PENSIERO COMPUTAZIONALE

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Il rinnovato paradigma culturale di riferimento, determinato anche dalla graduale transizione dalla società industriale alla società digitale, ha comportato un ripensamento generale anche delle buone pratiche educative, al fine di rispondere in modo adeguato, alle esigenze di una realtà sempre più complessa.

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Partendo da questa premessa di natura didattica e cogliendo la necessità di un piano di intervento formativo mirato, il Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con il CINI – Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica – ha avviato a partire dal 2014, il Progetto “PROGRAMMA IL FUTURO” al fine di fornire alle scuole, una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili, per formare gli studenti ai concetti di base del pensiero computazionale che è alla base del linguaggio informatico.

Tra i processi sottostanti allo sviluppo di questo tipo di pensiero, i più importanti sono l’astrazione, che traduce la complessità delle situazioni in strutture logiche interconnesse più semplici, la modularizzazione del codice di istruzioni per risolvere un problema, la pianificazione e previsione di più possibili soluzioni di fronte a un problema, nell’ottica dello sviluppo del pensiero divergente e creativo.

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Lo studente, per essere un cittadino culturalmente preparato e in grado di partecipare in modo attivo e consapevole alla società digitale, deve avere una comprensione dei concetti di base dell’informatica come disciplina scientifica. Nell’ambito del più ampio piano del P.N.S.D – Piano Nazionale di Scuola Digitale - (Legge 107/2015), tutti i segmenti scolastici hanno avviato attività di coding ovvero di programmazione. Tali interventi comportano l’attivazione di molte funzioni cognitive, che vanno al di là dell’acquisizione della competenza tecnica in senso stretto ma che dilatano enormemente il potenziale umano di progettazione e di risoluzione di problemi anche attraverso percorsi unplugged.

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Il coding è una materia che sta entrando nelle scuole italiane e siamo tra i primi Paesi ad averne sperimentato l’introduzione sin nelle aule dei più piccoli, con attività stimolanti e divertenti che non prevedono necessariamente l’utilizzo dei computer. Il pensiero computazionale dunque è alla base di processi di apprendimento esplorativi che prediligono il lavoro di gruppo accogliendo anche il punto di vista dell’altro al fine di raggiungere un obiettivo comune, aiutano a mantenere più a lungo la concentrazione e dotano il discente di una serie di competenze che egli potrà trasferire in modo duttile e versatile in ogni ambito in cui andrà a operare.

Anna Maria Stanca

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