QUIRINALE 2022, A VUOTO PRIMO SCRUTINIO:672 SCHEDE BIANCHE

Pressing dei partiti: "Serve iniziativa". E Draghi fa la prima ’mossa’ - Da Meloni a Letta-Conte: Salvini cerca l’intesa...smentita una telefonata tra Draghi e Berlusconi

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cms_24564/1.jpgA vuoto come previsto la prima votazione per l’elezione del presidente della Repubblica: 672 sono state le schede bianche, i due terzi del plenum, lo stesso numero richiesto per l’elezione nei primi tre scrutini. Le schede nulle sono state 49, i voti dispersi 88. Presenti e votanti 976. Previsto per oggi, alle 15, il secondo scrutinio.

Da Alberto Angela ad Amadeus passando per Silvio Berlusconi ed Elisabetta Belloni. Sono questi alcuni dei nomi votati per il capo dello Stato. Nomi che hanno interrotto l’elenco di schede bianche.

Tra gli altri ci sono stati anche Antonio Tajani, Umberto Bossi, Paolo Maddalena, i deputati Antonio Tasso ed Ettore Rosato, Pierluigi Bersani e Antonio Martino. Voti anche per Bruno Vespa, il presidente della Camera, Roberto Fico. Un voto anche per Craxi, senza specificare il nome di battesimo, poi due per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e per Francesco Rutelli. Uscito anche il nome della ministra della Giustizia, Marta Cartabia e, per due volte, anche quello di Marco Cappato, impegnato nelle battaglie a favore dell’eutanasia.

Un voto anche per lo scrittore Mauro Corona, ospite della trasmissione ’Cartabianca’ di Bianca Berlinguer, e il giornalista Claudio Sabelli Fioretti, dallo spoglio per l’elezione del Presidente della Repubblica. Votata anche la senatrice a vita Liliana Segre nel primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica che ha visto un voto anche per Pier Ferdinando Casini.

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Il primo a essere chiamato alle 15 per votare Umberto Bossi, accompagnato in sedia a rotelle. Dopo di lui il deputato M5S Leonardo Penna, secondo di una lista di parlamentari che hanno chiesto di votare per primi per giustificati motivi.

Dopo i grandi elettori che hanno chiesto di poter anticipare il voto per l’elezione del presidente della Repubblica a causa di motivate ragioni di salute, sono stati chiamati i senatori a vita. Erano presenti e hanno votato Elena Cattaneo, Mario Monti, Liliana Segre e Renzo Piano. Assenti, invece, Carlo Rubbia e Giorgio Napolitano.

Dopo ore di vertici e trattative per la scelta del prossimo capo dello Stato ancora i leader dei partiti si incontreranno per definire la strategia da adottare nel corso di queste prime votazioni mentre va avanti il confronto sui nomi dei candidati.

I due dati della giornata di ieri sono stati il movimentismo di Matteo Salvini e quello, non confermato però da fonti ufficiali, del premier Mario Draghi. "Finalmente a palazzo Chigi hanno capito che bisogna sporcarsi le mani", sussurra in Transatlantico un big pentastellato della corrente pro-Draghi. In tutto questo si inserisce una nuova giornata di movimentismo anche per Enrico Letta che continua, instancabile, a lavorare alla mediazione per l’elezione del capo dello Stato.

Il segretario del Pd ha prima visto i leader del fronte progressista, Roberto Speranza e Giuseppe Conte, per confermare la scheda bianca alla prima chiama. Un contatto anche con il premier Conte che comunque non viene confermato ufficialmente. Poi, nel pomeriggio di ieri, il faccia a faccia con Matteo Salvini. "E’ stato un incontro positivo", ha spiegato lo stesso Letta poco prima di entrare in aula per votare. Un giudizio che Pd e Lega avevano già messo nero su bianco con un comunicato identico che annunciava: "Si è aperto un dialogo". E infatti "i due leader stanno lavorando su delle ipotesi". Poi lo stesso Letta conferma: "Ci vediamo domani".

Insomma, almeno si è passati dallo stallo delle 24 ore precedenti all’avvio della partita vera e proprio sul Colle. "C’è ancora da lavorare, ci sono nodi da sciogliere ma quello che conta è che la trattativa è partita", si sintetizza in ambienti parlamentari dem. Un confronto che coinvolge Colle e governo. "Sul metodo ci siamo", ammette Francesco Boccia, dopo aver visto il segretario Pd. Ma per il resto, poco più. Almeno secondo quanto trapela. Insomma, non si sarebbe scesi nei dettagli, non si sarebbero fatti nomi. Se non l’esplicitazione della volontà di trovare una soluzione. Che è il punto di partenza.

Pressing dei partiti: "Serve iniziativa". E Draghi fa la prima ’mossa’

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Voto per il Quirinale, sarebbero stati i leader delle forze politiche a chiedere al premier Mario Draghi un’iniziativa politica. O meglio un confronto per capire meglio il perimetro d’azione, quello che intenda fare il presidente del Consiglio e cosa accadrebbe se dovesse lasciare il timone del governo per il Quirinale. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi. Così il presidente del Consiglio avrebbe deciso di muovere un passo in questa direzione, tendendo la mano per capire le richieste dei partiti, quali siano le richieste e come Draghi -autodefinitosi un ’nonno al servizio delle istituzioni’- possa servire al meglio, dal loro punto di vista, il Paese.

Sarebbe partita di qui la girandola di contatti con i principali leader, a partire da Matteo Salvini, incontrato in mattinata nonostante le mancate conferme da Palazzo Chigi e dal Carroccio. Poi i contatti con Enrico Letta e Giuseppe Conte, con altri possibili confronti nelle prossime ore -facile siano già stati, perché le voci corrono ma le bocche degli staff restano cucite- per quelle che già qualcuno definisce le ’consultazioni’ di Draghi.

E se la ’mossa’ di Draghi porta a sperare molti che la partita possa risolversi già alla terza chiama - "un Presidente eletto dai più è l’’obiettivo", assicura chi nel governo segue da vicino la partita - il timore è che il confronto con i leader possa ostacolare ancor più la corsa al Quirinale. Perché le posizioni sono distanti e già dal primo incontro di giornata - quello con Salvini - i rumors riportano di partiti pronti ad alzare la posta. E rimettere mano alla squadra di governo, se Draghi dovesse tirare dritto per il Quirinale, porta in sé tante, troppe insidie. Oltre al rischio di mandare in fibrillazione le due coalizioni e i singoli partiti.

Da Meloni a Letta-Conte: Salvini cerca l’intesa...smentita la telefonata tra Draghi e Berlusconi

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Voto per il Quirinale, continuano frenetiche le trattative per arrivare a un nome che possa mettere d’accordo tutti i partiti. L’impressione è che l’ipotesi più accreditata, almeno in questo momento sia quella di Mario Draghi. Con il nodo del governo, tutto da sciogliere, qualora l’ex governatore di Bankitalia dovesse spuntarla al Colle. Al di là di tutte le ’rose’ di nomi girate in queste ore, compresa le new entry Carlo Nordio proposta da Fdi, attorno a ’Super Mario’ ci sarebbe tutto un lavorio sotto traccia, ma resterebbe sul tavolo anche l’opzione Pier Ferdinando Casini, che pure potrebbe ottenere convergenze bipartisan. Nel centrodestra molto attivo è Matteo Salvini che, rivendicando il ruolo di king maker, oggi ha fatto un vero e proprio tour de force: ha visto prima i vertici del partito, l’alleata Giorgia Meloni, Enrico Letta, e a seguire Giuseppe Conte.

Contatti ci sarebbero stati anche tra il numero uno di via Bellerio e Forza Italia, che sembrerebbe ancora ferma sul ’no’ a Draghi imposto da Silvio Berlusconi, oggi al suo secondo giorno di ricovero al San Raffaele per controlli medici. Nelle prossime ore bisognerà capire se questo ’no’ del Cav resterà granitico o si ammorbiderà. In Transatlantico è circolata la voce di una telefonata tra Draghi e Berlusconi, smentita dai rispettivi staff. E Antonio Tajani, numero due di Fi, è tornato a ripetere che ’’questo governo deve finire la legislatura e solo Draghi può tenerlo unito’’.

Di questo giro di colloqui colpisce la nota congiunta diffusa da Pd e Lega al termine del vis a vis tra Salvini e Letta: ’’Con il faccia a faccia si è aperto un dialogo: i due leader stanno lavorando su delle ipotesi e si rivedranno domani. La conferma che qualcosa di concreto, un confronto si è aperto sui nomi. Domani nuovo round di confronti, dopo "il dialogo aperto", a partire dal bis dell’incontro tra Salvini e Letta. Possibile anche un meeting del centrodestra, che potrebbe tenersi in mattinata, per ricomporre l’alleanza - dopo il colpo di scena del forfait di Berlusconi - in vista di un possibile accelerazione della pratica Quirinale, su cui tutte le componenti di centrodestra potrebbero coincidere.

Diretta dalla Camera dei Deputati

Redazione

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