QUALE FUTURO PER LA MODA?

QUALE E’ STATO IL LASCITO DELL’ULTIMO DECENNIO?

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Il decennio (2010-2020) appena trascorso non ha lasciato gli animi indifferenti, al contrario sta spingendo a profonde riflessioni in tutti gli ambiti professionali e dopo il mondo politico, quello economico e culturale tocca anche al fashion system tirare le somme di questi dieci anni passati con uno sguardo attento al futuro prossimo e provando a dare una risposta ad un grande domanda: “cosa ci resta della moda del secondo decennio del 2000?” La risposta a questa difficile domanda possiamo provare a trovarla in due grandi rivoluzioni indissolubilmente legate ai cambiamenti che sono avvenuti nella società odierna.

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La prima rivoluzione è stata la trasformazione delle sneakers da scarpe semplicemente “da ginnastica”, per dirla all’italiana, a shoes da indossare in qualsiasi occasione anche in quelle più formali. Soprattutto per i millennials, i più inclini ad indossarle con ogni outfit, si tratta di una rivoluzione epocale, oggi anche nei contesti più formali che richiedono un rigido dress code si chiude un occhio ammettendo le sneakers sino a ieri confinate allo street wear. Questa rivoluzione ha avuto come grande padrino Karl Lagerfeld, il grande couturier scomparso nel febbraio 2019, che nel lontano 2014 in una collezione di haute couture disegnata per la maison Chanel, spiazzando tutti gli addetti ai lavori, portò in passerella delle sneakers silver che si trasformano in scarpe da sera grazie ai preziosi fiori, ricami e glitter. Le sneakers completano gli iconici tailleur in lana bouclé, i tailleur pantaloni skinny, le tute sportive, i mini e long dress da sera in pizzo. Il designer è stato senza dubbio un anticipatore dei tempi e dei trend avendo compreso, prima degli altri, che doveva “svecchiare” la maison Chanel rendendola appetibile non solo alle mamme, ma anche alle figlie, un percorso che Karl Lagerfeld inizia già nei lontani anni ’90.

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La seconda rivoluzione è stata la forte presa di coscienza dello stretto rapporto che intercorre tra il fashion system e l’ambiente, una produzione incontrollata e oltremodo ingiustificata stava portando ad un graduale degrado e distruzione della natura. Per cercare di arginare l’inquinamento ambientale il fashion system ha deciso di riciclare plastiche e materiali di scarto investendo sulla produzione organica di cotone e altre fibre naturali. Le collezioni ecosostenibili prodotte con ciò che almeno all’inizio e in apparenza non sembrava portare grande successo economico oggi si è prepotentemente affermato come ideale parallelo alla moda “più classica”. Si è assistito ad un progressivo abbandono, finalmente verrebbe da dire, degli animali da pelliccia dove importanti maison del fashion system come Stella McCartney, Gucci, Versace, Prada (che ha deciso di produrre la sua iconica borsa in nylon riciclato) e molte altre affiancate anche dai colossi del fast fashion come H&M hanno deciso di adottare solo eco fur per le loro collezioni. Questo è stato il punto di partenza di una rapida diffusione di piumini “vegani” (senza piume d’oca), mentre per quanto concerne il denim un esempio virtuoso di come questo tessuto intramontabile possa essere utilizzato per realizzare capi trendy e al contempo rispettosi per l’ambiente è Tru Blu. Questo è il nome del prodotto del brand britannico Pepe Jeans London che si prodiga nel riciclo delle materie più varie, inoltre il brand crea collezioni per adulti e bambini fatte da giacche, felpe e borse contraddistinti dallo slogan “Be Life” (sii la vita) con materiali completamente recuperati da quelli di scarto. La designer Stella McCartney è stata la pioniera della moda conscious con la sua borsa Falabella in ecopelle e il denim organico che prende vita su pantaloni palazzo dalla stampa tie-dye in colorazione blu oceano.

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Nel 1920 la grande designer Coco Chanel portò nel guardaroba delle donne i pantaloni, gli abiti in jersey e l’iconico tubino nero (la petite robe noir), oggi a strada che si prospetta dinanzi al fashion system pare presentare un processo creativo forse non innovativo come nel 1920, ma più probabilmente funzionale all’uomo e all’ambiente partendo da quanto di buono ci ha lasciato il passato decennio e da lì partire per innovare come si è sempre fatto. Negli anni 1920 la società è rinata dalle sue stesse ceneri e la moda ha assecondato questa rinascita e voglia di innovazione, ma chissà se negli anni 2020 la moda riuscirà a fare lo stesso.

Francesco Bulzis

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