ORTEGA OTTIENE UN ALTRO MANDATO PRESIDENZIALE IN NICARAGUA

USA minacciano ritorsioni

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Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha facilmente ottenuto il quarto mandato presidenziale consecutivo dopo aver messo fuori gioco i rivali politici. A rivelarlo i risultati elettorali preliminari annunciati lunedì 8 novembre 2021, i quali hanno portato Washington ad avvertire che avrebbe premuto per un "ritorno alla democrazia" con elezioni libere ed eque.

Il Consiglio Supremo Elettorale del Nicaragua ha affermato che, con la metà dei voti contati, una stima preliminare ha dato all’alleanza sandinista di Ortega circa il 75% delle preferenze. Ma nei mesi che hanno preceduto le elezioni di domenica scorsa, molte nazioni occidentali e latinoamericane hanno espresso profonda preoccupazione per l’equità del voto poiché Ortega ha arrestato oppositori e leader aziendali, cancellato partiti rivali e criminalizzato il dissenso.

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Gli osservatori internazionali dell’Unione europea e dell’Organizzazione degli Stati americani non sono stati autorizzati a controllare il voto e ai giornalisti è stato vietato l’ingresso nel paese.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che gli Stati Uniti lavoreranno con altri governi democratici ed sono pronti a utilizzare una serie di strumenti, tra cui possibili sanzioni, restrizioni sui visti e azioni coordinate contro coloro che si sono mostrati complici nel sostenere gli "atti antidemocratici" del governo del Nicaragua.

I democratici al Congresso degli Stati Uniti hanno spinto il presidente Biden a sostenere il cosiddetto "Renacer Act" che mira a intensificare la pressione su Ortega e perseguire una maggiore cooperazione regionale per rafforzare le istituzioni democratiche. Con una dichiarazione congiunta di tutti i 27 membri dell’UE ha accusato Ortega dell’“incarcerazione sistematica, di vessazioni e intimidazioni” nei confronti degli oppositori, dei giornalisti e degli attivisti per i diritti umani.

L’UE ha affermato che queste ultime elezioni "completano la conversione del Nicaragua in un regime autocratico". Cile, Costa Rica, Spagna e Gran Bretagna hanno chiesto la liberazione dei leader dell’opposizione detenuti.

"Queste elezioni non sono state né libere, né eque, né competitive", ha affermato il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares.

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Ortega, che è ormai il leader più longevo dell’America Latina, ha salutato il nuovo successo elettorale come una vittoria consegnata dalla "immensa maggioranza dei nicaraguensi".

Cuba, Venezuela e Russia gli hanno offerto il loro sostegno. Ortega è un ex ribelle marxista che ha contribuito a rovesciare la dittatura di destra della famiglia Somoza alla fine degli anni ’70. Quest’ultima godeva dell’appoggio indiretto degli Stati Uniti. Ortega dal canto suo si presenta come figura dedita alla difesa del Nicaragua da avversari senza scrupoli, affermando che questi ultimi sono decisi a cacciarlo con l’aiuto di potenze straniere. Il suo governo ha approvato una serie di leggi che rendono facile perseguire gli oppositori per crimini come "traditori della patria". Il risultato è stato che nelle elezioni di domenica scorsa solo cinque candidati poco conosciuti - per lo più di partiti piccoli, alleati dei sandinisti - sono stati autorizzati a candidarsi contro di lui.

L’attivista per i diritti Haydee Castillo, che è stato arrestato nel 2018 e ora vive negli Stati Uniti, ha definito le elezioni "una farsa".

Il copione sembra dunque abbastanza noto nelle pieghe della sua scrittura, un noiosissimo e tragico vaudeville mal scritto e noto nel tempo, sempreverde per quanto fuori moda: un candidato sostenuto dalla Russia, contro uno (o più di uno) sostenuto dagli Stati Uniti. Una competizione per lo più sfiancante, che continua a creare profondi danni al paese, alimentando la speculazione e impedendo l’effettiva autodeterminazione dei popoli.

Carlo Coppola

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