PAPA FRANCESCO ERETICO???

PER LUI, QUALE "DEVOTO" ROGO???

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Riguardo a Papa Francesco, venuto da così lontano quasi dai confini del mondo, ci era stato alquanto difficile soffermarci a coglierne la impostazione clericale formatasi nei passati panni neri del Gesuita; piuttosto, spontaneamente, eravamo stati portati a rilevarne una chiara aderenza a quella figura del Poverello di Assisi di cui non ha assunto solo il nome ma, soprattutto, è sembrato subito calcare le orme della gioiosa semplicità impressa nel visoluminoso e in ogni estrinsecazione indirizzata ad una ben augurante speranza, nell’indicare sempre la via dell’amore universale in cui tutte le creature si riconoscano unite in un unico afflato.

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Nessun dubbio che, proprio grazie al suo speciale carisma, Papa Francesco abbia attratto a sè le folle che, in ogni parte del mondo, nelle sue esortazioni sempre improntate alla pacatezza persino nei toni più decisi, lo hanno fatto percepire aderente riferimento alla magnanimità di quel Padre lontano nei Cieli che ha voluto la sua Creazione improntata alla conquista della felicità che è solo frutto di amore.

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Nessun dubbio, quindi, che anche l’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia” (testo pontificio di 264 pagine firmato il 19 marzo 2016) sull’amore nella famiglia, dai credenti sia stata recepita improntata alla stessa magnanima apertura, in risposta alle sempre più pressanti necessità insite nell’irrefrenabile evoluzione su cui si interroga e si affanna l’irrequietezza del mondo.
Ma, laddove si siano potuti intravvedere spiragli ricercati nella presa d’atto di un tessuto sociale la cui trama risulta ormai allargata da una realtà che non può disconoscersi, sembra essere caduta la mannaia del pregiudizio inquisitorio che non ammette flessibilità e tanto meno deroghe ideologico-dottrinali pur davanti a innegabili cambiamenti sostanziali.
Infatti, prendendo netta posizione in contrasto con alcuni punti dell’esortazione “Amoris laetitia”, sembra che si sia voluto indicarci Papa Francesco in una inedita veste il cui candore sarebbe smorzato dall’affiorare di tonalità che, lungi dal connotare un “papa nero”, nemmeno indicherebbero un “papa francescano” ma prospetterebbero, addirittura, un “papa eretico”.

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Sta il fatto che ben “sette eresie”, in cui sarebbe incorso Papa Francesco, sono state sottolineate nell’ambito di 25 pagine della lettera che, con 62 firme fra cui quella di Monsignor Bernard Fellay capo dei Lefevreriani e quelle di sacerdoti e studiosi cattolici e laici, è stata spedita al Pontefice lo scorso 11 Agosto; anche se, a detta del firmatario Ettore Gotti Tedeschi ex presidente dello IOR, la finalità sarebbe stata “Non un’accusa, ma un atto devoto, un invito alla riflessione.. una supplica scritta da teologi per indicare come indirettamente potrebbero essere facilitate eresie”. In buona sostanza, dalla frangia ultraconservatrice Cattolica è stata messa in atto quella che, secondo il sito: correctiofilialis.org in cui la missiva è stata pubblicata, ha inteso essere una “Correctio filialis de haeresibus propagatis” (Correzione filiale riguardo alla propagazione di eresie), sulla base dei “dubia” di cui si era fatto portavoce il cardinale Raymond Leo Burke (comunque non firmatario, così come gli altri cardinali); essendosi ritenuto che l’esortazione Apostolica Amoris Laetitia diretta dal Papa alla famiglia, avesse “sostenuto 7 posizioni eretiche riguardanti: il matrimonio, la vita morale e la ricezione dei sacramenti, avendo causato la diffusione di opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica...e... direttamente o indirettamente avesse permesso che si credesse che l’obbedienza alla Legge di Dio possa essere impossibile o indesiderabile e che la Chiesa talvolta dovrebbe accettare l’adulterio in quanto compatibile con l’essere cattolici praticanti”.

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Nello specifico, le eresie sarebbero consistite in qualche necessario allineamento alle ormai acclarate innegabili situazioni problematiche che caratterizzano i nostri tempi; avendo Papa Francesco riconsiderato, ad esempio: la posizione dei divorziati risposati per favorirne l’integrazione nelle comunità e nella disciplina sacramentale senza più precludere loro la possibilità di assumere la comunione; la necessaria affermazione della dignità della persona omosessuale che va accolta con rispetto evitando forme di discriminazione aggressione e violenza; la valorizzazione, in alcune situazioni, di matrimoni civili e convivenze perchè spesso portano segni che in qualche modo riflettono l’amore di Dio, sia pure non potendosi semplicisticamente equiparare al matrimonio quelle che sono unioni civili- unioni di fatto e tra persone dello stesso sesso; la sessualità quale regalo meraviglioso di Dio che nella vita coniugale non può limitarsi alla necessità della procreazione.

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Intanto, ancorato all’incipit che "la gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa" e non avendo nemmeno risposto alla "correctio filialis", Papa Francesco continua a mettere a nudo il suo essere, soprattutto, un uomo vicino alle contingenze dei suoi simili nell’incedere faticosamente alla ricerca di quella unione con il divino da cui si proviene; mentre noi, giocoforza, siamo implicitamente chiamati a prendere "devotamente" le distanze dalla stessa speranza di vedere superate certe barriere, "devotamente" dovendo riflettere che meno che mai possiamo pensare in termini che, sia pure "devotamente", persino al Papa sono stati addebitati come deviazione dalla rigida struttura dottrinale che, nel trascorrere dei secoli, si pretende debba restare “integralmente” chiusa ad un innegabile diverso sentire umano circa ciò che sia fondamentale per essere degni di considerarsi figli di un Dio Superiore e ciò che, invece, possa sembrare solo un groviglio di inutili lacci e lacciuoli che, anche se di fatto superati esercitando quel libero arbitrio che pure ci fu donato, ci lasciano la sensazione di una inutile tensione contro illogiche strettoie programmate da uomini, quasi figli di un Dio Minore; comunque, sempre simili in ogni epoca cui si adeguano solo differenti roghi da innalzare.


Rosa Cavallo

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