PREVISIONI PIL, PROSPETTIVE DI CRESCITA POSITIVE PER L’AMERICA LATINA

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L’America Latina batte un colpo. Dopo mesi difficilissimi, economie in difficoltà e la meteora Covid-19, qualche buona notizia per tutta l’area latino americana arriva. A dare un segnale positivo è direttamente il Fondo Monetario Internazionale, una delle istituzioni internazionali più importanti del pianeta in ambito economico.

Il FMI ha rilasciato un documento secondo il quale, alla fine dell’anno corrente, l’economia della regione latino americana sarà seconda solo all’Asia per crescita del Prodotto Interno Lordo. Questo documento ha svelato che le effettive stime sono più rosee rispetto alle precedenti previsioni.

La zona dell’America Latina e la sua economia hanno accusato in maniera particolarmente intensa i colpi della pandemia. L’anno scorso, infatti, il calo del Pil si era attestato al 7%. Ora nel 2021, già dopo il primo semestre, i dati e prospettive facevano ben sperare.

Non a caso, sempre il Fondo Monetario Internazionale aveva diffuso una previsione positiva, con espansione media del PIL del 4%, dopo i primi mesi dell’anno. Percentuale che è lievitata il 6 aprile, con crescita del 4,6%.

In cifre il tasso di crescita previsto per la fine del 2021, ad oggi, è del 6,3%: ulteriori due punti percentuali in più, quindi, rispetto alla precedente previsione.
Se tale pronostico dovesse attuarsi, l’area dell’America Latina registrerebbe il secondo dato migliore. La zona asiatica con il 7,2% sarebbe in testa. Terzo posto per gli Stati Uniti con 6%, il 5% per l’area Euro ed il 3,7% per l’Africa subsahariana.

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Più specificatamente, nella regione la crescita maggiore è prevista per il Cile (11%), poi Perù (10%), Colombia (7,6%), Messico (6,2%) e Brasile (5,2%). Fanalino di coda rimangono le economie caraibiche le quali, vivendo soprattutto di turismo, registreranno comunque una contrazione economica.

Anche questi dati hanno subito modifiche rispetto alle precedenti previsioni, si aveva infatti: Panama (9,9%), Perù (8,1%), Cile (6,2%), Argentina (5,8%), Colombia (5,1%), Brasile (3,7%), Messico (5%).

Ad incidere pesantemente sul rialzo delle stime è ovviamente l’andamento della pandemia. L’allentamento delle restrizioni e la vaccinazione di massa hanno permesso la ripresa di moltissime attività e minor incidenza negativa sull’economia. Anche se in Sud America molti Paesi contano migliaia di decessi e contagi, rimanendo tristemente in fondo alle classifiche relative, oltre che grossi problemi nelle somministrazioni, il rialzo è comunque avvenuto.

Altro tassello fondamentale sono stati gli interventi dei singoli Stati e governi. Contributi erogati alle attività economiche per aiutarle, agevolazioni fiscali e bassi tassi di interesse che hanno favorito la ripresa. Su quest’ultimo punto il FMI si è cautelato, specificando che le stime potrebbero cambiare in negativo se vi fosse un rialzo eccessivo dei tassi di interesse, per calmare un possibile aumento spropositato dell’inflazione.

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Infine vi sono comunque delle considerazioni da fare, che rendono meglio l’idea su come interpretare queste previsioni. In primo luogo questi dati, se troveranno attuazione nel prossimo futuro, possono essere in modo ottimistico confrontati a quelli dell’anno precedente. Il 2020 è stato l’anno peggiore della storia economica e sociale contemporanea, ed in particolare l’America Latina ha vissuto uno dei peggiori anni dalla Grande Recessione del 2008. In più, lente d’ingrandimento alla mano, osservando i dati per singolo Stato, molti registrano comunque situazioni durissime e difficilissime.

Dei 40 paesi della zona, 14 sono comunque ritenuti vulnerabili, mentre altri 5 (Argentina, Venezuela, Ecuador, Granda e Belize) sono considerati a vulnerabilità severa.

Inoltre, oltre a questi scenari, vi è l’incognita sociale. L’America Latina non è nuova a disuguaglianze sociali, e la pandemia, con successiva ripresa economica, potrebbe dar vita al cosiddetto processo economico di “distruzione creativa” che aiuterebbe ad accelerare la crescita economica, ma al contempo potrebbe aumentare la voragine delle disuguaglianze e scarsa omogeneità in termini di coesione sociale, politica ed economica appunto.

La polarizzazione della ricchezza in mano a percentuali molto basse della popolazione, l’aumento del numero di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, la cattiva distribuzione del reddito sono tutti scenari possibili in concomitanza alla crescita economica, non seguita da giuste misure politiche.

C’è infine da specificare come, la crescita stimata per quest’anno, potrebbe concretizzarsi a partire dal 2022 fino al 2024. L’andamento sanitario, con annessa campagna vaccinale e varianti, è la variabile numero uno che può spostare sia i risultati di queste previsioni sia il loro effettivo concretizzarsi.

Riccardo Seghizzi

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