RABBIA E PREGHIERA: LA PROVOCAZIONE DEL PAPA

Francesco dice no ai moralismi

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Dio ci preservi da questo pietismo ipocrita e presuntuoso. Da quella religiosità moralistica fatta solo di precetti, che ci dà presunzione portandoci al fariseismo”. Nell’ultima udienza del mercoledì, il Papa pone l’accento sulla figura di Giobbe. Un esempio di spiccata fede, che nonostante i drammi e le difficoltà è riuscito ad inquadrare il grande mistero di Dio. Testimone silenzioso, capace di rialzare la testa affacciandosi dinanzi al volto del Padre. La grandezza di Giobbe sta proprio in questo: i suoi limiti, connaturati ad ogni essere umano. Proprio in virtù di questo aspetto, Bergoglio traccia la strada da percorrere: “Ci farà bene metterci alla sua scuola, per vincere la tentazione di moralismo dinanzi all’avvilimento di aver perso tutto”. Un comportamento in cui spesso cadiamo, perché pensiamo che tutto ci sia dovuto senza alcuno sforzo.

La vita è una lotta continua, una battaglia costante tra bene e male, in cui anche la disperazione può rappresentare una svolta concreta. Anche in tale frangente, Francesco evidenzia la grandezza silenziosa di Giobbe, l’unico ad aver scorto nelle difficoltà un fondo di agrodolce tenerezza. Solo alla luce di questo è possibile realizzare l’imperscrutabilità di Dio, che non è certamente un persecutore, bensì è autore di giustizia. Un chiaro riferimento alla dura quotidianità, sempre più in preda alle speculazioni del momento.

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Il Papa intravede negli occhi di tanti fedeli il dramma della precarietà e dell’assottigliarsi delle certezze: “Nella vita spesso piove sul bagnato. E alcune persone sono travolte da una somma di mali che appare veramente eccessiva e ingiusta. Penso ai genitori di bambini con gravi disabilità”. Lo stesso rapporto con Dio può scadere nella rabbia, ma questo non è sempre un male. L’udienza si chiude proprio con questo sorprendente concetto lanciato da Francesco, una sorta di provocazione che lascia tutti a bocca aperta: “Esiste un diritto alla protesta da parte della vittima, diritto che Dio concede a chiunque, anzi è lui stesso a ispirare”.

Lasciandoci travolgere dalla difficoltà possiamo riscoprire la bellezza di essere cristiani, perché tutto parte dall’esperienza misteriosa con Dio. Ogni incontro, ogni scontro fa parte di quel cammino tortuoso che si chiama vita.

Giuseppe Capano

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