ORBAN: “TROPPE INGERENZE DALL’UE, PRONTI A USCIRE”

Rapporto tra Ungheria e Unione Europea ai minimi termini dopo la disputa sulle leggi LGBT

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L’Ungheria sta imparando la legge più antica del mondo: bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni. O, come direbbero i fisici, “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Nell’Est Europa iniziano a pesare le conseguenze dell’approvazione dell’ormai famosa legge anti-LGBT, per la quale tutto il continente (e non solo) che si era scagliato contro Viktor Orban. Il suo esecutivo preferisce riassumere la questione con tre semplici parole: “nessun deficit democratico”. Spieghiamo, sciogliendo un insieme di termini troppo nebuloso. A Budapest stanno adottando una strategia alquanto infantile: rispedire al mittente le accuse rivolte al proprio premier, citando Il Giornale, in modo tale da paventare un’ipotesi un po’ estrema. Quale? L’uscita dall’Unione Europea, dopo che il rapporto con la Commissione si è ridotto ai minimi termini.

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Divergenze nella visione delle questioni più delicate, come i diritti per la comunità LGBT, potrebbero portare alla rottura definitiva. D’altronde le tantissime manifestazioni pervenute dopo l’approvazione della famigerata legge non potevano essere ignorate, e non è blasfemia (in questo caso) parlare di un grave errore commesso dal governo di Budapest. In questa sede si era parlato di un salto indietro di mille anni, a sottolineare come lotte sempre più strenue possano essere mandate in fumo con uno schiocco di dita. Ma la Von Der Leyen, e con lei tutta l’Europa, era di un altro avviso.

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La questione potrebbe assumere una nuova prospettiva nel momento in cui prevediamo di diventare contributori netti dell’Unione – asserisce in un’intervista TV Mihaly Varga, ministro delle Finanze, facendo riferimento al 2023 – lasceremo l’Unione Europea se gli attacchi di Bruxelles proseguiranno su scelte di valori”. A dirla tutta è la strada che molto prevedibilmente verrà intrapresa, se non si vuole continuare a procedere “in retromarcia”. E definire l’uguaglianza tra le comunità come “puro banditismo giuridico” è la controprova che l’Ungheria ora sta muovendo piccoli passi indietro, perdendo sicurezza nelle sue scelte. D’altronde Orban ha accusato la Commissione Europea di “pressioni e doppiopesismo”. Per la precisione: “La Commissione non ha alcuna competenza in materia di diritti alle comunità ma vuole lo stesso costringerci a fare entrare nelle scuole attivisti LGBT mentre l’educazione dei figli in materia di sessualità è competenza esclusiva dei genitori”. Appunto, ma una certa legge impedisce l’esercizio di questa competenza ai genitori dei bambini, così come nessuno intende far entrare attivisti LGBT nelle scuole, bensì cercare di non creare disparità e giustificare eventuali discriminazioni e violenze. In definitiva, alla domanda “sei verso o contro il futuro?” la risposta dell’Ungheria appare purtroppo, tutto sommato, chiara.

Francesco Bulzis

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