QUEL TRATTATO PER IL DISARMO NUCLEARE…

Nel 1955 Einstein e Russell proposero un documento pacifista contro le armi. Non furono ascoltati

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Albert Einstein, Bertrand Russell e una dichiarazione a favore del disarmo nucleare.

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Un triangolo insolito, ma che avrebbe potuto portare ad una storia diversa se solo si fosse deciso di far quadrare i “calcoli”. Correva il 1955 quando lo scienziato e il filosofo-matematico proposero un documento che favoriva la scelta pacifista che la storia dell’umanità aveva deciso di prendere. La Seconda Guerra Mondiale si era conclusa da dieci anni, la Guerra Fredda era iniziata da poco e tutte le genti del pianeta si erano dette estenuate da questo susseguirsi quasi ininterrotto di conflitti. L’uomo, purtroppo – come testimoniano vari eventi storici dagli anni ’60 ad oggi –, è ciclico nel suo ripetere gli errori: quanto sta accadendo in queste settimane in Ucraina ne è una testimonianza incontrovertibile. All’epoca furono intellettuali e scienziati a sottoscrivere il trattato, gli stessi scienziati che in questo periodo dovrebbero riunirsi per valutare le conseguenze dello sviluppo di armi di distruzione di massa. Non dovrebbero tuttavia radunarsi i rappresentanti di quello o quell’altro Paese, ma gli esseri umani minacciati nella loro incolumità e sulle cui spalle grava la responsabilità di poter sviluppare una contromisura. Qualsivoglia individuo che sia sottoposto al bombardamento di informazioni e che abbia sviluppato una propria idea politica si sarà reso conto che nella storia le due fazioni che si combattono sono il comunismo e l’anticomunismo, e gli esempi si sprecano.

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Ma si va oltre, si va a discutere tra esseri umani, tra esseri viventi che rischiano la propria vita ogni giorno che passa. L’evoluzione umana ha preso vie imprevedibili e inaspettate, con l’uomo che ha sviluppato la capacità di porre fine alla vita di un suo simile. Il numero sempre crescente, a livello temporale, di omicidi e conflitti denota l’incapacità di comprendere le disastrose conseguenze di una battaglia armata combattuta suon di bombe. Ormai avvengono bombardamenti ogni giorno, eppure ancora non si intravede la luce in fondo al tunnel. Si ragiona ancora su scala di città distrutte e sull’intensità delle bombe: si sa che quelle attuali sono più potenti delle precedenti e se prima erano città come Hiroshima e Nagasaki a venir distrutte, ora sono metropoli come Londra o New York City a rischiare di venir rase al suolo. A questo punto ci sono due domande da porsi: l’uomo è davvero capace di mettere fine alle guerre rinunciando alla sovranità nazionale del proprio paese? Oppure correrebbe il rischio, pagando tutti i prezzi del caso, di estinguere il genere a cui appartiene perché intrinsecamente incapace di abbandonare l’effetto placebo generato dall’illusione di poter essere superiori a tutti e tutte?

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La storia dell’uomo è costellata di illusioni ed effetti placebo. Dal banale “soffiare sul piatto bollente” – sforzo inutile se si pensa di raffreddare ciò che si deve mangiare, in quanto l’abbassamento della temperatura avviene solo per cessione del calore – al credere di poter comandare su tutti gli altri popoli. Dall’Ucraina che crede che la militarizzazione da parte della NATO la renda comunque un paese pacifico – se hai delle armi distruttive, e l’occasione di vendicarti, è difficile non cedere alla tentazione di dimostrare che “tu puoi” – alla Russia che pensa che prendersi con la forza ciò che crede le spetti di diritto la renda meritevole di rispetto. In tutto questo, tuttavia, c’è una parola che perde di forza e di significato: umanità. Questo termine continua a suonare vago e astratto, quasi privo di senso. L’umanità viene sacrificata ogni giorno in favore di una dimostrazione non necessaria e non voluta della “legge del più forte” teorizzata da Sigmund Freud. Come più volte asserito non si tratta più della crisi russo-ucraina o dei conflitti in Afghanistan: in qualunque epoca e in qualunque luogo del mondo l’uomo ha quasi sempre scelto la morte pur non di non dimenticare le acredini con qualcun altro – si parla di omicidi e di battaglie molto più grandi. Ci si appella al buon senso dei colossi mondiali e di chi comanda questo pianeta, ma si possono dormire sonni tranquilli? Siamo proprio sicuri e sicure che la proposta antinucleare di Einstein e Russell sia inutile?

Francesco Bulzis

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