QUANTO COSTA UNA VITA?

16enne commissiona l’omicidio dei genitori a un amico, in cambio di mile euro. Non sopportava i continui litigi con la madre

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Sono finite nella maniera più brutale possibile le vite di Salvatore Vincelli (60 anni) e Nunzia Di Gianni (45), nella loro villetta di Pontelangorino di Codigoro (Ferrara). Massacrati a colpi d’ascia mentre dormivano nel loro letto, nella notte tra lunedì e martedì scorso, dal migliore amico del figlio. Stando alle parole degli inquirenti, sarebbe stato proprio Riccardo Vincelli, figlio 16enne della coppia, a pianificare l’omicidio nei minimi dettagli, per poi commissionarlo a Manuel, di appena un anno più grande.

Chi li conosce afferma che i due ragazzi fossero legatissimi. Facevano tutto insieme, avrebbero fatto qualsiasi cosa l’uno per l’altro. L’efferato delitto commesso testimonia la folle e malsana amicizia di questi adolescenti, che si consideravano fratelli sebbene profondamente diversi sotto molti aspetti. Riccardo viene descritto come un ragazzo sfrontato ed estroverso, a volte persino prepotente nei confronti dei suoi coetanei. Il denaro e gli abiti firmati lo facevano sentire sicuro di sé, superiore agli altri. Di studiare non aveva voglia, piuttosto desiderava condurre una vita senza regole, piena di vizi e di quei piaceri “proibiti” che tanto lo affascinavano: serate folli in discoteca, fiumi di alcol e tanto fumo, forse anche cocaina. Sua madre non ne poteva più di tanta sregolatezza, non poteva starsene con le mani in mano, mentre la vita del figlio andava alla deriva: così erano iniziati i litigi, esacerbati dall’insuccesso scolastico del 16enne. Riccardo se ne lamentava continuamente: qualsiasi intrusione nel mondo virtuale che si era costruito, fatto di lusso e divertimento sfrenato, era di troppo.

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Manuel era entrato nella vita di Riccardo quando entrambi erano ancora dei bambini, assumendo ben presto il ruolo di suo fedele aiutante, affiancandolo anche nelle imprese più folli. Timido ed introverso, si lasciava travolgere dall’incontenibile esuberanza dell’amico, affascinato da quella ricchezza che la sua famiglia, di livello economico inferiore, non poteva assicurargli. Conoscendo il suo tallone d’Achille, Riccardo gli aveva offerto mille euro per spingerlo a commettere l’omicidio, dandogliene già ottanta di “anticipo”, quasi a voler suggellare il patto. Una proposta che Manuel non poteva certo rifiutare: quei soldi gli avrebbero permesso di emulare l’amico, ergendosi su quello stesso piedistallo che faceva sentire Riccardo il padrone del mondo. I genitori ne rivendicano la bontà, sostenendo che il ragazzo, debole di carattere, sia stato plagiato dal suo compagno d’avventure. Ma è stato Manuel a “sporcarsi le mani”, a massacrare i coniugi con un’ascia presa dal capanno degli attrezzi della famiglia Vincelli. Al 17enne era riservato anche il compito di occultare i cadaveri, mentre Riccardo era intento a costruirsi un alibi. Il progetto iniziale prevedeva che i corpi senza vita di Nunzia e Salvatore venissero gettati in un canale, ma al momento dell’azione sono risultati troppo pesanti per Manuel, che ha quindi chiamato l’amico. Insieme, i due adolescenti hanno simulato una rapina, sottraendo un mazzo di chiavi e mettendo dei sacchetti di plastica attorno alla testa di ciascuno dei due coniugi. Poi, come se nulla fosse accaduto, sono tornati alla loro solita vita, ai loro amati videogames. Nessun segno di pentimento, nessuna reazione emotiva: è questo l’aspetto più sconvolgente di questa tragica vicenda. I genitori di Riccardo sono stati eliminati con totale indifferenza e noncuranza, come si fa con i “cattivi” in quei giochi virtuali che riempivano i pomeriggi dei due adolescenti. Se ne sono sprecate tante di parole, puntando il dito verso i genitori, la scuola, la società, le nuove generazioni. Non ci è dato di sapere cosa sia potuto passare per la testa dei due ragazzi, né cosa abbia contribuito a far sì che concepissero idee tanto malsane. Non ci è dato di giudicare l’operato di coloro che si sono presi cura di Manuel e Riccardo. L’unico dato che possiamo tristemente constatare è la profonda svalutazione dell’esistenza umana. La vita di due persone, in un macabro “listino prezzi”, è venuta a costare appena mille euro, mentre dovrebbe essere considerata come un valore assoluto e impagabile, a prescindere dai legami di sangue. Il continuo accumulare ricchezze, assunto come obiettivo di vita da nuove e vecchie generazioni, ci sta decisamente sfuggendo di mano. I nuovi “valori assoluti”, di cui non si può fare a meno, sono gli abiti firmati, le auto costose, i videogiochi, il fumo e le droghe. E’ su questa concezione distorta che occorrerebbe lavorare, partendo dagli adulti fino ad arrivare ai più piccoli, più esposti al condizionamento.

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La mattina successiva all’omicidio, Riccardo ha chiamato la zia e, in lacrime, ha raccontato di aver rinvenuto i corpi senza vita dei genitori, parlando di una probabile rapina. Nella notte tra martedì e mercoledì, i due amici sono stati convocati dalla Polizia in qualità di testimoni. Le intercettazioni ambientali hanno rilevato una conversazione “sospetta”, così gli inquirenti li hanno sottoposti a un altro interrogatorio, al termine del quale hanno confessato il crimine. Manuel avrebbe manifestato evidenti segni di sconvolgimento e pentimento, mentre Riccardo avrebbe risposto alle domande con assoluta indifferenza. Ieri, il Gip del Tribunale dei minori di Bologna ha disposto la custodia carceraria per entrambi, accogliendo la richiesta del Pm Silvia Marzocchi. Si apre dunque un lungo percorso di redenzione per i due giovani, costretti ora ad affrontare quel mondo reale e quelle responsabilità da cui si erano sempre sottratti.

Federica Marocchino

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