OMS:"QUASI 2MLN DI MORTI...GOVERNI ACCELERINO"

In Italia ulteriori 16.310 contagi e altri 475 morti. Bollettino e dati regionali. Pregliasco: "Ogni variante inquieta, più veloci con vaccino"

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Oms: "Quasi 2 milioni di morti, governi accelerino"

"Con quasi due milioni di morti e le nuove varianti che appaiono in più Paesi, il comitato di emergenza ha sottolineato la necessità che i Governi facciano tutto il possibile per frenare le infezioni attraverso misure di salute pubblica". Lo ha affermato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi durante il punto stampa su Covid-19,

"Dobbiamo colmare il divario tra le intenzioni e l’attuazione delle misure a livello nazionale e individuale - ha aggiunto il direttore generale - Questo divario sta esercitando un’enorme pressione sugli ospedali e sugli operatori sanitari".

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cms_20662/Min_Sanita_ISS_Prot_Civ.jpgIn Italia ulteriori 16.310 contagi e altri 475 morti

Sono 16.310 i contagi da coronavirus in Italia resi noti nel bollettino della Protezione Civile pubblicato sul sito del ministero della Salute. Secondo i dati, sono stati registrati altri 475 morti che portano il totale a 81.800 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di covid-19.

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Bollettino e dati regionali dei contagi di Coronavirus nelle ultime ore

LOMBARDIA - Sono 2.134 i nuovi contagi di Coronavirus in Lombardia secondo i dati del bollettino della protezione civile pubblicato sul sito del ministero della Salute. Si registrano altri 78 morti nella regione, che da oggi sarà zona rossa. Nelle ultime ore sono stati eseguiti 35.317 tamponi. Gli attualmente positivi sono 57.998, inclusi 454 pazienti in terapia intensiva e altri 3.664 ricoverati con sintomi. I dimessi/guariti sono in tutti 428.393. Sale a 26.172 il totale dei decessi in Lombardia dall’inizio dell’emergenza, mentre i casi totali sono ora 512.563.

VENETO - Sono 1.929 i nuovi contagi da Coronavirus in Veneto secondo il bollettino reso noto. Sono stati registrati altri 73 morti. I dimessi/guariti sono stati 4.838. I nuovi casi sono stati 456 nella provincia di Venezia, 366 a Padova, 305 a Vicenza, 267 a Verona e 246 a Treviso.

EMILIA ROMAGNA - Sono 1.674 i nuovi casi di Coronavirus in Emilia Romagna, secondo il bollettino. Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 200.552 casi di positività. Nelle ultime ore sono stati eseguiti ulteriori 20.812 tamponi. Purtroppo, si registrano altri 48 morti. In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 8.705. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’8%. La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 368 nuovi casi, poi Modena (296), Rimini (178) Ferrara (155) e Reggio Emilia (155). Seguono Piacenza (119), Cesena (100); quindi Ravenna (92), Forlì (87), Parma (66) e il Circondario Imolese (58).

SICILIA - Sono 1.954 i nuovi contagi da Coronavirus in Sicilia secondo il bollettino reso noto. Sono stati registrati altri 38 morti. Boom degli ulteriori tamponi processati nella Regione pari a 25.097. Gli attuali positivi nell’Isola sono 45.452. Si registrano 1.509 guariti. Degli attuali positivi i ricoverati con sintomi sono 1.406, mentre si trovano in terapia intensiva 212 pazienti.

LAZIO - Sono 1.282 i nuovi contagi di Coronavirus nel Lazio secondo il bollettino. Si registrano altri 36 morti nella regione, che da oggi sarà zona arancione. "Su oltre ulteriori 12 mila tamponi nel Lazio (+498) e oltre 17 mila antigenici per un totale di quasi 30 mila test, si registrano 1.282 casi positivi (-112), 36 i decessi e +1.625 i guariti. Diminuiscono i casi e le terapie intensive e sono stabili i decessi, mentre aumentano i ricoveri. Il rapporto tra positivi e tamponi è a 10%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende a 4%. I casi a Roma città sono a quota 600", ha spiegato l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato.

CAMPANIA - In Campania 1.132 nuovi positivi (di cui 1 caso identificato da test antigenico rapido) su ulteriori 14.611 tamponi (di cui 11 antigenici), 23 morti (9 deceduti nelle ultime 48 ore e 14 deceduti in precedenza ma registrati ieri) e 1.488 guariti. E’ quanto emerge dal bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania. Il totale positivi da inizio emergenza è di 206.128 (di cui 74 antigenici); il totale tamponi di 2.223. 216 (di cui 1.364 antigenici); il totale deceduti di 3.358; il totale guariti di 130.216. Il bollettino riporta anche il Report posti letto su base regionale: posti letto di terapia intensiva disponibili: 656; posti letto di terapia intensiva occupati: 97; posti letto di degenza disponibili: 3.160; posti letto di degenza occupati: 1.432.

PUGLIA - Sono 1.123 i contagi da coronavirus resi noti in Puglia secondo i dati diffusi dalla Regione. Nel bollettino si fa riferimento a 15 morti. Tra i nuovi positivi, sono 406 in provincia di Bari, 76 in provincia di Brindisi, 100 nella provincia BAT, 217 in provincia di Foggia, 79 in provincia di Lecce, 239 in provincia di Taranto, 1 residente fuori regione, 5 casi di residenza non nota. Tra i 15 decessi, 3 in provincia di Bari, 2 in provincia BAT, 3 in provincia di Brindisi, 3 in provincia di Foggia, 4 in provincia di Taranto. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 1.174.161 test. 49.692 sono i pazienti guariti. 56.003 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 108.520, così suddivisi: 41.466 nella Provincia di Bari; 12.371 nella Provincia di Bat; 7.939 nella Provincia di Brindisi; 23.351 nella Provincia di Foggia; 8.702 nella Provincia di Lecce; 14.017 nella Provincia di Taranto; 556 attribuiti a residenti fuori regione; 108 provincia di residenza non nota.

PIEMONTE - L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 1056 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 104 dopo test antigenico), pari al 4,3% dei 24.375 tamponi eseguiti, di cui 15.040 antigenici. Dei 1056 nuovi casi gli asintomatici sono 423 (40%). I casi sono 243 di screening, 533 contatti di caso, 280 con indagine in corso, 43 in Rsa e Strutture Socio-Assistenziali, 90 in ambito scolastico e 923 tra la popolazione generale. I ricoverati in terapia intensiva sono 162.. I ricoverati non in terapia intensiva sono 2464. Le persone in isolamento domiciliare sono 12.471. I tamponi diagnostici finora processati sono 2.235.510, di cui 974.607 risultati negativi. Sono 62 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 verificatisi oggi.

SARDEGNA - ’’Sono 35.572 i casi di positività al Covid-19 complessivamente accertati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza. Nell’ultimo aggiornamento dell’Unità di crisi regionale sono stati rilevati 368 nuovi casi’’. Lo comunica la Regione Sardegna. ’’Si registrano anche 10 decessi (898 in tutto). In totale sono stati eseguiti 524.445 tamponi con un incremento di 3.282 test. Sono invece 500 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (-10 rispetto al dato di ieri), mentre sono 49 (-1) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 17.126. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 16.592 (+131) pazienti guariti, più altri 407 guariti clinicamente’’. ’’Sul territorio, dei 35.572 casi positivi complessivamente accertati, 8.143 (+122) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 5.889 (+47) nel Sud Sardegna, 2.849 (+11) a Oristano, 7.163 (+11) a Nuoro, 11.528 (+177) a Sassari’’.

VALLE D’AOSTA - Un nuovo decesso, che porta il totale complessivo a 393, e 413 positivi attuali, di cui 44 ricoverati in ospedale, 4 in intensiva e 365 in isolamento domiciliare. Sono i numeri dell’emergenza da Coronavirus in Valle d’Aosta, resi noti oggi dal bollettino di aggiornamento sanitario della Regione. Il totale dei pazienti positivi da inizio epidemia e’ di 7621, i guariti sono 6815, + 22, mentre i tamponi fino ad oggi effettuati sono 66406, di cui 124 processati con test antigenico rapido.

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Pregliasco: "Ogni variante inquieta, più veloci con vaccino"

"Ogni variante di Sars-CoV-2 che si affaccia in qualche area del mondo e mostra un impatto significativo inquieta e per questo bisogna velocizzare la vaccinazione e prendere provvedimenti per monitorare e fermare la diffusione di queste varianti". A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, analizzando la situazione alla luce delle diverse segnalazioni di varianti che si susseguono in queste settimane e su cui si è concentrata la preoccupazione a livello internazionale.

Prima la variante inglese, caratterizzata secondo quanto evidenziato dal Regno Unito da una maggiore trasmissibilità, poi la variante sudafricana e ora quella del Brasile su cui c’è abbastanza allarme anche per i casi di reinfezione segnalati dal ministero della salute locale. "Vedremo se i vaccini attuali funzionano anche su quest’ultima variante identificata, come sembra succeda per la variante inglese, secondo i primi dati. Ma teniamo presente che la piattaforma di vaccini a Rna permette un aggiornamento rapido dei prodotti scudo", assicura l’esperto.

L’importante, ribadisce Pregliasco, è però che la vaccinazione proceda nella maniera più spedita possibile. "C’è grande richiesta di vaccini, ma si registrano anche casi di vendita al migliore offerente nel mondo e invece si dovrebbe lavorare sull’equità di accesso" alle iniezioni scudo. Per superare lo scoglio delle forniture limitate di dosi, visto che al momento sono poche le aziende che hanno il via libera di enti regolatori e la richiesta è tanta, "penso che l’unica possibilità sia proprio un’alleanza tra case farmaceutiche", ragiona il virologo in riferimento per esempio all’annuncio della Francia sulla possibilità che Sanofi aiuti a produrre vaccini della concorrenza (Pfizer o Janssen) in attesa del lancio del suo prodotto scudo.

"E’ l’unica via che mi sembra percorribile in tempi veloci. L’Europa, se queste alleanze si concretizzano, potrà accaparrarsi più dosi. E a livello internazionale si dovrà anche fare in modo che i Paesi con redditi più bassi non restino in ’braghe di tela’ - conclude Pregliasco - Non è solo una questione che riguarda queste realtà, ma è anche nostro interesse che si realizzi una vaccinazione globale senza disuguaglianze. Perché se non c’è una copertura omogenea nel mondo, rimangono sacche pericolose che potrebbero permettere al virus di rialzare la testa".

NUOVE MISURE? - "Serve una stretta sulle misure, ma in questo momento un lockdown duro, simile a quello di aprile scorso, non sarebbe facilmente sostenibile. Ci sarebbe una difficoltà oggettiva di adesione da parte di una gran quota di categorie di persone che stanno ancora affrontando sacrifici e che sono state, giocoforza, le più colpite".

Mentre un nuovo Dpcm si appresta a dettare il ritmo delle restrizioni delle prossime settimane, e si registra la reazione di chi è costretto alla zona rossa come la Lombardia, fra gli esperti c’è chi mette in guardia sulla necessità di nuovi blocchi drastici per fermare la corsa del virus - e il rischio che si affaccino pericolose varianti - e non minare la vaccinazione. Lo stesso consulente del ministro della Salute per l’emergenza coronavirus, Walter Ricciardi, ha segnalato l’opportunità di un lockdown energico di un mese.

"Sono motivazioni condivisibili - ammette Pregliasco all’Adnkronos Salute - ma si pone una questione di sostenibilità. Noi abbiamo sperato in buona fede, quando eravamo nel pieno della seconda ondata, che la stretta" di ottobre-novembre "avrebbe consentito un Natale libero. Abbiamo detto ai cittadini: resistete ora per non privarvi delle feste poi. Non ci siamo riusciti a far sì che questo traguardo si raggiungesse, perché il virus ha una grande capacità diffusiva. In questo momento in cui non si vede una prospettiva. Io temo che, come evidenzia la stessa dirigenza della Regione Lombardia, vada tenuto conto del fatto che non esiste un manuale per la gestione del lockdown e si deve trovare una modalità che stringa le maglie, come l’ultimo Dpcm, ma in maniera sostenibile".

PIANO VACCINALE - "Ad oggi i dati delle ricerche ci dicono che siamo certi dei risultati della vaccinazione anti-Covid con una determinata schedula che indica la necessità di due dosi a una precisa distanza l’una dall’altra. E’ discutibile la scelta di cambiare questo schema. Si potrebbe fare, ma a mio avviso andrebbe valutata questa opzione solo se fosse l’ultima spiaggia" sottolinea Pregliasco che interviene nel dibattito in corso a livello internazionale su ipotetiche strategie per ottimizzare la vaccinazione in tempi di pandemia e forniture limitate.

"E’ chiaro che in una situazione di emergenza, previa rivalutazione, possano esserci schemi diversi, ma non si possono sottovalutare i rischi. Per esempio la singola dose di vaccino protegge meno e potrebbe indurre varianti. Insomma", evidenzia l’esperto all’Adnkronos Salute, quella di dare a tutti la prima iniezione scudo e ritardare il richiamo "è una via discutibile, ma c’è il rischio di doverla adottare in caso di carenze di forniture o consegne minori del previsto".

Altro nodo delicato è l’opportunità di vaccinare chi si è già ammalato di Covid ed è guarito. "Oltre al fatto che non ci sono dati sulla vaccinazione di chi ha già contratto il virus", secondo Pregliasco, "è senz’altro preferibile dare la precedenza a chi non ha mai incontrato Sars-CoV-2 e resta ancora esposto, piuttosto che dare subito un ’booster’, un rinforzo dell’immunità, a chi già ha magari anticorpi protettivi". Però, aggiunge l’esperto, "la selezione fra Covid free e non è complessa, e diventerà difficile fare questa scrematura quando la campagna vaccinale sarà a livello di popolazione generale".

"Come fai a dire tu sì e tu no?", ragiona Pregliasco. "Andrebbero peraltro fatti esami per capire anche che livello di immunità hanno le persone che sono guarite e che si sceglie di non vaccinare. A livello ospedaliero sarebbe più facile e anche noi abbiamo vaccinato per ultimo chi aveva fatto la malattia".

"Un’operazione simile, di indagare sulla presenza di un’infezione pregressa prima del vaccino, si fece all’inizio della campagna contro l’epatite B sui sanitari - ricorda il virologo - anche per confermare che non ci fossero problemi a vaccinare chi già aveva avuto il virus. Succedeva a fine anni ’80-inizio anni ’90. Ma, anche lì, per velocizzare la copertura della popolazione si abbandonò".

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