Quando una mela morsicata si eleva a status symbol

Genesi di un icona

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Era il 1974 alla Atari, società statunitense produttrice di videogiochi. Due amici, accomunati dalla passione per la tecnologia oltre che dallo stesso nome, Steve, Wozniak e Jobs, lavoravano alla prima versione della circuiteria del videogioco Breakout, ma presto decisero di mettersi in proprio, fondando la Apple Computer il 1º aprile del 1976.

Certo, allora non potevano immaginare che stavano dando vita a un icona contemporanea, tanto amata quanto criticata, ma soprattutto a un’azienda con un valore al 2015 assolutamente fuori dall’ordinario, pari a 684 miliardi di dollari.

Sede della società il garage di casa Jobs, il logo la mitica mela morsicata che sarebbe diventata un’icona dell’high-tech, un capitale sociale praticamente inconsistente, al punto che per finanziarsi Jobs decise di vendere il suo furgone Volkswagen, mentre Wozniak fu costretto a dare via la calcolatrice scientifica. Unico modo per racimolare qualche dollaro.

Apple fu fondata insieme a Ronald Wayne, una conoscenza che Jobs aveva ai tempi della Atari.

Quest’ultimo lasciò quasi subito la società rinunciando a una partecipazione azionaria del 10% che oggi ammonterebbe un valore semplicemente astronomico.

Buona parte di questa leggenda è dovuta proprio al primo pionieristico progetto denominato Apple I, da cui tutto ebbe inizio.

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Il suo pregio era la semplicità: un computer discretamente potente che Wozniak era riuscito a progettare utilizzando pochi componenti (rispetto ai concorrenti) quindi era relativamente economico. La capacità di Wozniak fu quella di semplificare un circuito elettronico riducendone i costi per creare un oggetto realmente fruibile per tutti. Un anno dopo con il suo successore, l’Apple II presentato al pubblico, il 16 aprile del 1977 durante il primo West Coast Computer Faire, nasce l’era del personal computer.

Da allora fino ai giorni più recenti il sogno di Cupertino è divenuta la realtà che tutti conosciamo e se oggi il computer e lo smartphone diventano il migliore amico dell’uomo, se è radicalmente cambiato il modo in cui ascoltiamo la musica, realizziamo video, scattiamo foto, se il cellulare è diventato un apparecchio tuttofare, quasi un estensione dei nostri sensi, molto del merito è suo.

Di un californiano tanto visionario quanto pignolo, caratterialmente difficile, i cui idoli erano Bob Dylan e Pablo Picasso.

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Steve Jobs, colui a cui si devono rivoluzionari cambiamenti all’industria dell’information Technology e che il 24 febbraio 2016 avrebbe compiuto 61 anni.

La Apple grazie alla genialità del suo creatore e alla professionalità delle sue menti pensanti ha saputo rendere l’informatica non più un luogo inaccessibile ai più, ma un nuovo mondo, estremamente accattivante, nel quale poter scoprire e utilizzare in modo intuitivo conoscenze e servizi ormai considerati essenziali.

Forse per la prima volta oggetti legati alla tecnologia più spinta sono divenuti “opere” che hanno saputo dar vita a nuovi canoni di funzionalità e di bellezza, elevando il possesso del prodotto, risultato da tale sintesi, a status symbol.

Strumenti non solo di lavoro o di comunicazione, ma “fenomeno aggregativo”.

Apple Lisa fu il primo computer controllato non soltanto con una tastiera, ma con un nuovo e curioso apparecchio: il mouse.

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E ancora negli anni a seguire, Macintosh, iMac, iPad, iPod e soprattutto iPhone rappresentano la sintesi perfetta di “think different.”

Da questo pensare diversamente negli anni ne è scaturita quasi una “guerra di religione” tra i fan della Mela e quelli che utilizzano prodotti di altre marche: quasi una missione, convincere il circostante, gli altri, della superiorità di un prodotto che fa della semplicità, della completa integrazione programma / macchina e dei canoni estetici, l’arma vincente.

Critiche e controversie hanno inevitabilmente accompagnato la Mela morsicata nel suo cammino.

Vuoi per uno sviluppo aziendale di tipo verticale che renderebbe di fatto quello di Apple un ecosistema chiuso nei confronti degli altri, determinando così logiche di mercato che intenzionalmente non renderebbero compatibili i suoi prodotti con quelli di altri competitors, circostanza che almeno in una fase iniziale, nelle economie di scala ha portato a prezzi inevitabilmente più alti rispetto alla concorrenza.

Una guida eccessivamente personale del CEO con grande accentramento di poteri e funzioni decisionali sopratutto nell’era Jobs.

Battaglie legali col fisco dei vari Paesi per evasioni miliardarie.

Le durissime critiche mosse recentemente per le condizioni lavorative degli operai che confezionano i suoi prodotti nelle fabbriche della cinese FOXCONN.

Tutto ciò di fatto non ha fiaccato il credo dei milioni di seguaci che ogni anno puntualmente alla vigilia della vendita del nuovo “ rivoluzionario” iPhone si mettono in una sorta di quasi religiosa attesa dinanzi l’Apple Store in ogni dove sul pianeta.

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Il successo della Apple è stato proprio quello di rendere indispensabili strumenti e applicazioni che credevamo impossibili o comunque superflui.

Giorno dopo giorno la tecnologia di Cupertino è entrata nella nostra quotidianità e ha fatto di oggetti apparentemente inutili, oggetti di culto, divenuti indispensabili per tanti.

Si sono creati nuovi bisogni e messi nelle mani dei consumatori gli strumenti in grado di soddisfarli. Perciò quale siano le reali necessità dell’acquirente, siano queste rivolte a soddisfare lo stare al passo coi tempi, siano legate a una moda o al marchio, il Brand Apple rimane il simbolo che contraddistingue l’appartenenza a una ben precisa classe, spaccato culturale e identificativo.

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Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.“

Steve Jobs.

Grazie a chi innova, creando nuovi orizzonti per la collettività.

La dimostrazione che con la l’intelletto chiunque può raggiungere traguardi assoluti.

Massimo Lupi

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