PAURA PER KUKI GALLMANN, “SIGNORA DEGLI ELEFANTI”

L’autrice di “Sognavo l’Africa” è rimasta gravemente ferita in un agguato. Ancora ignoto il movente

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Domenica scorsa, la scrittrice e attivista Kuki Gallmann ha subito un agguato durante la perlustrazione del suo ranch in Kenya, a circa 300 km dalla capitale, Nairobi. Come riferito da un amico di famiglia, l’episodio sarebbe avvenuto mentre la 73enne stava percorrendo la Laikipia Nature Conservancy, una delle riserve del suo stabilimento, accompagnata dal suo autista. L’auto su cui viaggiavano è stata costretta ad arrestarsi bruscamente a causa di un albero riverso sull’asfalto e, proprio in quell’istante, Kuki è stata raggiunta allo stomaco da alcuni colpi di pistola. Soccorsa tempestivamente dall’autista, la donna si è salvata grazie all’intervento dei ranger del Servizio fauna selvatica, per poi essere trasferita in elicottero all’ospedale di Nanyuk. Attualmente è ricoverata in una clinica di Nairobi, dove ha subito un intervento chirurgico. Le sue condizioni sono piuttosto gravi ma, stando alle parole della figlia Sveva, sarebbe cosciente e in grado di parlare.

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“Qui sparano ogni giorno, ma io non me ne vado. La situazione è molto critica, però una cosa è certa: questa è casa mia, ci vivo da 44 anni e ne ho viste di tutti i colori. Sono riuscita solo ad allontanare mia figlia Sveva per un po’: ha una bimba piccola, deve badare a lei” aveva dichiarato la scrittrice in una recente intervista. Già da parecchie settimane la sua tenuta – che ospita elefanti e rinoceronti neri, zebre, ghepardi, leoni, 400 specie diverse di uccelli e 2350 specie di piante – era assediata da orde di pastori, tanto da dover richiedere l’intervento di un reparto dell’esercito nazionale. Nonostante tutto, gli aggressori sono riusciti nel loro intento: piegare una donna che, con il suo carattere d’acciaio, si batte a favore della salvaguardia dell’ambiente naturale, ostacolando le operazioni commerciali basate sullo sfruttamento delle specie in via d’estinzione (in primis il commercio d’avorio). Kuki, il cui vero nome è Maria Boccazzi, ha amato l’Africa tanto da abitarne uno dei luoghi più impervi e pericolosi, mettendo a repentaglio la sua stessa vita pur di proteggere il territorio dalle grinfie di cacciatori senza scrupoli, pronti a tutto pur di trarne profitto economico. Nata a Treviso, nel 1972 si trasferì in Kenya insieme al marito, Paolo Gallmann, e al figlio Emanuele. I due morirono a soli tre anni di distanza l’uno dall’altro, lasciandola sola in quell’enorme ranch. Cinque mesi dopo la scomparsa del marito nacque Sveva, la figlia che avevano concepito. Da donna forte qual è, scelse di crescere la piccola da sola, nel bel mezzo dellaRift Valley. Nel 1984 concretizzò il suo impegno a favore dell’ambiente con l’istituzione della Gallmann Memorial Foundation, organizzazione in memoria di Paolo ed Emanuele che si occupa di iniziative umanitarie e scientifiche.

cms_6114/3.jpgNel corso degli anni non ha mai lasciato il Kenya, se non per partecipare ad alcuni eventi mondani, sfruttandone l’influenza sociale per dare risalto agli ideali che da sempre permeano la sua esistenza: il rispetto per l’ambiente e per gli animali, con particolare attenzione verso i suoi amati elefanti. “Resterò per poco in Italia, ho fretta di tornare in Kenya: devo tornare a difendere gli esemplari di elefanti che ancora camminano nella mia riserva. Lottiamo 24 ore su 24 per impedire ai bracconieri di ucciderli e di prendere le zanne. Voglio che il mondo sappia cosa vuol dire salvare gli elefanti e che cominci a farlo. Ci sono documentari e articoli; è un tema molto sentito, soprattutto negli Stati Uniti. Qui in Italia sembra che nessuno si renda conto della gravità della situazione. Il commercio di avorio sta portando una specie animale all’estinzione.[...] Alcuni degli ultimi elefanti con grandi zanne vivono nello Tsavo, in Kenya. Al mercato nero locale, una sola zanna di questa grandezza vale circa 5mila euro, 10 anni di paga per un operaio keniano non qualificato. Cina e Giappone continuano a importarlo e pagano bene. Il meccanismo è incastrato. Ma è una battaglia che va fatta” aveva dichiarato ai microfoni del quotidiano La Repubblica nel settembre del 2012, quando era tornata in Italia per ritirare l’ambito Premio Masi.

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Fin dagli istanti immediatamente successivi all’agguato, i sospetti sono caduti sui bracconieri che quotidianamente attentano alla vita degli animali ospiti della tenuta. Il vice presidente dell’associazione dei contadini di Laikipia, Richard Constant, ha puntato il dito contro i pastori della comunità di Pokot, che già in passato avevano tentato di accedere all’area protetta. Alcuni residenti della zona, tuttavia, hanno segnalato una pista alternativa, adducendo motivazioni più politiche che economiche: pare che, in vista delle elezioni che si terranno nell’agosto prossimo, alcuni candidati stiano tentando di eliminare avversari “scomodi”, promettendo alla popolazione il libero accesso a terreni privati. Gli ultimi aggiornamenti sulle indagini, giunti nella giornata di ieri, riportano l’uccisione di due aggressori da parte delle forze di sicurezza keniote, ma non è ancora emerso il movente del folle gesto.

A qualunque epilogo porti la vicenda, Kuki ne uscirà vincitrice. Spesso paragonata alla danese Karen Blixen, come lei amante del Continente Nero, la Gallmann entra a far parte del novero delle “eroine moderne”, di quelle donne che hanno saputo offrire un contributo di grande valore all’umanità, facendosi portatrici degli ideali più nobili e costruttivi. Il mondo ha ancora bisogno di lei, solida roccia che si staglia nell’arido deserto della crudeltà umana.

Federica Marocchino

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