Pensioni,Tridico:"uscita anticipata ma contributivo(Altre News)

Reddito cittadinanza a oltre un milione di famiglie, media 493 euro

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Pensioni, Tridico per uscita anticipata ma con contributivo

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Si riscalda sempre più il fronte previdenza in vista dell’avvio del tavolo di confronto governo-sindacati con cui rimettere mano alla riforma Fornero. E ultimo, in ordine di tempo, arriva il ’ragionamento’ del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che oggi ha aperto alla possibilità di un pensionamento anticipato rispetto ai 67 anni previsti dalla legge ma solo se la pensione sarà sottoposta ad un ricalcolo contributivo. Proposta contro cui insorgono Cgil, Cisl e Uil ma rispedita al mittente e bocciata duramente anche dall’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che la giudica "poco opportuna e politicamente poco fattibile": il rischio peraltro sarebbe quello "di creare nuovi poveri", dice.

A innescare la miccia delle polemiche dunque il presidente Inps: "La flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036. È poi necessario prevedere pensioni di garanzia per i giovani, coprendo i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario’’, aveva spiegato Tridico in una intervista a Repubblica scatenando l’ira dei sindacati.

E’ la Cisl ad attaccare duramente l’ipotesi. "Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di scambio tra flessibilità in uscita e calcolo integralmente contributivo della pensione perché sarebbe penalizzante. Significherebbe ancora una volta individuare come bersaglio di una operazione di cassa una platea già pesantemente colpita dalle riforme precedenti”, dice il sindacato stanco di "ipotesi improprie buttate nell’agone mediatico" e tese "a condizionare il confronto con il governo", l’unica sede questa, per la Cisl, deputata al negoziato su una riforma previdenziale.

E un altolà arriva anche da Uil e Cgil. "Un ricalcolo contributivo non va bene; porterebbe solo ad un taglio delle pensioni indebolendo in maniera inaccettabile l’assegno pensionistico", ammonisce Domenico Proietti, segretario confederale della Uil così come il leader Cgil, Maurizio Landini: "un sistema che anticipi con un ’tutto contributivo’ non funziona. Sarebbe penalizzante mentre un sistema pubblico dovrebbe contenere elementi solidali", dice.

A bocciare la proposta Tridico anche l’ex ministro Fornero. "Sotto il profilo finanziario questa proposta non addossa oneri alla collettività nel senso che ciascuno prende la pensione che si è pagata con i propri contributi, ma è chiaro che comporterebbe però pensioni molto più basse di quelle che i lavoratori si attendono con riduzioni molto forti negli assegni a venire", argomenta conversando con l’Adnkronos.

"E non credo sia una misura opportuna e politicamente fattibile: il rischio infatti è che una proposta del genere possa indurre le persone in condizioni più difficili ad uscire dal lavoro, creando così dei nuovi poveri. Perché quello che oggi può essere considerata una pensione appena adeguata, domani si rivelerà una pensione bassa", ammonisce ancora Fornero sicura anche del fatto che "nessuno di quelli che oggi sono al governo o lo supportano abbia in mente una idea interamente basata sul contributivo".

Ma dal governo al momento tutto tace in vista dell’impegno che partirà a fine mese. "Se non si fanno prima delle valutazioni sull’impatto a livelli di platea e degli effetti economici è inutile dire prima quale forma di flessibilità in uscita prendere", spiega il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo rinviando non solo al confronto con i sindacati ma anche e soprattutto a quelle Commissioni tecniche che arriveranno a breve; da quella sui lavori gravosi a quella sulla separazione della previdenza dalla assistenza nonché al pool di esperti che sarà chiamato a comparare le proposte sul tavolo. Di certo al momento c’è comunque l’obiettivo: ’Un percorso per pensare a una riforma della flessibilità in uscita più stabile e duratura’", conclude Catalfo.

Reddito cittadinanza a oltre un milione di famiglie, media 493 euro

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Al 7 gennaio 2020, 1,6 milioni i nuclei familiari ad aver presentato una domanda di Reddito/Pensione di Cittadinanza: 1,1 milione (67%) sono state accolte, 88 mila (5%) sono in lavorazione e 457 mila (28%) sono state respinte o cancellate. E’ quanto si legge nell’Osservatorio Inps. Nel dettaglio le famiglie titolari di reddito (916.000 per 2,4 milioni di persone coinvolte) e di pensione di cittadinanza (126.000 con 143.000 persone coinvolte) sono nel complesso 1.041.000 per oltre 2,5 milioni di persone coinvolte dal sussidio.

Analizzando le domande pervenute per canale di trasmissione si evince che l’80% viene trasmesso dai Caf e dai Patronati e il 20% dalle Poste Italiane; quest’ultima percentuale sale al 31% se consideriamo le domande pervenute dalle regioni del Nord e scende al 15% per quelle pervenute dalle regioni del Sud e delle Isole, prosegue il Rapporto Inps. Le regioni del Sud e delle Isole, con 911 mila nuclei (56%), detengono il primato delle domande pervenute, seguite dalle regioni del Nord, con 463 mila nuclei (28%), e da quelle del Centro con 268 mila nuclei (16%).

L’importo medio mensile erogato dall’istituzione della prestazione ad oggi è pari a 493 euro, con un importo superiore del 7% rispetto a quello nazionale nelle regioni del Sud e delle Isole e inferiore dell’8% e del 14% rispettivamente nelle regioni del Centro e del Nord, prosegue l’Inps. L’importo medio mensile varia anche in funzione della prestazione percepita: mediamente vengono erogati 532 euro per il Reddito di Cittadinanza e 222 euro per la Pensione di Cittadinanza. Il 67% dei nuclei percepisce un importo mensile inferiore a 600 euro e l’1% un importo mensile superiore a 1.200 euro. La classe modale, prosegue l’Inps, risulta quella dei nuclei con un solo componente che percepiscono un importo mensile compreso tra 400 e 600 euro (202 mila).

Tornando alle domande di Rdc e di Pdc accolte i nuclei percettori si concentrano nelle regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 61% del totale, seguono le regioni del Nord con il 24% ed infine quelle del Centro con il 15%. La regione con il maggior numero di nuclei percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza è la Campania (19% delle prestazioni erogate), seguita dalla Sicilia (17%), dal Lazio e dalla Puglia (9%); nelle quattro regioni citate risiede il 55% dei nuclei beneficiari.

Quanto alla cittadinanza del richiedente, la prestazione nel 90% dei casi risulta erogata ad un italiano, nel 6% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 3% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari dei casi precedenti.

Relativamente alla decadenza delle domande l’Inps annota come, ad oggi, risulta che 56 mila nuclei, di cui 50 mila beneficiari di Reddito di Cittadinanza e 6 mila di Pensione di Cittadinanza, hanno perso il diritto al beneficio. Tra i motivi sono: rinuncia del beneficiario (8% dei nuclei), variazione della situazione reddituale del nucleo (10%), variazione della composizione del nucleo ad eccezione di nascita e morte (39%) e infine variazione congiunta della composizione e della situazione economica del nucleo (42%).

Redazione

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