PUTIN CONCEDE LA CITTADINANZA A SNOWDEN

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cms_27663/0.jpgLa sfida a distanza tra Stati Uniti e Russia prosegue, e Putin provoca Joe Biden. Nella giornata di ieri, il Presidente russo ha concesso la cittadinanza a Edward Snowden, la talpa del Datagate che nel 2013 si era rifugiato proprio in Russia dopo essere scappato dagli Stati Uniti per avere rivelato i segreti del sistema di spionaggio statunitense. "Edward Joseph Snowden, nato il 21 giugno 1983 negli Stati Uniti d’America, è indicato nell’elenco di coloro che hanno ricevuto la cittadinanza russa", questa la notizia scritta dall’agenzia russa Tass, citando il decreto emesso da Valdimir Putin. La mossa di Putin, decisamente provocatoria e simbolica, accentua ancora di più il minimo storico in cui si trovano le relazioni tra le due potenze mondiali. Da Washington è arrivata pronta, e apparentemente pacata, risposta USA nelle parole del portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price: "Non cambia nulla". Gli Stati Uniti hanno fatto quindi sapere che le indagini verso Snowden proseguiranno indistintamente. Il nome di Edward Snowden è divenuto famoso nel 2013 per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi top-secret di sorveglianza di massa dei governi statunitensi e britannici.

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Snowden tra il 2007 e 2008 ha lavorato presso la CIA. Durante il suo periodo nell’agenzia di spionaggio statunitense, l’informatico ha iniziato a nutrire i primi dubbi sulla correttezza dell’operato della CIA, avendo accesso quotidiano a documenti riservati e delegato per azioni informatiche speciali. Nel 2009 Snowden lasciò l’agenzia per spostarsi alla Dell, che lo assegnò a una struttura della National Security Agency in Giappone. Rimanendo quindi nell’ambiente segreto e di spionaggio americano scoprì tantissime incongruenze e scorrettezze del governo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Lo stesso Snowden ha sempre dichiarato che nel suo ultimo periodo lavorativo alla Booz Allen Hamilton, un’azienda di tecnologia informatica consulente della NSA, provò a sollevare le sue preoccupazioni etiche senza però mai essere ascoltato. Nel giugno 2013 Edward Snowden decise di rivelare migliaia di documenti, dettagli riservati su programmi top-secret e azioni sulla sorveglianza di massa della NSA ai giornalisti Glenn Freenwald, Laura Poitras e Ewen MacAskill. Le sue dichiarazioni fecero presto il giro del mondo, finendo sulle prime pagine di quotidiani come il Guardian e Washington Post.

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Il 21 giugno dello stesso anno, il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti accusa Snowden di aver violato l’Espionage Act del 1917 e di furto di proprietà del governo, oltre che di spionaggio, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata. L’informatico si è quindi diretto a Mosca, dove in un primo momento è stato trattenuto per più di un mese all’aeroporto avendo il passaporto invalidato, salvo poi essere accolto nel Paese con il diritto di asilo. Ora, con la cittadinanza concessa da Putin, Snowden ha il permesso di residenza permanente in Russia, di fatto divenendo inattaccabile dagli Stati Uniti. La scelta di Vladimir Putin di accogliere definitivamente l’informatico è un chiaro segnale di sfida a Joe Biden, nel contesto sia della Guerra Ucraina sia nella sfida diretta tra le due potenze. Gli USA dal canto loro millantano tranquillità, pur consci che l’operato del Cremlino complica tantissimo il percorso giudiziario che gli Stati Uniti volevano intraprendere.

Riccardo Seghizzi

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