PEPPINO IMPASTATO 43 ANNI DOPO LA MORTE

CON IL CORAGGIO E CON LE IDEE

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cms_21812/1v.jpgA 43 anni dalla barbara uccisione del giornalista Giuseppe Impastato, noto come Peppino, il sentimento di ribellione e di denuncia è vivo e condiviso da tutti gli abitanti di Cinisi, sua città natale, con la medesima intensità dirompente con cui si manifestò all’indomani del 9 maggio 1978, giorno in cui la mafia pose termine alla vita dell’attivista che quotidianamente ne denunciava i misfatti dai microfoni di Radio Aut, l’emittente libera autofinanziata i cui programmi registravano record di ascolto esponenziali.

Se in ambito nazionale la notizia dell’omicidio passava in secondo piano rispetto alla vasta eco prodotta dai media per il ritrovamento (in via Caetani a Roma) del corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia, nel piccolo comune del palermitano in cui Peppino era nato e vissuto la gente si riversava lungo le strade per dichiarare il proprio sdegno: una condanna urlata a viso aperto contro quel Tano Badalamenti, che era chiaro a tutti esserne il mandante.

Ciò che non apparve immediatamente alle istituzioni e ai media era di palese lettura alle coscienze dei siciliani onesti, quella parte di Sicilia ingiustamente o sommariamente ritenuta restia a manifestare, a denunciare, a lottare contro le dinamiche tipiche della criminalità organizzata.

cms_21812/2.jpgMa gli orditi criminali non riuscirono a tessere le fitte trame che storicamente ne avevano caratterizzato una blindatura per l’impunibilità. Gaetano Badalamenti, il toro seduto di cui Peppino Impastato fieramente denunciava i traffici malavitosi e la serialità omicida, il super potente boss si è ritrovato immediatamente ad essere come un re nudo contro la forza di una collettività coesa nel disconoscere che quella morte sui binari della ferrovia Palermo Trapani non fosse accidentale o, peggio ancora, imputabile a un fallito attentato suicida.

cms_21812/3.jpgPeppino, candidato alle elezioni comunali con Democrazia proletaria, aveva preso da subito le distanze contro la mafia alla quale l’anagrafe familiare (il papà era un pupillo di Badalamenti) voleva che appartenesse e la gente di Cinisi e paesi limitrofi lo sapeva.

Quella stessa gente, con il fratello Giovanni, fece emergere la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta nel maggio del 1984 anche dal tribunale di Palermo. La madre di Peppino, Felicia, sia nel processo che dopo, ha sempre ostentato la stessa fierezza che apparteneva al figlio e l’intervista di cui al link ne è un esempio:

https://www.youtube.com/watch?v=2ZGvisT73Q0

Quella stessa gente in 43 anni ha dato vita ad associazioni, poli culturali, iniziative formative attraverso le quali affermare il pensiero di Peppino Impastato: scardinare i sistemi di potentato criminali alternativi allo Stato centrale.

Abbattere la mafia significava distruggere ciò che pochi anni più tardi, grazie alle rivelazioni di Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone, sarebbe stata resa alle cronache criminose come Cosa Nostra, ossia tutte le federazioni di famiglie organizzate su base territoriale lasciate in eredità dal precedente sistema societario feudale e sviluppate in organizzazioni radicalizzate in uno stato economico illegale, parallelo e in concorrenza con quello italiano.

Peppino dai microfoni di Radio Aut non lesinava parole di condanna contro i clan dediti ai traffici di droga, di armi, al contrabbando di sigarette, al riciclaggio di denaro, alle estorsioni, alle rapine, all’usura, al favoreggiamento della prostituzione, al caporalato, alla gestione del gioco d’azzardo clandestino e alle frodi agricole ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.
Coraggiosamente smascherava la complessità criminale presente nella costituzione di reti e circuiti di collegamento tra attività illecite e attività legali, il carattere imprenditoriale dei sodalizi criminali.

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E così, per ricordare Peppino Impastato, grazie all’iniziativa “Con Le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”, numerose scuole e associazioni parteciperanno a una serie di eventi, seminari e presidi. In prima linea il Centro Impastato (voluto da mamma Felicia, dal fratello Giovanni e dai compagni di Peppino), insieme all’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Associazione Peppino Impastato, Rete 100 Passi, Associazione fotografica Asadin, Associazione Radio Aut Palermo, Contadinazioni – Fuori Mercato Sicilia, Movimento per il pane e le rose, Navarra editore, Radici Future. Ma ad aver aderito alle iniziative previste per il 7, 8 e 9 maggio vi sono numerosissime altre associazioni, ONLUS, scuole e movimenti studenteschi.

A questo link è possibile consultare il programma dettagliato dell’evento, nonché la lista aggiornata delle associazioni e delle scuole che hanno aderito: https://www.casamemoria.it/?p=2367

Francesco Leccese

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