QUANDO IL TURISTA E’ DI TROPPO

Alta tensione in diverse città spagnole: scatta l’allarme “turismofobia”

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Qualora vi capitasse di visitare Barcellona, Valencia o altre città della meravigliosa Spagna, potreste facilmente imbattervi in invettive del tipo “Gaudì vi odia”, “Andate via” o “Il turismo uccide il quartiere”. La rabbia degli iberici scorre lungo le pareti dei palazzi, i cartelli affissi ai balconi, gli striscioni portati in piazza da chi davvero non ne può più. La proverbiale ospitalità spagnola ha ceduto all’insostenibile peso di un turismo sempre più invasivo, quasi molesto. Come registrato da un sondaggio municipale, ad oggi un barcellonese su due valuta negativamente l’ondata di turisti dell’estate in corso; per il 19% della popolazione, addirittura, il primo e più grave problema della città sarebbe costituito dal turismo. Una convinzione diffusa, che appare paradossale agli occhi degli stranieri: com’è possibile rinnegare l’importanza del settore economico più fruttuoso per la Spagna?

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Le ragioni della “turismofobia” sono tante, e quasi tutte valide. Al primo posto l’inciviltà dei vacanzieri: fin troppo spesso le buone maniere restano a casa, facendo spazio ad atteggiamenti barbarici che, nel caos della caratteristica movida spagnola, innescano il circolo vizioso della violenza e dell’intolleranza. Tra selvagge sessioni di selfie, serate folli, fiumi di alcol e altri eccessi, la Barceloneta – l’antico quartiere di pescatori e marinai – non trova più pace. La situazione peggiora ogni anno di più, con l’intensificarsi dell’esodo: il numero di visitatori giunti nella sola Barcellona nel 2016 ha superato i 30 milioni, contro una popolazione locale di “soli” 1,6 abitanti. Una situazione a cui si è cercato di far fronte con l’approvazione del PEUAT (Plan Especial Urbanistico de Alojamiento Turistico), un progetto volto a ridurre la costruzione di nuovi alloggi per stranieri in visita nella città catalana. Anche se in vigore dallo scorso 27 gennaio, le disposizioni del PEUAT porteranno i primi frutti solo dopo il 2019, considerando che il divieto non riguarda i progetti già approvati.

L’altro annoso problema che affligge gli abitanti delle principali località turistiche riguarda l’aumento dei prezzi degli affitti e del costo della vita in generale. In risposta al sovraccarico di richieste da parte degli aspiranti visitatori, le tariffe sono cresciute progressivamente, costringendo i cittadini residenti nei quartieri centrali - ormai finiti sul lastrico - a migrare verso la periferia. Tanto per citare un esempio, nel Barri Gòtic, popolare quartiere della città vecchia, i costi per metro quadrato hanno subito un’impennata del 67%, che ha fatto scendere la percentuale dei residenti all’8%. Secondo i cittadini stessi, ciò sarebbe imputabile alla frenetica attività di molte piattaforme online, come Airbnb. Sono in aumento le denunce nei confronti degli “albergatori improvvisati”: avendo intuito l’enorme potenziale del settore turistico, molti si sono lanciati a capofitto in attività che, per la Legge, si collocano al limite della legalità. Le regole catalane, infatti, impongono il possesso di un’apposita licenza turistica per chiunque voglia investire nel settore, anche per l’affitto di una sola camera; un obbligo snobbato sistematicamente dalle compagnie che operano in rete, le più gettonate del momento. Negli ultimi mesi sono stati intensificati i controlli da parte degli ispettori, ma molti degli affittacamere abusivi sono riusciti a farla franca.

cms_6885/3.jpgSono stati gli esponenti dell’estrema sinistra – in particolare, i giovani dell’Arran, gruppo affiliato con il Cup (Candidatura di Unità Popolare) – a farsi portavoce dell’insofferenza generale, a dir la verità manifestata con metodi poco ortodossi. Lo scorso giovedì, Barcellona si è fatta teatro di gravi aggressioni ai danni dei turisti: alcuni manifestanti si sono scagliati contro un bus carico di viaggiatori, costringendo il conducente a scendere e bucando le gomme del veicolo. Purtroppo, questo non è l’unico episodio registrato: secondo diversi giornali, la lunga scia di violenza che sta infuocando l’estate spagnola andrebbe avanti dai primi mesi del 2017, quando si sarebbero verificati ben 7 atti vandalici contro alcuni alberghi della Catalogna. Di qui l’escalation di manifestazioni che sta attanagliando diversi “angoli” del Paese iberico, da Palma de Maiorca fino alla capitale, Madrid. Nelle ultime ore, l’organizzazione giovanile di Sortu ha organizzato una manifestazione di protesta per il prossimo 17 agosto, in concomitanza con la settimana delle feste patronali di San Sebastian (che fa parte della comunità autonoma dei Paesi Baschi, nella Spagna nord-orientale). Nonostante la dura reazione del governo, che minaccia azioni legali nei confronti dei responsabili, la battaglia contro il turismo è ancora aperta: i cori di protesta non si placheranno, se non dinanzi a una soluzione concreta. Il malcontento continuerà a infiammare le caldi notti d’agosto: gli spagnoli desiderano riappropriarsi del proprio futuro, violato da chi vuole solo trarne illimitati proventi economici.

Federica Marocchino

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