PERCORSI DI-VINI

Il vitigno Ortrugo dei Colli Piacentini

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Il nome di questo vitigno mi ha fatto sempre sorridere, forse perché associavo il nome ad una piccola tartaruga che in un tempo non troppo lontano mi aveva fatto compagnia per una stagione.

In realtà il nome nulla c’entra con il mondo animale; è un vitigno autoctono a bacca bianca dei Colli Piacentini molto antico, addirittura risalente ai romani, anche se non vi sono tracce documentali se non fino al 1881 dove viene tracciato con il nome di Altrugo, che in dialetto significa “l’atra uva” in quanto utilizzato da sempre come uva da taglio per conferire particolari profumi ad altri vini.

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Arrivato a noi grazie alle tradizioni locali ed al passaparola generazionale, da qualche anno si è riscoperta la sua vera natura dovuta ad alcuni Produttori che ne hanno deciso la coltivazione in purezza per arrivare a produrre sia vino frizzante che fermo. I Colli Piacentini vedono in tal modo la nascita nel 1984 dell’Ortugo dei Colli Piacentini DOC (Denominazione di Origine Controllata).

Un vino sincero, piacevole, conviviale, in grado di far partire una serata tra amici, nella versione frizzante, per poi proseguire la cena con il vino fermo dai profumi delicati e floreali con importanti sentori di mela golden ed erbe aromatiche.

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All’esame visivo si presenta con un colore giallo paglierino chiaro. Al palato esprime una buona acidità. È un vino snello, leggero di piena armonia. Non delude le aspettative, crea la giusta ricompensa nel soddisfare gli abbinamenti più idonei come con i piatti a base di pesce ma la sua esaltazione avviene con i classici tortelli oppure con le crespelle, tipiche di questo territorio.

Possiamo affermare che esprime in un calice l’essenza della regione che lo ospita… l’Emilia-Romagna, una regione in grado di accogliere, con la sua effervescenza comportamentale e la rinomata simpatia, qualsiasi avventore che necessiti di vedersi circondato da sorrisi espressi con garbo sapiente.

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Abbiamo detto che questo vino è conviviale ma possiamo aggiungere che l’intera regione è conviviale ed il vitigno Ortrugo non fa altro che lasciarsi andare alle esigenze dell’uomo che lo coltiva, mantenendo inalterato quel filo sottile che lo ha portato a spasso nel tempo senza mai lasciare tracce evidenti negli scritti ma concentrandosi sulla memoria olfattiva e gustativa delle persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo.

L’Italia riserva esperienze sensoriali in ogni angolo, il mio amico Ortrugo, ne è l’ulteriore conferma.

Buona degustazione.

Carlo Dugo

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