PERCHE’ NON L’HAI DETTO?

L’incomunicabilità

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René Magritte :La riproduzione vietata (1937)

Quante volte le parole restano sulla lingua? Quante volte non riusciamo a dire ciò che vorremmo invece urlare, scaraventare? Restiamo attoniti dinnanzi al dolore di una decisione presa da altri. Assistiamo ad una scena quasi in fotogrammi, spalle silenziose e lente che si allontanano da noi.

E noi muti, assenti ingiustificati sembriamo non realizzare nel momento esatto il distacco, chiusi in un dolore che non riesce a manifestarsi. Un attimo dopo, nella totale disperazione la tolleranza di ogni cosa diventa insopportabile da digerire. La nostra stessa presenza ci infastidisce e allora trasliamo all’esterno, verso tutto ciò che circonda il nostro malessere, lo facciamo perché diamo sfogo alla rabbia e in fondo, cerchiamo di soccombere ad essa, patirne le conseguenze nel vano tentativo di non avvertire più sofferenza. L’incomunicabilità è un tarlo che divora ogni spiegazione, si nutre dei torti, gode dei rancori, gongola nella sfiducia. E allora tutto quello che non abbiamo detto, ci torna indietro tipo boomerang e ci colpisce, affondandoci.

Ma secondo voi non lo dice meglio A’isha Arna’ut?

Ha indossato la camicia, ha

preso l’ombrello

non ha detto parola

nemmeno io.

Dopo che se n’è andato

sono rimasta innanzi allo specchio

ho estratto la lingua

per vedere se erano rimaste impigliate delle parole.

Purtroppo ho visto solo muscoli e vene

Ho ritirato la lingua

sono scoppiata a ridere

la risata non è una parola - poi ho infranto lo specchio.

Da quel momento

ho continuato a infrangere specchi

invano

cercandone uno

che non riflettesse

più, uno specchio

che infrangesse me.

(Siria, 1946)

Francesca Coppola

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