PARADISI FISCALI O INFERNI FINANZIARI?

Crisi russo-ucraina: i rifugi degli oligarchi ostracizzati dal mondo

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Se fosse ancora tra noi e vedesse quanto sta accadendo, probabilmente, il Sommo Poeta Dante sarebbe d’accordo nell’istituire un ottavo peccato capitale. Ad ira, accidia, lussuria, gola, superbia, invidia e avarizia si aggiungerebbe l’ottimismo. Ebbene sì, la qualità che deriva da due delle tre virtù teologali – fede e speranza, la terza è la carità – diventa uno strumento molto pericoloso. Chi pecca di ottimismo in questa storia? Il mondo, che ha cucito attorno agli oligarchi russi un’aura mefistofelica e con le sanzioni li ha privati della stragrande maggioranza dei loro beni. Yacht, ville, e proprietà varie ed eventuali sono stati congelati, avvicinando le personalità più vicine a Vladimir Putin alla sfera dei comuni mortali. L’Occidente, con le conseguenze delle sue decisioni, ha disegnato uno scenario “troppo bello per essere vero”: si era addirittura ipotizzato che il congelamento delle ricchezze potesse spingere i magnati a rivedere il loro rapporto con il presidente e, in extrema ratio, convincerlo a fermarsi. “Ma quando mai…”, reciterebbe una voce fuori campo. Il Messaggero spegne i facili entusiasmi: citando una stima del National Bureau of Economic Reserarch, il quotidiano spiega che le famiglie più facoltose della Russia nascondono all’estero ben il 60% delle loro ricchezze, ovvero la bellezza di circa 600 milioni di miliardi di dollari.

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E per la serie “piove sul bagnato” anche gli stessi oligarchi stanno prendendo le loro contromisure, rifugiandosi nei paradisi fiscali. O, per chi sta dall’altro lato della battaglia, negli inferni finanziari. Anzi, mai come in questo caso, bisogna fare fede al nome originale inglese: “tax haven”, ovvero “rifugio fiscale”. Perché di vere e proprie ancore di salvezza si tratta. Per chi dovesse essere nuovo al termine, scioriniamo la definizione: queste due mortifere – lucifere, per i sovietici – parole indicano comunemente uno Stato che garantisce un prelievo fiscale basso o anche nullo se si considerano el tasse sui depositi bancari. Se non è elusione fiscale, poco ci manca. Quando Frédéric Bastiat elaborò la sua teoria del saccheggio legale, li indicò come uno dei meccanismi per trasferire la ricchezza ad una élite transnazionale. E visto che anche la Cina pare coinvolta, in attesa che anche il mondo arabo rompa la sua neutralità… due più due fa sicuramente quattro. L’esempio più eclatante, nonché l’ultimo in ordine temporale, di oligarchi russi che vedono il loro patrimonio allontanarsi è Roman Abramovich. Il presidente del Chelsea, club che ha iniziato un periodo di attraversamento di difficoltà economiche non da poco, si è visto costretto a mettere in vendita la squadra che ha portato ai massimi livelli del calcio inglese ed europeo.

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Uno dei paradisi fiscali più conosciuti al mondo è sicuramente Dubai. Come esplicita il New York Times, “è diventata un parco giochi per i russi ricchi, grazie anche alla sua reputazione di fare poche domande sulla provenienza dei soldi stranieri”. Anche perché negli Emirati Arabi non sono arrivati strascichi o echi del conflitto, indi per cui non sono state emanate sentenze o condanne di sorta. Il valore delle proprietà presenti, appartenenti a sei alti funzionari e uomini d’affari colpiti da sanzioni – su numero totale di 38 importanti presenze –, si attesta attorno ai 314 milioni di dollari. Gli ultimi arrivi in quelle zone sarebbero lo yacht di Andrei Skoch, magnate dell’acciaio, e il jet di Arkady Rotenberg. Tra i “porti sicuri” più gettonati figurano anche le Maldive, prive di un trattato di estradizione a differenza degli Stati Uniti, e Kaliningrad. Haaretz, giornale israeliano, allunga la lista al suo Paese di appartenenza: “i miliardari potrebbero beneficiare della legge, che consente loro di nascondere le fonti di redditi per un periodo di dieci anni”. E non si pecchi anche di materialismo: il NYT riporta come gli oligarchi stiano già valutando l’entrata nel mondo delle criptovalute, in modo tale da proteggere le loro proprietà e tutelarsi anche dall’oscillazione che le varie monete possono subire. Il che certifica come questa guerra si combatta su più fronti, alcuni dei quali rimangono occultati all’attenzione pubblica.

Francesco Bulzis

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