ORA O MAI PIU’

Storie dalla A alla Z

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cms_366/rocco-alessia-rm.jpgAlessia Rocco è nata a Napoli nel 1975 e attualmente vive a Roma. È laureata in Giurisprudenza e la grande passione della sua vita è la scrittura. Esordisce nel 2007 pubblicando “Frammenti” una raccolta di poesie nel volume antologico “Concept_Gusto” a cura della Società Editoriale Arpanet. Nel Luglio 2007 pubblica la lirica “Al mare” nel volume antologico intitolato “Verrà un mattino ed avrà un tuo verso” edito dalla casa editrice “Aletti” di Guidonia, Roma. Nel 2012 Bertoni Editore seleziona un suo racconto, intitolato “Ultimo atto”, per l’inclusione nella raccolta Tracce. Nel gennaio 2013 una sua lirica è presente nel volume antologico “Il suono del silenzio 2013” edito dalla TaTi edizione di Como. Nell agosto 2013 è finalista del premio Poetika 2013, Omaggio ad Alma Merini, che le assegna la menzione speciale della giuria per la lirica “Guerra”. Ha all’attivo diverse pubblicazioni in prosa e in versi, tra le quali alcuni racconti apparsi sul settimanale Confidenze edito dal gruppo Mondadori, e si occupa anche di correzioni di bozze e recensioni letterarie. Nel dicembre 2013 pubblica il suo primo libro “Ora o mai più, storie dalla Al alla Z” edito da Bertoni EditoreÈ un’appassionata di cinema, dei pittori impressionisti, della letteratura francese e russa e di Pablo Neruda. Ama viaggiare e andare per musei.

“Ora o mai più, storie dalla A alla Z”

( Disponibile sul sito www.bertonieditore.it )

Dall’Introduzione al testo a cura di Margerita Coraggio

Un album di voci. Ognuna con la sua inflessione particolare, con il suo tono, persino con il suo volume. Questa è forse la definizione piú aderente alla raccolta di racconti di Alessia Rocco. Un libro fatto di uomini e donne che svelano loro stessi, con la forza delle proprie verità. I brevi episodi che compongono il testo sono illuminate confessioni, apostrofi accorate, appelli disperati o impossibili di esistenze che si offrono nude e autentiche al proprio interlocutore. Attraverso il linguaggio morbido della quotidianità, ma venato di una suggestiva commistione poetica, le ventuno confessioni di Ora o mai piú imprimono immagini e sensazioni a fondo nella mente. La prosa asseconda in particolar modo un percorso dell’interiorità, fino a risultare un’indagine psicologica disillusa e talvolta spietata.Tutte le voci registrate, cosí diverse, cosí precisamente individuate e individuali, si incontrano in un luogo dove la loro convivenza non genera chiasso né finisce per trasformarsi in una semplice galleria di mondi giustapposti. Ora o mai piú è uno spazio organizzato, un unico piccolo cosmo sorretto da un’armonia latente: l’album di voci è in realtà una polifonia corale. Ogni narrazione, infatti, pur nella sua specificità, compartecipa della stessa natura: coglie l’attimo in cui una vita prende lucida e definitiva coscienza di sé. Che si tratti di un incontro, di un addio, di un gesto o di un ricordo, sia esso ambientato nel presente o nel passato, in uno spazio geografico familiare o ai suoi antipodi, il preciso istante che viene descritto diventa cruciale, è il punto in cui il fluido di una o piú esistenze forma finalmente un coagulo. In virtú di ciò i ventuno frammenti riuniti in questo libro sono in grado, come uno specchio magico, di rivelare il senso profondo dell’intero di cui sono parte. Il principio organizzativo alla base della raccolta è molto semplice: la successione delle lettere dell’alfabeto. Dalla A alla Zeta è come dire dall’Alfa all’Omega, dall’inizio alla fine: l’intento ideale è quello di esplorare le infinite possibilità dell’essere addentando tanti diversi destini in un punto preciso, affinché essi rivelino attraverso un solo morso il loro piú recondito significato. Curiosamente, a proposito di lettere dell’alfabeto, torna alla memoria un magnifico racconto di Jorge Luis Borges nel quale viene descritto uno strano oggetto, una piccola sfera in cui è possibile vedere contemporaneamente qualunque cosa da qualunque angolazione, senza che peraltro vi sia alcuna sovrapposizione o confusione. Aleph è il nome di questo incredibile oggetto. Aleph è anche la prima lettera dell’alfabeto ebraico. La presente opera sembra raccogliere a distanza quell’invito a guardare attraverso un minuscolo varco - un breve libro -, per scorgervi dentro tante emblematiche schegge di vita. A partire dalla lettera A.

Dalla Postfazione a cura dell’editor Dario castellano

In “ora o mai più” si deduce è la presenza di un principio ordinatore e unificante che rende i racconti non intercambiabili gli uni con gli altri: la successione alfabetica, da un punto di inizio riconosciuto verso una altrettanto riconosciuta fine. Tuttavia, ricorrendo a un ossimoro, esiste anche un ‘ordine sovvertitore’ del primo, un canone inverso, implicito, che paradossalmente rafforza la coesione testuale invece di indebolirla. Questa volta si tratta di un procedimento a ritroso: dalla fine all’inizio.

Ora o mai più si apre con Arrivederci ragazze, in cui la protagonista è uno spirito che prende congedo dal mondo materiale e dagli affetti ancora legati a esso; si prosegue con Buonanotte, estremo saluto a un padre che ha cessato di soffrire; e in chiusura si giunge a Zenit, monologo di un feto protetto nel grembo materno. Lo schema implicito si è dunque palesato: dalla fine all’inizio vuol dire dalla morte alla vita. Nel primo racconto la dipartita è narrata dalla prospettiva del defunto, di chi ormai si trova ‘al di là’, mentre nel secondo, pur restando immutato l’argomento, ma in base a un processo di approssimazione, essa viene affrontata seguendo l’ottica di coloro che restano, quelli che sono ancora ‘al di qua’ della barriera fenomenologica; e da adesso in poi inizia un viaggio che attraverso il tempo e lo spazio conduce il lettore fino alle ultime pagine dove una nuova esistenza è pronta a nascere[1]. In un certo senso, quella cui si assiste è una vera e propria resurrezione[2]. La traversata, cioè la lettura, assume il valore di un percorso della coscienza e della conoscenza, un percorso individuale ma anche condiviso e unanime di vite parallele (quelle dei personaggi e per estensione dell’intera umanità) tendenti verso un punto posto a una distanza infinita, lo zenit celeste. Difficile non rievocare la scena conclusiva del celebre film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, quando al termine di un naufragio fra le stelle lo stadio evolutivo del protagonista raggiunge la compiutezza nella forma di un feto cosmico; altrettanto difficile non accostare questa contingenza all’ultimo racconto della raccolta e a queste parole: “Ora ho voglia di godermi questo silenzio d’abisso, e di sognarti. Qui, nella solitudine siderale di un universo pieno di me e di te messi insieme


Redazione

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