PERCHE’ SOSTITUIRE L’ORA DI RELIGIONE CON UN’ORA OBBLIGATORIA DI EDUCAZIONE CIVICA

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In un comunicato dell’“Associazione Luca Coscioni”, costituito da parlamentari laici in occasione dei novant’anni del Concordato con lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, si chiede di abolire l’ora di religione e di sostituirla con un’ora obbligatoria di educazione civica.

Ma andiamo indietro nel tempo.

L’11 febbraio del 1929 Mussolini raggiunse un accordo con la chiesa cattolica: fu papa Pio XI a mettere fine alla “Questione Romana” che si protraeva dal 1870. Furono stipulati i Patti Lateranensi, così chiamati perché sottoscritti nella chiesa di San Giovanni in Laterano, costituiti da un Trattato e da un Concordato. Mediante il Trattato, che risolveva problemi strettamente politici, veniva riconosciuta alla Chiesa la proprietà e l’esclusiva sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, territorio libero ed indipendente, situato all’interno della città di Roma, con a capo il Pontefice. Al Vaticano fu assegnato anche un indennizzo in denaro per la perdita dello Stato pontificio ed in cambio la Santa Sede riconobbe il Regno d’Italia con Roma capitale. Il Concordato invece regolò i rapporti più strettamente religiosi e civili: i beni della Chiesa furono esonerati da ogni tipo di tassazione e la religione cattolica divenne religione di Stato e materia obbligatoria nelle scuole statali; il matrimonio religioso, ritenuto indissolubile, ebbe anche effetti civili.

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Per il regime fascista la stipula dei Patti Lateranensi rappresentò un grande successo politico: fu riconosciuto dalla Chiesa come legittimo Governo e, apparendo come difensore dei valori morali e religiosi che il comunismo ateo avrebbe voluto sovvertire, ottenne ampi consensi da parte dei cattolici. Così commentò don Sturzo, in quegli anni, questi accordi: “Ai fascisti torna vantaggioso mostrarsi cattolici e proclamare i diritti della religione; ma è ben noto che nel complesso né la loro concezione di vita né il loro ideale di Stato hanno nulla a che vedere con il Cattolicesimo come religione e come morale”.

Tornando al comunicato, si dice in esso che bisogna intraprendere un’azione determinata e dare attuazione alla recente sentenza della corte europea, recuperando l’ICI non pagata dalla Chiesa negli anni passati. L’IMU di fatto interviene in merito all’esenzione per le attività di carattere economico. La Commissione europea di fatto ha giudicato incompatibili le precedenti esenzioni ICI alle attività non commerciali come quelle della Chiesa perché il recupero sarebbe assolutamente impossibile. “Le entità no profit - sostiene il commissario UE- non devono beneficiare di vantaggi non dovuti”.

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Secondo l’appello formulato e firmato da centinaia di intellettuali, tutti questi privilegi per la Chiesa cattolica contrastano con la crescente secolarizzazione della società italiana, in cui i cattolici praticanti rappresentano solo un’esigua porzione tra i più giovani. Ciò non esprimerebbe un senso antireligioso; anzi, la scuola deve essere il luogo della libertà, anche religiosa. A scuola bisogna pertanto insegnare l’educazione civica. Il denaro pubblico deve essere destinato per finanziare progetti di interessi pubblici. Il dirigente dell’associazione conclude sostenendo che “i privilegi fiscali della Chiesa sono un’offesa ai cattolici”.

Ester Lucchese

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