PADRI PER VOCAZIONE

Papa Francesco si racconta in una lunga intervista parlando di Giuseppe

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Si è da poco concluso l’anno speciale dedicato a San Giuseppe, in cui lo stesso Pontefice ha cercato in tutti i modi di focalizzare l’attenzione su una figura mistica ma allo stesso tempo vicina ai nostri giorni. Bergoglio, in questi anni di pontificato, non ha mai nascosto la sua totale sintonia con il padre di Gesù, rievocando quelli che sono stati i periodi di formazione in seminario. Se da una parte Maria è colei che ha dato al mondo il Cristo, dall’altra parte Giuseppe lo ha custodito, difeso e accudito. Insomma, parafrasando le parole del Papa, possiamo definire questa figura come “l’uomo dei tempi difficili”. Una persona semplice, con grande spirito di sacrificio che bada alla concretezza delle cose.

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Assumersi una simile responsabilità non è da tutti, anzi in molti sarebbero fuggiti dinanzi a tutte quelle difficoltà. La tenacia di quest’uomo non è frutto del vittimismo, ma dell’intesa spirituale con Dio padre. In questo tempo difficile, segnato principalmente dalla pandemia da coronavirus, molti padri sono afflitti dall’angoscia e dai timori di un futuro sempre più incerto. La precarietà, non solo lavorativa ma di contenuti morali, rischia di limitarci, lasciandoci sempre più isolati nel nostro ego. Per questo, Giuseppe è una figura luminosa, che si adatta ai nostri tempi e che può mostrarci la via maestra per affrontare ogni difficoltà. Infatti, proprio per chiudere questo anno speciale Francesco ha pubblicato una lettera, Patris Corde, in cui evidenzia il valore della paternità in epoca post-moderna, ma anche l’importanza dell’essere figli.

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È bene ricordarci che non si nasce padri bensì figli, ed è proprio da queste dinamiche che trae origine il binomio, la relazione che nutre d’amore la famiglia. Nessun manuale insegna come essere padri, solo l’esperienza della dura vita può guidare la rotta come un faro. Per questo ogni esperienza è come un tesoro nascosto, sforzandoci nel ricordare i nostri errori affinché non si ripetano più.

L’amore di un padre – o, in tutti casi, l’amore scaturito dalla genitorialità - non si esaurisce in un sentimento comprensibile all’uomo. Nonostante i nostri sforzi, l’amore non si può descrivere; possiamo solo osservare come esso generi libertà, poiché non deve assolutamente tramutarsi in una prigione o in possesso.

Vero, oggi la paternità in molte sfaccettature è in crisi profonda; tuttavia, immaginarsi una paternità coniugata con l’amore misericordioso può portarci a vedere tutto sotto una nuova prospettiva.

Giuseppe Capano

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