Pompei: ritrovamento dell’affresco di Leda e il cigno

Raffigurazioni e simbologia di questo mito nella storia dell’arte

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Nei giorni scorsi, presso gli scavi di Pompei è stata fatta un’altra importante scoperta pittorica. Infatti, gli archeologi hanno riportato alla luce un affresco sensuale che raffigura Leda, regina di Sparta e moglie di re Tindaro, ingravidata da un cigno. Secondo la mitologia, come narrato anche nelle Metamorfosi di Ovidio, quest’ultimo era lo stesso Giove. Infatti, il padre degli dei, dopo averla stordita con il profumo dell’ambrosia, aveva assunto le sembianze di un cigno, per accoppiarsi con lei sulle rive del fiume Eurota.

Sulla progenie di Leda e Giove ci sono versioni discordanti. Quella più accreditata narra che da delle uova sarebbero nati i Dioscuri (Castore e Polluce), Elena e Clitennestra. Zeus stabilì che i due fratelli si dessero il cambio e ognuno di loro trascorresse un giorno da vivo sull’Olimpo e un altro da morto nell’Erebo.

L’affresco di Leda e il cigno è stato rinvenuto in un cubicolo, la camera da letto di un’abitazione, situata in Via Vesuvio, nella cittadella romana della Regio V, dove già in estate era stata scoperta l’immagine di un Priapo che si pesava il fallo.

Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei, ha affermato come l’affresco di Leda e il cigno sia unico nel suo genere, in quanto lo stile sembra ispirarsi a quello di Timoteo. Quest’ultimo era un famoso scultore greco vissuto dal 380 al 350 a.C. Per un fatto puramente stilistico nel trattare i corpi nudi, gli storici dell’arte gli avrebbero attribuito il gruppo marmoreo Leda con il cigno, trovato a Epidauro e conservato al Museo Archeologico di Atene.

Il mito di Leda e il cigno rappresenterebbe la potenza sessuale maschile, che non si fa scrupoli a ingannare, pur di raggiungere il proprio scopo.

In molte culture, da quelle mediterranee a quelle nordiche, il cigno è un animale sacro, che incarna saggezza, purezza, potenza e coraggio. Lo stesso nome Leda vuol dire genitrice di uomini e dei. A testimonianza di questa cosa, il cigno e l’uovo rimandano anche ai culti orfici, cerimonie sull’aldilà che si svolgevano nell’antichità, in Grecia e in Egitto.

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Durante il medioevo le figure di Leda e il cigno vennero interpretate come la vergine Maria fecondata dallo Spirito Santo sotto forma di colomba. Nel Rinascimento, invece, il cigno diventò simbolo di lussuria, tanto che è molto facile trovarlo ancora oggi raffigurato nelle decorazioni di palazzi e regge.

Proprio nel Rinascimento, l’accoppiamento mitologico di Leda e il cigno ispirò molti artisti. Leonardo da Vinci dipinse la scena in un’opera andata perduta, di cui sono rimasti solo studi e delle copie, motivo per cui risulta difficile capire quale tecnica pittorica abbia potuto utilizzare. Molte delle copie si diffusero soprattutto nel XVI secolo, nella Milano di Ludovico il Moro, uno dei maggiori committenti di Leonardo. Due di esse sono state attribuite al pittore Cesare da Sesto: una è conservata nella Galleria Borghese di Roma, un’altra a Salisbury, in Inghilterra. Un’altra Leda con il cigno è stata attribuita a Francesco Melzi, un allievo di Leonardo ed è conservata negli Uffizi di Firenze. Una Leda con il figlio fu realizzata dal Giampietrino, altro allievo di Leonardo. Michelangelo stesso raffigurò la scena in un dipinto commissionato dal duca di Ferrara, Alfonso D’Este, successivamente fatto bruciare in Francia, alla fine del 700. Inoltre, in giro sono sparsi anche alcuni disegni simili attribuiti a Raffaello. Molte delle opere raffiguranti Leda e il cigno sono state distrutte nel corso dei secoli; tra queste anche una di Gustav Klimt, oltre a quella già citata di Leonardo. Questo perché dal 600 in poi la figura di Leda iniziò a essere vista come un esempio di donna troppo volubile e lasciva.

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Nei secoli successivi molti artisti raffigureranno il mito in maniera diversa, abbandonando la marcata sensualità che lo aveva sempre contraddistinto. Il pittore francese Gustave Moreau dipinse la scena, offrendo allo spettatore una visione simbolica ed esoterica, capace di indagare nel mistero dell’esistenza. Il mito di Leda e il cigno venne riproposto anche nel 900. Paul Cezanne dipinse la scena, sottolineando il distacco fisico delle due figure. Nel 1945 Salvador Dalì dipinse La Leda atomica, impersonata dalla moglie Gala, in cui vi sono anche degli oggetti sospesi nello spazio, che ricordano degli elementi atomici. Marcel Proust nel libro La Fuggitiva si ispirò al mito per il personaggio di Albertine. Yeats scrisse la poesia Leda and the Swan, dove il cigno assume sembianze mostruose, diventando simbolo di un soprannaturale che travolge l’uomo con il suo mistero.

Francesco Ambrosio

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