PETROLIO, PASSI INDIETRO NELLA SVOLTA ECOLOGICA

Nel dopo CoViD-19 i consumi di barili sono stimati oltre i 100 milioni per il 2023

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L’attesissima svolta “verde” sembra essere destinata ad assumere tinte molto sbiadite. Sperare che i consumi energetici crollassero a causa della pandemia, consegnandoci un modello di sviluppo globale più sostenibile, appare ormai più un’utopia che un fenomeno prossimo alla realtà. Le dichiarazioni di intenti da parte di politici e istituzioni non sono preludio di azioni coerenti, in quanto “c’è un evidente distacco da quella che è la realtà dei dati”. Sono queste le parole di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, al Fatto Quotidiano. “Sono 50 anni che si dice che i consumi di petrolio devono calare e che bisogna ridurre la dipendenza dalle fonti fossili – asserisce – eppure la domanda non ha fatto altro che crescere”.

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Le cifre riportate nel nuovo rapporto dell’IEA, International Energy Agency, parrebbero dargli ragione: non emerge alcun rallentamento nel consumo di combustibili fossili per i prossimi cinque anni. Tutt’altro: per il 2023 dovrebbe essere superata la storica soglia dei cento milioni di barili consumati al giorno, per poi salire gradualmente fino a centoquattro nel successivo triennio. Il 2026, infatti, è l’ultimo anno fin cui si spingono le stime IEA. Definiti i contendenti e il risultato, manca il campo su cui si giocherà la partita per il futuro del pianeta: è l’Asia, da cui dipende strettamente il rialzo dei consumi.

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La pandemia, ovviamente, si è fatta sentire. Nel 2019 si sono consumati più di novantanove milioni di barili al giorno, mentre nel 2020 quasi novata milioni. Questo a causa del crollo dei collegamenti aerei, che assorbono circa il 20% dei consumi di carburante, e del generale rallentamento di attività produttive e trasporti. I livelli pre-crisi, tuttavia, dovrebbero venir recuperati già nell’arco dei prossimi 365 giorni. Da oltre un anno qualcuno dei “poteri forti” della finanza sta traendo vantaggio da una situazione di emergenza che potrebbe essere calmierata anche potenziando il sistema sanitario e adottando protocolli medici di cura come quelli impiegati per altri tipi di coronavirus. Senza scadere nei complottismi, anche se le coincidenze dei tempi potrebbero far nascere qualche sospetto, in tutto il mondo ci sono ingenti investimenti a favore dello sviluppo sostenibile, anche se si potrebbe obiettare. Chi lo fa in maniera concreta è Vivid Economics, che monitora costantemente come e dove vengono destinati gli stanziamenti pubblici per fronteggiare l’emergenza nelle trenta principali economie al mondo, focalizzandosi sulle ricadute in termini di sostenibilità. Il bilancio non è per nulla accattivante: solamente il 12% dei fondi erogati è destinato a progetti per la riduzione delle emissioni, quindi inferiore al 16% che aveva caratterizzato i postumi della crisi del 2008, come sottolineato dal quotidiano britannico The Guardian.

Francesco Bulzis

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