PER UN MONDO MIGLIORE

La bontà del Natale anche a Ferragosto e…sempre

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Forse non è il momento giusto far cenno al Natale, siamo per Ferragosto, moglie mia non ti conosco, stelle, vino, balli, tuffi e cotte estive eppure se vogliamo un mondo migliore dobbiamo far riferimento a questo giorno e pensarci buoni tutti i dì.

cms_22825/1.jpgUn tempo, ricordo che c’era un premio che attirava tante adesioni e tanta curiosità: il Premio della Notte di Natale.

Nacque come idea pubblicitaria da parte dell’azienda Motta, nel 1934.

Era un premio diverso da quelli esistenti, era un riconoscimento per le persone comuni, ma dal cuore d’oro.

L’idea di fondo era presentare Angelo Motta, come uomo attento non solo agli interessi della propria azienda, ma anche interessato ai suoi clienti, certo che ne è stata fatta della strada indietro nella pubblicità odierna.

Il premio era dedicato alla bontà, perciò si teneva la notte di Natale, e consisteva in 25.000 lire, circa 18 milioni odierni.

Il valore del premio era costituito più dal riconoscimento in sé che dalla somma.

Motta voleva che tutto si svolgesse senza imbrogli e la giuria era composta da nomi illustri. I giornali pubblicarono il regolamento del concorso e invitarono i lettori a inviare segnalazioni delle persone meritevoli, inoltre il Regolamento fu inviato a tutti i comuni d’Italia, i parroci e i Direttori Didattici. Col passare degli anni il Premio acquisì una notevole importanza al punto che il nome dei vincitori veniva trasmesso alla radio in diretta a mezzanotte, calcolate che allora la televisione non esisteva, altrimenti avrebbe avuto risonanza magari tale a quella del Festival di Sanremo. Questo premio è rimasto nel mio immaginario, anche se oggi chi è buono è considerato uno stupidone o un bischero e sono andata a spulciare per vedere se trovavo qualche romagnolo. Ho trovato tre nomi, ce ne saranno altri, ma mi limito a queste insigni personaggi.

cms_22825/2_1628904538.jpgNel 1938 venne premiata la contessa Augusta Rasponi del Sale “una infaticabile signora che si trova in miseria perché ha speso tutta la sua ragguardevole ricchezza in soccorso dei bambini…Possedeva oltre un milione di lire prima della guerra, lo ha speso tutto in carità....Ha perduto un occhio nel fare scudo di sé a tre bambine minacciate...” Augusta chiamata Gugù, ravennate, oltre ad essere nobile e ricca, soprattutto nell’animo, aveva ricevuto un’educazione all’avanguardia, conosceva più lingue a tal punto da diventare una traduttrice, come non bastasse tutto ciò fu un’abile artista. Quando muore, a Ravenna, nel 1942, non possiede più nulla. Di tutto il denaro e dei palazzi di famiglia rimaneva una sola stanza… non possedeva più nulla, perché lei non volle nulla di ciò che alla fine è solo vuoto, neanche la fama.

Finché ci saranno le passioni al mondo, la Romagna marcerà in testa/Con gli occhi delle sue ragazze intorno, intorno/E una bandiera incontro alla tempesta (Aldo Spallicci).

cms_22825/3.jpgNel 1959 il premio del “Cuor d’oro” andò ad Aldo Spallicci: “Antifascista, subì carcere, confino e persecuzione. Nel 1926 in seguito alla situazione politica fu costretto ad allontanarsi da Forlì, dove esercitava la professione di pediatra. Nell’esercizio della sua professione di medico, diede prova di estremo disinteresse e di grande bontà. Poeta vernacolo tra i maggiori d’Italia, dotato di grande amore per il popolo e gli umili”. Nato a Bertinoro nel 1886, muore a Premilcuore nel 1973. Fondò e diresse “La Pié”, volta agli studi locali e alla ricerca poetica e culturale, al recupero del dialetto e delle tradizioni popolari romagnole. Negli anni in cui Spallicci esordiva come poeta, il dialetto era considerato la lingua “dei poveri e degli ignoranti”, Spallicci riuscì ad elevarlo alla stessa dignità della lingua nazionale: “Se c’è da iscriversi all’elenco degli ignoranti e dei poveri, questa è la mia scelta, ho deciso di cantare nel mio dialetto madre perché in esso mi trovo più vicino all’anima delle cose, al cuore dell’uomo, a Dio”. Spallicci è l’autore che ha reso belle tutte le romagnole con la canta: “Bela burdela fresca e campagnola/Da i’ occ e daj cavel com e’ carbòn”.

cms_22825/4.jpgNel 1963 il “Premio della bontà”, andò alla cervese Isotta Gervasi, il medico dei poveri, in segno di stima per il suo costante impegno e per “l’esempio magnifico di altruismo che onora altamente la professione del medico”. È stata la prima donna medico condotto d’Italia. Munita del bracciale della Croce Rossa Internazionale, superando la paura, accorreva là, in bicicletta, dove era necessario il suo intervento, senza risparmiarsi. Mussolini le offrì un’occupazione molto remunerativa al Ministero della Sanità ma lei preferì rimanere fra la sua gente. (Pare che questa tradizione iniziata nel ’34 da Angelo Motta, sia proseguita sino ad oggi, il fatto è che nessuno ne parla o ne scrive, perché oggi essere buoni è fuori moda e in una società modaiola l’essere out è la cosa più grave che ti possa capitare).

Paola Tassinari

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