Quella forza capace di cambiare il mondo

Un grande insegnamento nella storia di Guaglione e Resinaro. Nel film “Mine” si cela il percorso di un Cavaliere iniziato dall’Amore.

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Qualche sera fa mi è capitato di assistere alla proiezione del film “Mine” di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Capitato perché non è di quei film che avrei scelto di andare a vedere.Eppure, percorrendo i passi che mi dividevano dal parcheggio, nella mia mente riecheggiava la frase cardine del girato: “dobbiamo andare avanti. Sempre andare avanti”.Già. Ma non sempre accade. Anzi, quasi mai.Perché spesso, pur persuasi di muoverci, non avanziamo di un passo. Attendiamo fermi che tutto accada e se ciò non avviene ci rattristiamo, fino a spegnerci lentamente, finendo col ritenerci degli “sfigati”.È una lotta sul filo dell’inconscio: da un lato le credenze, per dirla con Bruce Lipton, dall’altro gli alibi. Quei maledetti limiti...

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Ci lamentiamo della nostra condizione, affondando nei bituminosi convincimenti. Ci crogioliamo nella commiserazione. E persino quando la vita ci arreca qualcosa di meraviglioso, spesso restiamo impassibili perché è molto più comoda la routine. Anche se grigia, è la realtà di tutti i giorni, quella a cui stiamo abituati. Come automi ne percorriamo la superficie. Avanti e indietro, in lungo e largo. E crediamo di camminare! Pensiamo che stiamo vivendo.Così quando ci sentiamo dire: “ma perché non vai oltre?” ci arrabbiamo, infastidendoci di quella stupida irriverenza che non si avvede del catrame che impedisce ai nostri arti di muoversi.

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Perché noi crediamo che oltre non possiamo andare. Che gli obblighi quotidiani castrino i nostri sogni.Infatti lo fanno eccome!Siamo abituati a pensare che le cose belle a noi mortali non possano capitare. E quando ci capitano lo scetticismo rischia di asfissiarle o l’abitudine di non nutrirle abbastanza.Come quando nella nostra vita piomba qualcuno che “ci accende”. Un dono prezioso. Il più bello che possa capitare.Non a tutti è data la fortuna di conoscere l’amore. E quando arriva, si realizza che, per quanto importanti fossero gli affetti di prima, nulla eguaglierebbe mai quel coacervo di sensazioni incomprensibili, se non nel tempo. Si sa solo, quando le si prova, che sono profonde e che hanno a che fare con l’anima.Ma il modo di viverle, come il periodo necessario alla loro elaborazione, è diverso da persona a persona. Il percorso che porta all’equilibrio è spesso arduo, insidiato da malumori e incomprensioni che si annidano nell’oscuro confine tra mente e inconscio.La percezione che abbiamo dell’altro è minata dalla pressione silenziosa della paura.Intanto la routine quotidiana va in scena. Puntuale. Ogni giorno lo stesso copione.Finché non accade l’imprevisto. Non uno qualsiasi. Ma quello che in un attimo ti proietta davanti la parola “fine”. Com’è successo al protagonista del film, costretto a 52 ore d’immobilità nel deserto.A Mike – questo il suo nome - la vita aveva concesso di incontrare l’amore che l’aveva “iniziato”. Perché l’unica vera forza capace di svelare gli occhi di una persona, permettendole di cogliere la luce, è proprio questa. Null’altro ha in sé la potenzialità di muovere il “Sole e l’altre stelle”, di insufflare il codice della vita che riconnette il micro al macrocosmo.

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È da qui che si apre un nuovo capitolo dell’esistenza. Il più importante. Quello che permette il passaggio del timone dall’ego all’anima. Ma trasferire la coscienza dall’uno all’altra non è cosa facile. La prima azione incontrollata sarà la fuga dalla libertà per il terrore di perdere il controllo di un territorio a noi noto. Di nuovo quella terribile paura...Siamo ancora nell’ego. Quella parte di noi che ha bisogno di controllare tutto e di tenere il cervello impegnato nel quotidiano. L’ego fugge l’amore perché in esso teme si celi la sua fine. La sua vista ha un campo ridotto e guarda solo alla frequenza che può cogliere: la realtà illusoria. Un’altra via rispetto a quella che conduce al centro di noi stessi: la via giusta.Eppure qualcosa comincia a muoversi.Quando si viene iniziati all’amore nulla è più come prima, anche se per accorgercene dobbiamo attendere un “impatto”. Ma è a questo che la vita di un “adepto” porta, se necessario.

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Mike era nel deserto a combattere la guerra. In fuga da quello strano sentimento e da sé stesso. Ma ora che crede di essere alla fine del viaggio, la verità gli si staglia davanti. L’amore che tanto aveva tenuto a distanza, era lì. C’era sempre stato. Solo che ora avrebbe desiderato viverlo.

cms_4716/foto_6.jpgEra stato quello a dargli il coraggio di combattere, sfidando i fantasmi del rifiuto, del tradimento, dell’abbandono, dell’umiliazione che ora vede rivivere in un creato artificiale, fatto di una mescolanza tra realtà e finzione.Per uno strano meccanismo non li odia più. Li accoglie quali parti di sé.È questo che accade quando la Coscienza cambia di casa. La visione si dilata, si percepisce il micro quale parte indissolubile del macrocosmo e, in quanto tale, sua perfetta rappresentazione olografica.Gli altri sono allora aspetti della poliedricità che, in un certo senso, ci appartiene e con la quale siamo chiamati a fare i conti.Mike ha fatto il suo salto. E ora che l’ego ha abbracciato la via della sublimazione nell’anima, è libero.Ecco cos’è capace di fare l’amore. Ci immette sulla Via maestra, quella che porta alla vera realizzazione di sé, attraverso la visita dell’“Interiora Terrae”, affinché la luce della consapevolezza possa esservi condotta.Dunque è questo il suo fine: accompagnare ogni essere verso la liberazione di sé, per rinascere nell’eternità della vera vita, scoprendo che in essa non può celarsi alcuna morte.Sono solo le donne e gli uomini nuovi – in quanto rinati – a poter davvero cambiare il mondo.“Non potrà esserci nessuna rivoluzione di massa finché non vi sarà una rivoluzione personale, a livello individuale” (Jim Morrison).

Silvia Girotti

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