Pubblico impiego. Ecco come cambia il contratto

Aumenti solo dopo la valutazione del dirigente, mobilità obbligatoria per le eccedenze e stop agli scatti di anzianità.

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“Ciaone”, come direbbe qualcuno, al posto fisso e agli scatti di anzianità nel pubblico impiego.

Dal ministero guidato da Marianna Madia esce la bozza del nuovo testo unico. 133 pagine che, se da una parte ricalcano quanto stabilito dal Dlgs 150/2009, la Riforma Brunetta per intenderci, dall’altra introducono due concetti innovativi per i dipendenti pubblici: la licenziabilità e lo stop agli scatti di anzianità.

Il documento, che appartiene a un pezzo della legge delega sulla riforma della P.A., prevede, alla pagina 72, l’obbligo per tutte le amministrazioni di comunicare al ministero le “eccedenze di personale” rispetto a quelle “funzionali” o alla “situazione finanziaria”.

I dipendenti in esubero, in onore del principio del buon andamento che predilige nella P.A. il criterio di efficienza, possono quindi essere trasferiti, ricorrendo all’istituto della mobilità - in tal caso obbligatoria - ad altro ufficio, purché questo si trovi nel raggio di 50 chilometri da quello di provenienza.

In alternativa, le “eccedenze” possono essere messe in “disponibilità”. Ciò vuol dire che per due anni percepiranno l’80% dello stipendio, compresi i contributi per la pensione. Se entro tale termine non troveranno però un’altra occupazione, che potrebbe prevedere un inquadramento più basso e una riduzione di stipendio, verranno licenziate.

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Se ad oggi gli uffici che mancano di provvedere alla comunicazione non rischiano nulla, in base alle nuove disposizioni il dirigente incorre in un procedimento disciplinare.

Per quanto concerne gli aumenti, essendo, almeno per il 2016, le risorse destinate al rinnovo del contratto, esigue, si ragiona su incrementi graduali in funzione del reddito annuo percepito, basati su un meccanismo progressivo che concentri gli aumenti sulle fasce di reddito più basse e li diluisca su quelle più alte.

Ciò almeno finché il Governo non stanzierà fondi destinati ai tre milioni di dipendenti pubblici.

Adeguamenti inferiori potrebbero scattare al di sopra dei 26 mila euro di reddito annuo, fino a scomparire man mano che lo stipendio sale.

Nonostante gli scatti di anzianità siano già stati congelati, con le regole del nuovo testo unico vengono addirittura eliminati per sempre. Tutti i dipendenti saranno valutati annualmente dai rispettivi dirigenti. Tali valutazioni incideranno sull’assegnazione di un eventuale aumento retributivo che, oltre a variare a seconda delle risorse disponibili, non potrà essere assegnato a più del 20% dei dipendenti per ciascuna amministrazione.

Tra le novità previste anche l’obbligo della conoscenza della lingua inglese che dovrà essere attestata in fase di concorso pubblico e la visita fiscale automatica per le assenze del venerdì e dei giorni prefestivi.

Tra le notizie positive il buono pasto da 7 euro al giorno per tutti i dipendenti.

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Se in molti pensano che le novità enunciate possano diventare effettive da fine settembre, la riforma prevede che questo pezzo della delega possa essere esercitato entro febbraio 2017.

Che c’entri con la chiamata al voto per il referendum d

i ottobre…?

Massimo Lupi

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