PER UN MONDO MIGLIORE

E per non dimenticare i malati con disturbi mentali

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cms_23466/0.jpeg"Nell’ampio universo della salute, una delle dimensioni più trascurate è proprio quella mentale". Parole che lasciano poco spazio e ad interpretazioni e che pongono un grosso accento su delle persone fragili e bistrattato da tutti. Il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui) ha lanciato un messaggio la scorsa domenica, vista la ricorrenza della trentesima Giornata mondiale dedicata proprio alla salute mentale. In un rapporto promosso dalla federazione per la salute mentale, il prelato Peter Kodwo Appiah Turkso suona l’allarme proprio nei paesi a basso e medio reddito. Proprio in questi luoghi, tra il 75 e il 95% delle persone con un reddito basso soffre di disturbi mentali, ma la cosa più grave è che essi non possono accedere alle cure previste. Questo triste fenomeno ha inizio nei primi anni dell’adolescenza (all’incirca 14 anni), tanto da provocare diverse morti tra i giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni.

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Troppi stereotipi e la poca conoscenza della materia, oltre ad una cattiva informazione, hanno generato nel corso degli anni violazioni di ogni genere dei diritti umani. Queste persone, in quanto esseri umani, non vanno dimenticate o messe all’angolo, o peggio ancora viste come un peso per la società, bensì devono essere parte attiva della vita sociale di ogni giorno. Infatti, proprio la Dssui confronta il suo rapporto con quello dell’Oms, mettendo in evidenza come la pandemia abbia aggravato ancora di più sulla solitudine di queste persone, creando un ulteriore disagio mentale. Lo stesso Turkso afferma: "Le restrizioni sociali imposte dalla prima fase dell’emergenza hanno incrementato l’abuso di alcol e di altre sostanze psicotrope".

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Ovviamente, la pandemia è solo la punta dell’iceberg della dimenticanza perpetrata verso questi fratelli più deboli. In realtà, le politiche sociali ed economiche degli ultimi anni hanno generato le condizioni per una solitudine inesorabile. Da quanto emerge dal rapporto, le donne sono state maggiormente colpite, vedendolo inermi dinanzi a tanta brutalità. Pertanto, bisogna ritornare a riconoscere l’essere umano nella sua dignità. La politica deve mirare a creare una comunità nel vero senso della parola e non utilizzare i soliti slogan di facciata. La giornata che si è svolta domenica può essere solo un punto di partenza e non la fine di un sogno. Siamo consapevoli che la diversità, per diversi capi di stato, è un problema, ma attraverso l’informazione possiamo rendere questo mondo un posto migliore per tutti.

Giuseppe Capano

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