclettico e multiforme (poeta, scrittore, compositore) noto ai lettori della Pagina della Cultura.Di lui tracciò un profilo il collega Gianluca Garrapa in occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo (https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ISOLA_CHE_NON_C%E2%80%99ERA_21149.html#.YfJ2j-rMKUk). Torno a parlarne io perché, a conferma della straordinaria multimensionalità della sua cifra espressiva, ho scoperto un Bonetti anche regista di talento.L’ho intervistato dopo aver visto il suo film Rebeniza – L’ombra del maestro che consiglio vivamente.Presentato il 10 agosto 2021 da Massimo Gazzè e Raffaele Rivieccio in prima nazionale, nel contesto della rassegna cinematografica dell’Estate Romana (dove ha registrato un eccezionale successo di pubblico) il film è ora distribuito in Italia e in Europa dalla Firmament Pictures su Amazon Prime Video

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Una domanda che può apparire banale (se non retorica) prima di vedere il film. Considerala nella importanza che riveste in un abbrivio. “Rebeniza” il cognome del protagonista di origini serbo-croate nell’evocare la radice di Srebrenica restituisce nell’immediato la memoria del massacro bosniaco che segnò la sconfitta dell’Umano nella storia dell’umanità. Perché questo titolo?

cms_24596/1.jpgLa domanda non è affatto banale e ti ringrazio di avermela rivolta. Ho sempre nutrito un certo interesse per il mondo dell’est europeo. Non è un caso che molti dei miei libri abbiano al centro personaggi che vivono o provengono dal ricco incrocio culturale che può essere collocato storicamente tra impero ottomano, austroungarico e blocco comunista. Probabilmente il mio interesse è dovuto alla profonda ricchezza di proposte e al tempo di conflitti presente nell’area, la quale rappresenta, ai miei occhi, il luogo dell’altro dentro la cultura europea. In fondo è proprio dopo la fine del socialismo reale che si è prodotta una nuova frattura interna a quel mondo, causa di tragedie difficili da dimenticare come la guerra jugoslava della fine del secolo scorso. È da quella vicenda, infatti, che prende il via la storia del protagonista, di origini serbo-croate, soprannominato, con una storpiatura, “Rebeniza”, quasi come fosse un marchio di infamia legato ai fatti avvenuti nella cittadina bosniaca durante il conflitto, e che avevano visto, come protagonisti efferati, proprio i serbi. È dunque a partire dallo sradicamento del personaggio-uomo “Rebeniza”, che sente impresso su di sé il marchio infamante di quelle violenze e cerca disperatamente un nuovo radicamento nel mondo globalizzato, dove il senso stesso dell’identità nazionale e culturale viene negato come residuo di un mondo che non c’è più, che il film tenta la sua indagine sull’amore. Forse perché solo riuscendo nuovamente a essere capaci di amare, lo dico per inciso, si può cercare una nuova consapevolezza sull’identità nostra e dell’altro.

“Amore ai nostri tempi in Italia”, il tema del documentario, iniziato un paio di anni prima dal suo maestro, figura nota del cinema romano oltre che insegnante al Centro Sperimentale, e rimasto incompiuto a causa della sua misteriosa scomparsa, spingerà Rebeniza a condurre un’inchiesta per trovare il maestro. Il tema non è isolato nel suo essere leit motiv della narrazione ma ha una valenza più profonda… oserei dire un cammino ai limiti dell’iniziatico che dalla interiorità tormentata si espande in un orizzonte più vasto che coinvolge (disvelandone aspetti talora inquietanti, talora semplicemente sconvolgenti), una varia umanità di intellettuali….

In effetti il tema che attraversa il film, declinato nella sua accezione di indagine documentaristica, deve essere inteso non come descrizione o analisi sociologica del mondo attuale, ma, semmai, come esperienza della struttura originaria che fonda il destino stesso dell’avventura umana. È inoltre chiaro, qui, il riferimento al film di Pasolini “Comizi d’amore” con il quale “Rebeniza” si pone in modalità di doloroso controcanto. Infatti il documentario dell’indimenticato scrittore friulano, realizzato all’inizio degli anni sessanta, si articolava attraverso interviste rivolte alla gente della strada - bambini, massaie, operai - oltre che a esponenti della piccola e media borghesia e all’intellettualità del tempo. “Rebeniza” invece, nel piano dell’opera concepita dal Maestro e che il giovane protagonista della vicenda tenta di compiere per scopi in fondo strumentali (cercando di capire i motivi che hanno portato alla sua scomparsa per cercare di ritrovarlo), limita l’indagine sul tema dell’”amore in Italia ai nostri giorni” solo agli intellettuali, ai pensatori, agli studiosi, ai poeti. C’è, in questa consonanza degli opposti tutta la misura, credo, di quanto il nostro paese, e non solo il nostro, sia cambiato in questi ultimi cinquant’anni.

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Per quanto Rebeniza sembra voler essere il regista di un disegno preordinato non suscettibile di esiti imprevedibili nel suo dispiegarsi due figure femminili ne modificheranno il segno …. Perché è alle donne che viene consegnata la missione rigeneratrice della coscienza tormentata dalle pulsioni in tensione contraddittoria che motiva il viaggio del protagonista?

In fondo è la donna l’”altro” assoluto. È nella donna che il cammino della verità prende corpo nel destino di un uomo. Perché è nella donna che l’uomo scopre la propria identità come insufficiente. E solo nella donna fonda l’esperienza della misura come bastante a se stessa e, nello stesso tempo, sovrastante ogni cosa. Anche la ricerca che siamo chiamati a condurre nel corso della nostra vita passa nei modi e nelle circostanze attraverso le quali si è capaci di percorrere la strada e vivere il mistero che il femminile rappresenta e ha sempre rappresentato non solo nell’animo maschile ma, anche, nella cultura stessa della nostra civiltà.

Leonardo Bonetti, poeta, compositore e regista. La regia fotografa, curiosa e leale, i momenti più intimi e sutura chirurgicamente, con uno scrupoloso montaggio, i difetti di comunicazione e le note pulsano nell’interiorità di tutti i personaggi, di uno scenario apparentemente sconnesso. Nella dimensione filmica di Rebeniza, l’ombra del Maestro si ha la palese impressione che le declinazioni artistiche si fondano in un fraseggio di sintesi, in un legame d’intesa perfettamente armonico. E’ un azzardo pensare che è il poeta che tiene le fila del racconto che si dipana?

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Non ho mai pensato alla poesia come a un genere letterario ma come alla dimensione più intima di ciò che viviamo dentro e fuori di noi. Per questo penso che tu abbia colto nel segno individuando l’indole poetica del mio lavoro. La poesia è un “modo”, il più naturale e spontaneo, direi persino “materno”, che un uomo ha a disposizione per “legare” le cose. Per radunarle e prendersi cura di loro senza altro interesse che quello di compiere il movimento necessario a cui si sente intimamente e irrevocabilmente chiamato. La poesia è l’unica via sulla quale si può percorrere tutta una vita.

Molto bella la colonna sonora, nel connubio felicissimo tra musica e ambientazioni si apprezza la profonda intesa fra il regista che è il vero poeta del film, e l’autore delle musiche.

Il cinema è per me occasione privilegiata di incontro tra i linguaggi con cui da sempre ho condotto la mia ricerca sull’espressivo. È nel cinema infatti che si compie una sorta di unione delle arti attraverso la parola, l’immagine e la musica. Ma è proprio quest’ultima, a mio avviso, a vestire i panni della regina. Forse perché dalla musica ho mosso i miei primi tentativi espressivi, così che non so considerare in altro modo la parola se non come una frase musicale e l’immagine come una costellazione di armonie che vivono dentro e fuori di noi.

Apprezzabilissima la qualità delle riprese, l’alternarsi di luci ed ombre nella nitidezza della fotografia, e la scenografia surreale di alcune scene e passaggi che ogni tanto si muove «a spalla» verso i personaggi per inseguire la traccia di novità liberanti: colpi di scena e rivelazioni lungo un cammino di trasformazione che aprono un vertiginoso gioco di specchi, tra il doloroso e il misterioso.

È forse la fotografia del film la cifra stessa del mondo rappresentato. La presenza di un alternarsi di luci e ombre, come una sorta di teatro della rivelazione, tende ad essere la vera forma musicale dell’impianto visivo. A fronte del rischio che tutto ciò possa essere considerato come un tratto estetizzante, spero prevalga, in chi si accingerà alla visione, la percezione di una voce schietta, modulata sugli accenti naturali dell’espressivo, capace in qualche modo di permettere un salto nella verità del reale.

Rebeniza - L’Ombra del Maestro è disponibile su Amazon Prime Video (https://www.primevideo.com/.../ref=atv_sr_fle_c_Tn74RA__1...) e CHILI (https://it.chili.com/.../e462656b-0622-42f8-a717...) distribuito dalla Firmament Pictures in Italia e in Europa.

Antonella Giordano

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