PER LA FIGC A RISCHIO 46.000 POSTI DI LAVORO SENZA CALCIO

È SCONTRO LEGA PRO… TOCOLLO! E SE NON SI GIOCA, CHI SALE?

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Al di là del ritrovato feeling – almeno apparente - tra Governo e Figc, fondamentalmente le parti restano lontane tra loro. Da un lato, infatti, ci sono le autorità governative e sanitarie che non ritengono ci siano ancora le premesse per una messa in sicurezza degli atleti - e quindi pensano ad uno stop definitivo del campionato – mentre dall’altro ci sono i vertici del calcio che non intendono avvallare l’idea di un blocco del campionato e pensano solo a tornare in campo per evitare un tracollo economico dalle conseguenze inimmaginabili. Vediamo, allora, di quali numeri parliamo.

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Secondo un report firmato dal Presidente della Figc, Gabriele Gravina, su «Analisi, Numeri, Scenari e Prospettive Future» - il calcio genera un indotto di circa 5 miliardi di euro, cioè il 12% del Pil del calcio mondiale e con una contribuzione fiscale di 1,3 miliardi di euro (pari al 75% della contribuzione di tutto lo sport). A questi numeri andrebbero aggiunti anche quelli che aveva ricordato sempre lo stesso Gravina - nel corso di un meeting a distanza organizzato dall’Ascoli - dove aveva parlato di un danno economico all’incirca di 700-800 milioni di euro nel caso di uno stop del campionato e di circa 300 milioni nel caso di gare a porte chiuse. Una perdita economica che vorrebbe dire, anche, la scomparsa di migliaia di società calcistiche (tra dilettanti e professionisti) e la perdita presunta - secondo il report realizzato da OpenEconomics e commissionato dalla Figc - di circa 46mila posti di lavoro.

Numeri pazzeschi che raccontano di uno tsunami sportivo provocato dal coronavirus su un sistema fragile come quello del calcio. Per questo motivo i vertici del calcio italiano sono orientati alla ripresa del campionato, costi quel che costi.

Ma sarebbe opportuno pensare ad un piano B anche nel caso in cui non si dovesse più tornare in campo o, nel malaugurato caso in cui un calciatore risultasse positivo al coronavirus a campionato re-iniziato. Cosa accadrebbe in quel caso? Si aspetta il balletto delle quarantene o si blocca definitivamente il torneo? Su questi punti farebbe bene la Figc ad individuare - di concerto con gli atri organi governativi e sanitari – delle soluzioni mirate.

Alcune risposte rilevanti, tuttavia, sono arrivate proprio dalla Federcalcio la quale ha deciso, innanzitutto, di posticipare la fine del campionato dal 2 al 31 agosto in modo da avere più tempo per giocare (anche se questo implica il dover giocare contemporaneamente alla Champions League). Altra decisione importante, maturata in seno all’Assemblea di Lega, è stata quella di mantenere il format attuale della serie A – 20 squadre - anche per la prossima stagione. Questo vuol dire che ci saranno promozioni e retrocessioni – come sempre e a prescindere che si giochi o meno - e che anche la B resterà con lo stesso numero di squadre. Premesso ciò, andrebbe stabilito il criterio di assegnazione di titoli, promozioni e retrocessioni nel caso in cui non si dovesse portare a termine il campionato.

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LEGA PRO – Diversa è la situazione della Lega Pro. A differenza dei due campionati maggiori, qui la situazione è più ingarbugliata. Premesso che si torni a giocare (e non è scontato), quante società di ‘C’ sarebbero nelle condizioni di applicare il protocollo di garanzia sanitaria ulteriormente irrigidito dal Comitato Tecnico Scientifico del Governo? È evidente che questo protocollo – sempre ammesso che si torni in campo - creerà un vuoto tra le grandi società e i club più deboli. In realtà, sarà proprio questa la discriminante che dirà quali squadre potranno essere inserite nei play-off e nei play-out perché se, per esempio, fra tutte le candidate ai play-off solo tre squadre dovessero avere i requisiti previsti dal protocollo, ecco che concretamente si giocherebbe uno spareggio a tre. Così come potrebbero essere due, cinque o sette le squadre potenzialmente idonee. Pertanto, indicare oggi un numero preciso di squadre che dovrebbero disputare i play-off o decidere – già a priori – se inserire solo le migliori seconde o le seconde e terze, per esempio, potrebbe servire a ben poco.

Ma, premesso che l’orientamento generale è di promuovere le prime tre classificate di ogni girone (Monza, Vicenza e Reggina), rimane da stabilire - per quel che ci riguarda più da vicino – la quarta classificata. Resta sicuramente valida l’idea del mini torneo o degli scontri diretti da disputare con un numero ristretto di squadre in modo da terminare il tutto entro una decina di giorni massimo.

Ma bisognerebbe prendere in considerazione anche l’ipotesi che la stagione possa terminare qui. In quel caso, seguendo la logica adottata per le prime tre promosse - con il criterio della classifica cristallizzata - potrebbe andare in Serie B la migliore quarta. Premesso che sarebbe preferibile sempre acquisire sul campo i vari titoli sportivi, non sarebbe questa la strada più giusta e percorribile?

(Foto da adnkronos.com Afp e Fotogramma e raisport.rai.it – si ringrazia)

Rino Lorusso

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