PUBLIC IMAGE UNLIMITED

La cultura del corpo nella società dell’immagine

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Autorappresentazione e nuovi canoni di bellezza sono divenuti il baricentro sociale ed emotivo degli adolescenti che usano i social. Immagini stereotipate di bellezza senza imperfezioni, si impongono rigorosamente sia nei confronti di standard al femminile sia sull’aspetto di uomini sempre più attenti alla cura del corpo e al fitness.

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Corpo e immagine divengono nell’attuale società del consumo, dell’informazione e dell’onlife elemento unico di collegamento agli attuali sviluppi e al repentino successo di piattaforme in cui le sopra descritte caratteristiche, siano quanto più evidenziate. Foto e video, ovvero immagina statica e immagine in movimento, rappresentano oggi i canoni su cui valutare le nozioni di bellezza e di genere attraverso performance individuali. È l’utente il centro di un mondo in continuo movimento e focalizzato su una prospettiva di rappresentazione del corpo basata su concetti normativi derivati ​​da interpretazioni culturali e sociali come "attrattiva", "bellezza" e "appeal sessuale", tutti assieme mixati in video seriali di sfide all’ultimo colpo in cui anche se non è espressamente chiesto alcun giudizio agli altri utenti/spettatori, tuttavia, provocano come conseguenza suscitare il giudizio degli altri.

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Il video è l’ambito di esercizio di movenze sensuali stereotipate e idealizzate con pose, portamenti, sguardi (e occhiolini, lingue e labbra di contorno) che nulla lasciano all’immaginazione ma sono tutti utili ad aggiungere, assieme a location per lo più private come le proprie stanze da letto o le stanze da bagno, elementi di intimità e di giocosità in un paradossale effetto di esagerazione delle caratteristiche naturali del soggetto/utente, divenuto dunque all’improvviso più attraente. L’atteggiamento altamente civettuolo e la sensualità performante agiscono così in una prestazione autoaffermante di attrattiva sessuale. Se dunque assistiamo a un’iperfemminilizzazione nei video postati su piattaforme come TikTok o Instagram, vi è d’altra parte anche un corrispettivo negli uomini con un eguale ipermascolinità esibita attraverso l’utilizzo dello stesso canale e mostrando i tipici punti focali dell’attrattiva maschile: torso nudo depilato, espressioni facciali fintamente corrucciate o pensierose, sorrisi accennati e sguardi passionali. La prospettiva delineata è ben chiara: mostrare che la giovinezza è viva, vivace e autorevole, mentre la vecchiaia e le forme di disabilità (assenti in ogni loro rappresentazione) non hanno diritto di cittadinanza. Semplicemente non esistono.

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Il fitness e la salute sono espressioni non solo corporei ma anche simboli di bellezza e giocosità con e del proprio corpo, strumento stereotipato per enfatizzare il benessere e l’attrattiva sessuale. La visibilità della salute, dello stare bene con il proprio corpo, messa costantemente in primo piano, rappresenta un’immagine in sé non solo corporea ma, in ragione della presenza su piattaforme digitali, anche eminentemente sociale dell’utente. L’immagine è ancora una volta tutto, trasformata e sessualizzata per enfatizzare il concetto di attrattività e risultare visibile sia come prodotto sia come sottomessa e seducente, abbinata a sorrisi platici a loro volta associati a canoni incomprensibili di una bellezza posticcia proprio perché esagerata.

Andrea Alessandrino

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