PERÙ: RIMPASTO DI GOVERNO PER CASTILLO

A pochi mesi dalle elezioni, epurati 7 ministri

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Sono passati solamente pochi mesi dall’insediamento alla Casa di Pizarro da parte del neo presidente del Perù, Pedro Castillo, eppure è già stato necessario un massiccio rimpasto governativo. Tanti gli epurati e tante le sorprese nelle nuove nomine e dicasteri. Su 19 ministri sono stati 7 i cambi decisi dal Presidente. ‘’La scelta di modificare la composizione del governo è un atto di buona volontà per esaltare il dialogo, la governabilità ed il lavoro di squadra e sempre con l’obiettivo salvaguardare i diritti dei più deboli’’, ha dichiarato Castillo. Quella andata in scena qualche mese fa, è stata una delle più contestate elezioni del Sud America della storia recente, ma a vincere, ufficialmente, è stato Pedro Castillo, eletto 43 giorni dopo il ballottaggio del 6 giugno. Le elezioni hanno consegnato un Perù frammentato. Il primo turno elettorale, l’11 aprile, aveva dato un primo grado di divisione interna al Paese.

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In totale 20 candidati presidenti partecipanti, ovviamente con nessuno che ha superato la soglia del 20%: Pedro Castillo e Keiko Fujimori hanno di poco distaccato (con il 18,9% e il 13,4% rispettivamente) gli altri candidati Rafael Lopez Aliaga (11,7%) e Hernando de Soto (11,5%). Il 6 giugno è stata la volta del ballottaggio, tra Castillo e Fujimori. La differenza di voti è stata risicatissima a favore del neo Presidente per circa 45 mila voti. In totale sono 7 i dicasteri che hanno cambiato comandante, su 19, e dalle 2 donne iniziali si è passati alle attuali 5. Il primo ministro Guido Bellido, rappresentante dell’ala più dura del partito di governo, è stata l’esclusione più eccellente. Bellido, di stampo marxista, leninista, omofobo e misogino, è stato sostituito dall’avvocato Mirtha Vázquez.

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Peculiarità è che Vázquez è esattamente all’opposto del suo predecessore: attivista ambientalista e impegnata per la tutela dei diritti umani, esponente dell’ala più moderata della coalizione di governo Tra gli altri ministri epurati anche quello del lavoro, Iber Maraví, travolto dalle polemiche e critiche dopo essere stato accusato dalla polizia e dalla stampa di aver partecipato ad un attentato terroristico circa 40 anni fa. Ovviamente l’ala oltranzista del partito di Castillo non ha gradito questi cambi. A pagare è ancora una volta la stabilità del Perù. Governo debole e stretto da una coalizione tutt’altro che forte e coesa. Inoltre il parlamento è a maggioranza di destra, anche se, per ora, non in grado di avviare azioni di sfiducia all’esecutivo. Le difficoltà per Castillo sono appena cominciate, e dopo lo scetticismo iniziale al quale ha dovuto ribattere, ora a pochissima distanza dalla vittoria elettorale sta già affrontando una crisi di governo.





Riccardo Seghizzi

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