QUALE ALFABETO PER IL FUTURO TRIESTINO ???

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A cura de La Stampa, unitamente ai quotidiani del Gruppo Gnn Gedi News Network con il supporto di Intesa San Paolo, il progetto “Alfabeto del Futuro” è andato alla ricerca, anche a Trieste, di linee guida circa idee la cui messa in opera, attraverso la creazione di una rete di competenze e talenti interagenti con le energie del Paese, risulti d’aiuto ad uscire dall’impasse ristagnante della drammatica visuale di minacciosa criticità che, in avvenire, potrebbe essere differita sulla base di quanto già sperimentato come pandemia guerra e l’insostenibile procedere del caro vita a causa della impennata dei prezzi.

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Con un benvenuto, da parte di Luca Ubaldeschi direttore de Il Secolo XIX, non solo per gli ospiti in presenza e per quelli da “remoto” sui canali social ma, addirittura, per i futuristi del “Metaverso” dell’isola di Weise; dal salone Agorà , presso il Molo IV del Porto Vecchio di Trieste, è stata scritta una pagina connaturata dalla positività Giuliana che, in termini di superamento delle difficoltà contingenti, è determinata a consolidare ogni esperienza coltivando aspettative di crescenti traguardi, soprattutto, come operazione di “riscossa” in ogni ambito imprenditoriale e culturale del Turismo; secondo quanto evidenziato nel Focus dedicato alle relative sfide in itinere.

Innanzitutto, una sfida riguardo ai collegamenti per questa città straordinaria che soffre ancora di isolamento per carenza sia di comunicazioni ferroviarie sia aeroportuali; nonostante il Porto tornato ad essere primo in Italia, come era stato per tradizione Asburgica risalente alla grande Imperatrice Maria Teresa che ne aveva intuita la “chiave” per la crescita della città da 42000 a 270000 abitanti.

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Quindi, non è per caso se, proprio al Porto e alla Logistica, sono risultate le maggiori attenzioni dei Triestini che, come riportato dalla condirettrice de Il Piccolo, Roberta Giani, hanno privilegiato la relativa opzione con il 42% rispetto alle altre, circa simboli di Scienza o di Cultura come il castello di Miramare e piazza Unità d’Italia, cui si sono riferite le 1500 risposte al sondaggio su “Quale chiave per lo sviluppo futuro di Trieste?”- Altra sfida postasi, riguarda il consolidamento dell’incremento turistico della città che, da deserta nel ’90, è passata ad ospitare 200000 turisti nel 2019 sino alle attuali 500000 presenze che si vuole portare a 700000.

Nessun dubbio che si stia vivendo un momento magico che, con asse produttivo al 12% del pil, supportato dal lavoro con un turismo autoctono, ha visto Trieste cresciuta notevolmente grazie al trend crocieristico specie dopo la chiusura di Venezia alle grandi navi. Però, il futuro necessita di soluzione finale dello stato di incertezza sanitaria e ritorno al clima di pace, per il bisogno di poter cambiare offerte di itinerari che, da Trieste porto hub di partenza, vedano una ripresa in direzione di quelle mete del Mediterraneo che, all’infuori del Marocco, sino dalle Primavere Arabe risultano precluse, oltre che per le azioni terroristiche in Turchia ad Istanbul, anche a causa dell’attuale situazione di guerra che rende inapprodabile il Mar Rosso.

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Con 12 compagnie passeggeri, fra cui americani e francesi, che visitano la città per la prima volta; le crociere con navi luxury, come la Silver Spirit, lasciano tanto e non solo sul territorio di Trieste dove, dall’offerta in ogni ambito delle visite culturali sino a quello delle degustazioni gastronomiche locali, ci si attende che i turisti siano invogliati a tornare per un soggiorno vacanziero di più lunga durata. Infatti, tutto ciò che Trieste anticipa come capofila, si riversa in promozione anche per le eccellenze di tutto il FVG quali altre splendide località, da Cervignano a Grado sino ad Aquileia.

Perciò, nei confronti di un settore che promuove sviluppo per tutti gli altri, commerciali e di consumi, vieppiù supportati con l’inventiva di attività di supporto per fare andare in giro i crocieristi anche con noleggio di autonomi mezzi di circolazione; non si può che guardare in prospettiva positiva persino circa gli impatti, ambientali e non, come l’ormeggio navi prospiciente piazza Unità d’Italia. Infatti, l’inquinamento da fumi è stato contenuto imponendo l’uso bunker a bassissimo utilizzo di zolfo; per cui, l’emissione che si può constatare è fumo bianco di vapore acqueo; mentre, portando l’energia direttamente in banchina, è previsto l’uso di generatore di corrente di bordo . Tanto, dato il coinvolgimento di tutti i soggetti che assicurano la qualità servizi con 70 operatori per ognuno dei quattro diversi approdi; al cui riguardo, oltretutto, si pensa di predisporre un cospicuo aumento del personale , addirittura in vista di quadruplicazione.

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A tutto questo, si aggiunge l’indotto upportato dal programma, a cura di Intesa San Paolo, “Motore Italia” basato su un Accordo, con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, che prevede il credito di un miliardo per lo sviluppo dell’attività portuale e dell’economia ad essa collegata anche nell’entroterra Triestino; supportando, attraverso la finanza straordinaria e la digitalizzazione, il settore Cantieristico Navale per gli investimenti 4.0 sostenibili delle piccole medie imprese in base a progetti strutturali e programmi di sviluppo imprenditoriale, singoli e in filiera. Tutto, in vista di un futuro sostenibile su ogni piano, economico ambientale e sociale, con risoluzione di ogni dubbio di impatto paesaggistico, tanto da permettere anche il coronamento di una ulteriore leva di attrazione turistica, con il ripristino del famoso tram di Opicina secondo il progetto, presentato da Massimiliano e Doriana Fuksas, della stazione di testa della cabinovia metropolitana.

In buona sostanza, a Trieste si guarda ad un futuro all’insegna della speranza; ciò che trova riscontro non solo nella stessa rosea prospettiva enunciata a livello ministeriale circa il trovarsi “nel boom turistico con tendenza a raggiungere i livelli preCovid, con deciso aumento della spesa dei turisti e della crescita dei consumi di qualità”; ma anche perchè il grande ottimismo viene ancor più incoraggiato dallo stesso apprezzamento che i turisti mostrano di avere per la città, così come frequentemente espresso nel chiedere ai residenti se si rendano pienamente conto di essere privilegiati per il magnifico contesto incui vivono.

Da tutto ciò, sembra chiaro che nell’ultimo decennio Trieste ha finalmente imboccato la strada giusta per riscattare l’indubbio valore intrinseco dei suoi geni, imponendo che non si possano più svilire nel “non se pol” cui si era vista emarginata sino dal tanto contestato 26 ottobre 1954 ; al cui riguardo, ormai, non serve più rispolverare alcuna rivendicazione di Free Territory.

https://www.youtube.com/watch?v=giCRX5H0p7Y

Rosa Cavallo

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