POLARIZZAZIONE E TRIBALISMO POLITICO

Senza freni, senza una nuova opinione pubblica

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Il fenomeno, triste dal punto di vista della formazione critica che ogni singolo individuo dovrebbe avere a prescindere dal personale percorso scolastico, delle echo chambers, ovvero del comportamento degli utenti online che hanno la tendenza a leggere e commentare solo le notizie e le informazioni che maggiormente si adattano e aderiscono al loro pensiero e al loro sistema valoriale, rappresenta una delle pericolose derive a stampo social di cui alla lunga ne beneficia sia il populismo, in termini di un richiamo a un passato mai troppo passato, sia la conseguente polarizzazione dello scontro politico. Il sorgere di un neo tribalismo digitale che riunisce attorno allo stesso fuoco gruppi accumunati dalla condivisione di narrazioni di stampo populista, si anima anche grazie all’uso spregiudicato e intenzionale di un linguaggio dai toni accesi e infarinati della giusta dose di odio ad personam. La sempre più diffusa tendenza alla diffusione di temi controversi e idee grazie al libero accesso alle piattaforme social di masse un tempo escluse per censo ed estrazione culturale dall’opinione pubblica e oggi infervorate nel libero accesso a un’opinione di rete onnisciente e onnipotente, porta ogni singolo utente a contribuire volontariamente e spesso inconsapevolmente alla costruzione di un’architettura di un web a struttura algoritmica che tende a premiare e incentivare la pubblicazione di materiale fazioso e curvaiolo. La polarizzazione dello scontro non solo politico di cui è imbevuta la società è un dato di fatto e una tendenza ormai consolidata che dai social network si sposta nelle piazze televisive e infine nel modus operandi di una quotidianità inselvatichita, permalosa, scontrosa e maleducata.

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La richiesta da più parti avanzata di intervenire, per esempio, a modificare l’azione degli algoritmi di Google, Amazon, Facebook in mano ai potentati della Silicon Valley, affinché fossero meno tendenti al solo profitto dei loro oligarchi e più propensi invece a fermare fosche tendenze come l’odio online, il cyberbullismo, l’hate speech e molto altro, è caduta nel vuoto, sgretolata dalle logiche economiche e pubblicitarie legate ai click baiting e in particolar modo ai nodi delle interconnessioni costituiti dai link.

È in atto da alcuni anni una retorica divisiva e arrogante, cresciuta grazie al megafono della rete e in seconda battuta dai salotti televisivi dove riverberare i contenuti già postati sulle bacheche social, in cui predomina una modalità pseudo argomentativa che fa del tono acceso, dell’insulto, della rissa verbale è il logico filo conduttore di un’informazione poco incline a colmare le lacune del sapere del comune cittadino. Il giornalismo, e i giornalisti, potrebbero allora contribuire nel loro ruolo di presentatori delle notizie e coordinatori degli interventi in studio dei loro ospiti, a cominciare a eliminare un certo grado di tossicità nel dibattito politico che si ripercuote inevitabilmente poi a una società già con i nervi scoperti per via di altre e ben più gravi emergenze. Intervenire dunque sui contenuti del dibattito per riportarlo alle sue più naturali rilevanze giornalistiche, di routine produttive e del grado di notiziabilità diviene necessario per ricondurre il resoconto delle notizie a un approccio meno di parte e più obiettivo, votato in particolar modo a tener conto dell’importanza per lo spettatore e/o utente dell’accuratezza, della contestualizzazione degli articoli pubblicati e dei servizi mandati in onda. Infine non sempre la perversa logica del racconto cronachistico innaffiato da un alto tasso emotivo delle storie che vengono di continuo raccontate dalla cosiddetta “tv del dolore” premia l’emittente, sembra al contrario che lo spettatore, come l’utente del web, ora accusi delle crisi di rigetto e avverta una certa nausea verso uno stroytelling mediale ed emotivo ormai scemato.

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I rischi di una ancor forte polarizzazione delle proprie idee e delle dinamiche di conferma insite nelle echo chambers dei social sono reali e sempre più difficili da aggirare attraverso logiche giornalistiche e di comunicazione politica portate all’estremizzazione delle posizioni iniziali e anti dialogiche. Continuare a esercitare il controllo sulle logiche algoritmiche del web, combattere uno stato costante di sfiducia nel prossimo, riformare il sistema dell’advertising acchiappa click e, assieme a tutto ciò, educare al vivere civile nuove e vecchie generazioni sono suggerimenti in grado di favorire una partecipazione più consapevole al dibattito pubblico in grado di contrastare le feroci arene televisive e della rete.

Andrea Alessandrino

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