PICCOLO E’ BELLO

L’ascesa dei micro-influencer

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cms_26143/1.jpgÈ ormai cosa nota e dato pressoché accertato che affidarsi, o meglio, usare influncer rappresenta per le aziende il fine principale per dare maggiore visibilità al proprio brand e di conseguenza aumentare la loyalty dei propri clienti. I maggiori obiettivi da raggiungere per chi oggi voglia sopravvivere nella giungla di un mercato estremamente concorrenziale, è operare attraverso quella che tra gli addetti ai lavori si definisce Influencer Marketing, operazione in grado di creare awareness, migliorare gli atteggiamenti nei confronti del brand, creare engagement e di conseguenza aumentare le vendite. Il vocabolario del neo marketing ha ormai inserito lemmi che ben si adattano in particolar modo al mondo digitale, ai social network, ambiti in cui gli influencer possono agire meglio e aiutare nel creare appunto la magia dell’awareness, la coscienza, la consapevolezza di un brand, grazie alla pletora di migliaia, spesso milioni, di follower. I brand, sempre più spesso, cercano di sfruttare l’enorme esposizione e visibilità del lavoro indefesso sulle piattaforme social di questi soggetti, abili comunicatori nell’attrarre l’attenzione del pubblico. Con il tempo però le aziende si sono rese presto conto che investire nel digitale, spostando risorse sui big del settore come i noti influencer di casa nostra o del resto del mondo, costa non solo sempre di più ma ha creato una certa disaffezione da parte di un pubblico alla continua ricerca di novità e facce nuove.

cms_26142/1.jpgIl cambio di rotta dei medio e grandi brand (Adidas, Reebook, Coca Cola, Eataly) si direziona ora sugli small influencer o anche micro-influencer, opinion leader che possano andare a influenzare i loro gruppi di amici. Le community nate da piccoli e ancora sconosciuti influencer possono usufruire da parte delle aziende, in cambio della loro collaborazione, di una serie di benefit, come sconti, inviti agli eventi, anzi spesso la prestazione d’opera si svolge gratuitamente solo per ottenere una certa visibilità. Ciò che colpisce e spinge i brand a interessarsi dei micro-influencer è la loro capacità di creare alti tassi di engagement grazie alle cerchie di amicizia presenti e al potere mai logoro del word of mouth. I marchi non fanno altro dunque che utilizzare soggetti “normali” che non hanno un seguito troppo consistente per diffondere i loro messaggi di brand ad amici, conoscenti o comunque ai “pochi” ma selezionati contatti dei soggetti interessati. Ricerche di mercato hanno accertato che gli everyday influencer sono un ottimo ed efficiente canale per spingere all’acquisto rispetto ai media digitali e ai media tradizionali come radio o TV. Questi soggetti sembrano avere un grande impatto sul pubblico perché risultano autentici, venendo visti come persone comuni che pubblicano foto dei prodotti sui propri profili. Come si diceva i brand hanno deciso di puntare sui micro-influencer esembrano beneficiare dell’Influencer Marketing, una tecnica che può portare a dei risultati in termini di awareness. Ma quanti follower deve avere un utente per essere poi etichettato come micro-influencer?

cms_26142/2_1653194021.jpgC’è chi dice che il numero di follower debba andare da un minimo di 1.000 a 100.000, chi invece dai 10.000 fino ad un massimo di 500.000, ma al di là dei numeri i micro-influencer sono un fenomeno largamente utilizzato per una fan base che si compone solo di utenti veramente interessati a loro e questo permette ai brand di rivolgersi alle specifiche nicchie d’interesse. La chiave del successo appare dunque quella di saper utilizzare lapotenza che hanno i micro-influencer nel credere veramente nei prodotti e nei brand che rappresentano e che pertanto decidono di pubblicizzare agli altri. I micro-influencer sono proprio questo, persone che appaiono seriamente appassionate e informate nelle categorie di prodotto o nel settore che rappresentano e che perciò vengono viste dai consumatori come affidabili fonti d’informazione. Grazie al loro interesse e alla loro autenticità, i micro-influencer registrano di conseguenza un tasso di engagement maggiore rispetto alle celebrity riconosciute come influencer, si pensi al successo dei micro-influencer tra i millennials. I repentini cambiamenti del contesto di riferimento, i comportamenti capricciosi dei consumatori, la ricerca di nuove strade da percorrere per catturare l’attenzione, hanno portato le aziende a fare delle considerazioni sull’utilizzo dell’Influencer Marketing e a considerare la possibilità di rivolgersi a utenti sì influenti e con pochi follower, ma soprattutto in grado di trasmettere sincerità, base concreta per entrare nella fiducia del prossimo.

Andrea Alessandrino

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