Quasi 750mila morti nel mondo. Covid, scienziati su "Nature": "Vaccino russo affrettato e rischioso"

In Italia il totale delle vittime sale a 35.225. Mantovani: "Nessuna evidenza che sia più gentile". Speranza:"test per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna"

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Sono quasi 750mila le persone che, nel mondo, hanno perso la vita per complicanze legate al coronavirus. E’ quanto si legge nell’ultimo bilancio della Johns Hopkins University, che aggiorna a 749.358 il totale delle morti riconducibili alla pandemia.

Due giorni fa il totale dei contagiati confermati a livello globale ha superato la quota dei 20 milioni e ora si attesta a 20.620.847.

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"Una decisione pericolosamente affrettata". Anche la comunità scientifica internazionale dice la sua, dopo l’annuncio del presidente russo Vladimir Putin che ieri ha comunicato l’approvazione da parte dell’autorità sanitaria del Paese - prima al mondo - al vaccino contro il coronavirus Sars-CoV-2 per uso diffuso. Le voci degli esperti sono state raccolte da una rivista scientifica di riferimento, ’Nature’, e si parla di "indignazione" riguardo al tema della sicurezza. Per i ricercatori il problema è proprio questo: il vaccino in questione "non è stato testato in ampi studi", e dunque condannano la decisione di approvarlo così.

La Russia, si legge su ’Nature’, "non ha completato grandi prove per testarne sicurezza e efficacia, e il lancio di un vaccino non adeguatamente controllato potrebbe mettere a rischio le persone che lo ricevono". Potrebbe anche ostacolare, secondo gli scienziati, "gli sforzi globali per sviluppare un’immunizzazione di qualità contro Covid-19".

"Questa è una decisione sconsiderata e sciocca - dichiara Francois Balloux, genetista dell’University College London - La vaccinazione di massa con un vaccino testato in modo improprio non è etica". Ma ad esprimersi non in maniera positiva è anche Svetlana Zavidova, capo dell’Associazione russa delle organizzazioni di sperimentazione clinica: "È ridicolo, ovviamente, ottenere l’autorizzazione su questi dati", afferma l’esperta.

Nel suo annuncio, Putin ha affermato che l’ente regolatorio russo ha approvato il vaccino sviluppato dall’istituto di ricerca Gamaleya di Mosca, anche se i trial di fase III devono ancora essere completati. Senza una sperimentazione di fase III ultimata, Zavidova teme anche che non sarà chiaro se il vaccino prevenga Covid-19 o meno, o se provochi effetti collaterali dannosi. "Il nostro sistema per il monitoraggio della sicurezza penso non sia il migliore", osserva.

Gli studi in questione comportano la somministrazione del vaccino o di un placebo a migliaia di persone. Il vaccino di Gamaleya è stato somministrato a 76 volontari come parte di due studi in fase iniziale elencati su ’ClinicalTrials.gov’, ma non sono stati pubblicati né i risultati di tali studi né quelli di altri studi preclinici e si sa poco altro sul vaccino sperimentale, scrive ’Nature’. Il ministro della sanità russo Mikhail Murashko ha affermato che sarebbe stato introdotto gradualmente sui cittadini e somministrato prima agli operatori sanitari e agli insegnanti.

"Qualsiasi problema con la campagna di vaccinazione russa", riflette Balloux, "sarebbe disastroso sia per i suoi effetti negativi sulla salute, ma anche perché ritarderebbe ulteriormente l’accettazione dei vaccini nella popolazione". "Se sbagliano, potrebbe minare l’intera impresa globale", gli fa eco Peter Hotez, del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas. Secondo gli elenchi di ’ClinicalTrials.gov’, il vaccino russo, che viene somministrato in due dosi, è composto da due adenovirus che esprimono la proteina del coronavirus Sars-Cov-2.

La prima dose contiene un virus Ad26 - lo stesso ceppo utilizzato in un vaccino sperimentale sviluppato dalla società farmaceutica Johnson & Johnson e dalla sua controllata Janssen - mentre il ’richiamo’ è costituito da un virus Ad5, come quello in sperimentazione in Cina da parte della CanSino Biologics. Dal certificato di registrazione in lingua russa, riferisce ’Nature’, emerge che tutti i 38 partecipanti che hanno ricevuto una o due dosi del vaccino hanno prodotto anticorpi contro la proteina spike di Sars-CoV-2, inclusi potenti anticorpi neutralizzanti che inattivano le particelle virali.

Risultati simili a quelli ottenuti da altri candidati vaccini in sperimentazioni di fase iniziale. Anche gli effetti collaterali sarebbero simili. Hotez si aspetta comunque che il vaccino di Gamaleya susciti una risposta immunitaria "decente". "L’impresa tecnica di sviluppare un vaccino contro Covid-19 non è molto complicata", dice. "La parte difficile è produrre questi vaccini sotto ’ombrelli’ di qualità". Poco si sa sui piani di sperimentazione di fase III per il vaccino russo. "Semplicemente - afferma Danny Altmann, immunologo dell’Imperial College di Londra - non sono riuscito a trovare alcun dettaglio pubblicato di un protocollo".

Il capo di un fondo di investimento sostenuto dal governo russo ha dichiarato che il vaccino sarà sottoposto a test di fase III negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in altri paesi, secondo l’agenzia stampa russa Tass, di proprietà statale. Il funzionario riferisce anche di richieste di acquisto per 1 miliardo di dosi ricevute da 20 paesi (in America Latina, Medio Oriente, Asia e altrov) e di una produzione in atto già per 500 milioni di dosi. "Non sono sicuro di cosa stia facendo la Russia - scrive su Twitter Florian Krammer, virologo della Icahn School of Medicine a Mount Sinai, New York City - ma di certo non prenderei un vaccino che non sia stato testato in Fase III. Nessuno sa se è sicuro o se funziona. Stanno mettendo a rischio la loro popolazione".

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Sono 481 i nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, per un totale di 251.713 contagi da inizio emergenza. E’ quanto emerge dal report quotidiano diffuso dal Ministero della Salute e consultabile sul sito della Protezione Civile. Nelle ultime 24 ore si registrano anche altri dieci morti. Il totale delle vittime sale a 35.225.

Aumenta il numero delle persone in terapia intensiva con coronavirus: attualmente sono 53, 4 in più rispetto a ieri. Mentre sono 202.697 le persone guarite da inizio emergenza, 236 in più nelle ultime 24 ore.

Da ieri sono stati 52.658 i tamponi effettuati in Italia, per un totale di 7.369.576 da inizio emergenza.

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"Non c’è nessuna evidenza che il coronavirus stia diventando più gentile". Lo ha spiegato Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, in un colloquio a 360 gradi sul coronavirus durante ’Il caffé del mercoledì della Fondazione Einaudi’, che si è svolto sui social della Fondazione. "Quando dico non c’è nessuna evidenza - precisa - dico che non c’è nessuna evidenza che sia stata messa a disposizione della comunità scientifica, attraverso le riviste scientifiche o in ’open access’ come facciamo adesso per accelerare la condivisione dei dati". Per Mantovani spesso, "si fa confusione tra due cose diverse. Una cosa è un virus che abbia avuto delle mutazioni e diventa più gentile nei nostri confronti. Tutti lo vorremmo, ma non è successo. Altra cosa è la malattia. Come Humanitas abbiamo trattato 2.300 pazienti, abbiamo avuto 115 unità di cure intensive piene, abbiamo usato 600 letti. Ora, l’ultima volta che ho controllato nel mio ospedale c’era un paziente in unità di cura intensiva, due malati e tre sospetti. La malattia si è attenuata, per diversi motivi. Il primo è che si ammalano i più giovani, il secondo è che, come infezione respiratoria, d’estate migliora".

L’APPELLO AI GIOVANI - "Il mio invito ai giovani è di comportarsi in modo responsabile, a protezione dei più deboli, che sono tanti. Si può andare in montagna o divertirsi in maniera responsabile". Il riferimento alla montagna non è casuale. "Non sono giovane, ma io stesso ho voglia di togliermi la mascherina - racconta l’immunologo -Amo la montagna e qualche sera fa sono andato a dormire al rifugio. Fuori, mentre passeggiavo, sono stato senza mascherina, ma quando abbiamo cenato in rifugio l’ho messa, per proteggere me stesso e soprattutto gli altri".

LA SFIDA DELL’INVERNO - "Noi abbiamo avuto un grande incendio. Il nostro problema, ora, è quello di controllare i fuochi che si riaccendono. E’ questa la nostra sfida di ora ma, soprattutto per l’autunno-inverno: controllare i nuovi focolai di coronavirus. Tutto questo lo dobbiamo fare a livello personale, a livello di singole istituzioni e di Paese". "Per me è motivo di tristezza - ha detto Mantovani riferendosi alle seconde ondate pandemiche che hanno colpito diversi Paesi - quello che sta succedendo negli altri Paesi. Se noi infatti non abbiamo imparato abbastanza dalla Cina, loro non hanno imparato dall’Italia. Non hanno imparato da quello che è successo in una della Regioni più sviluppate del mondo, con un ottimo sistema sanitario, che è la Lombardia". "Quello che sta succedendo intorno a noi - ha concluso Mantovani - deve costituire un segnale importante per un comportamento responsabile. Oggi siamo in una situazione come quella dei grandi incendi dell’Australia, che hanno devastato intere aree del Paese. Dobbiamo prepararci a spegnere i fuochi appena si riaccendono".

TEST SIEROLOGICI - "Diffidare di test sierologici che non siano effettuati da strutture riconosciute e di alta qualificazione tecnica e scientifica"."Ci sono più di 100 test sierologici di vario tipo, acquistabili su Internet o in farmacia. Molti di questi non hanno una sensibilità o una specificità adeguata per coronavirus", ha detto Mantovani ricordando "il caso clamoroso del Governo inglese che ha acquistato 30 milioni di test e poi li ha buttati nel cestino". "Un test sierologico con il 90% di accuratezza - ha concluso - è un pessimo test. Perché in una popolazione in cui il virus circola poco è come tirare una monetina".

ZONE ROSSE - "Non c’è dubbio che c’è stato un ritardo tragico nella fare le zone rosse" in Lombardia. Ma "è molto facile giudicare con il senno del poi e giocare la partita guardandola alla tv: quando si è in mezzo è molto più difficile". "In Lombardia - ha spiegato l’immunologo ricordando gli studi che hanno identificato due diverse aree in cui si è sviluppata la pandemia - non c’è stato un solo tsunami, ma due. Non identificati per almeno un mese e mezzo. Questo è lo scenario scientifico. Tutti siamo d’accordo che c’è stato un ritardo nel fare le zone rosse nelle valli bergamasche. E credo che vado scritto a merito del Comitato tecnico-scientifico di essersi reso conto della situazione e di aver dato un segnale d’allarme". Mantovani spiega di avere "rispetto per chi ha avuto responsabilità di governo nell’emergenza, al di là degli errori. Per quanto ci riguarda ci si è trovati a fare medicina di guerra. E credo che ci sono stati errori, come quello delle zone rosse. E grandi errori come quelli di chi ha raccontato che ci trovavamo di fronte a una banale influenza e i dati non dicevano quello. Ma se facciamo la somma algebrica di tutto, il Paese si è comportato bene. La somma è positiva", conclude.

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Governo e Regioni corrono ai ripari, uniformando le ordinanze per scongiurare una seconda ondata di coronavirus, dopo l’aumento dei contagi in Italia e per risolvere il nodo di quelli di rientro dall’estero. Al termine della riunione di ieri sera con il ministro Francesco Boccia, è stato quindi il titolare della Salute, Roberto Speranza, ad annunciare nuove misure per quanti arriveranno o torneranno in Italia da ben quattro Paesi.

"Ho appena firmato una nuova ordinanza che prevede test molecolare o antigenico, da effettuarsi con tampone, per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Inoltre si aggiunge la Colombia alla lista dei Paesi per cui è previsto divieto di ingresso e transito", ha scritto su Facebook, aggiungendo: "Dobbiamo continuare sulla linea della prudenza per difendere i risultati raggiunti negli ultimi mesi con il sacrifico di tutti".

Secondo quando si apprende, la soluzione proposta dal ministro alle Regioni prevederebbe test molecolare o dell’antigene con risultato negativo, eseguito 72 ore prima del rientro, oppure tampone obbligatorio entro 48 ore dall’arrivo in Italia per chi torna appunto da Spagna, Croazia, Malta e Grecia, considerati Paesi a rischio.

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